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	<description>Francesca Romana Capone</description>
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		<title>Verità, sincerità, cronaca</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 19:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi la possiede, davvero, la verità? Chi può farsi baluardo della verità o anche solo di &#8220;una&#8221; verità? Può la mia verità coincidere con quella di un altro? Domande che evitiamo di porci esplicitamente ma che ci guidano nel nostro quotidiano.  E&#8217; più &#8220;vera&#8221; la verità della maestra o quella di Andrea? La mia visione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi la possiede, davvero, la verità? Chi può farsi baluardo della verità o anche solo di &#8220;una&#8221; verità? Può la mia verità coincidere con quella di un altro? Domande che evitiamo di porci esplicitamente ma che ci guidano nel nostro quotidiano.  E&#8217; più &#8220;vera&#8221; la verità della maestra o quella di Andrea? La mia visione di una lite o quella del mio antagonista? Come fare pace con l&#8217;idea che, magari, sono entrambe verità? E non si corre il rischio di cadere in uno sterile e troppo comodo relativismo?</p>
<p><span id="more-978"></span>Senza alcuna pretesa di completezza e nemmeno di coerenza, butto giù qualche riflessione che, in questi ultimi giorni, si è condensata. A partire da un dato di fatto: detesto chi si trincera dietro un poco onesto &#8220;non si può giudicare niente e nessuno&#8221;. Giudichiamo tutti, sempre. E abbiamo bisogno delle nostre verità per orientarci nel labirinto della vita. Quindi il punto non è se sia lecito o meno formarsi una propria verità, quanto che consistenza deve avere, di cosa deve essere costituita per evitarci madornali errori di giudizio.</p>
<p>Qualcuno crede nella Verità con la maiuscola. A me quelli così fanno paura. Perché in nome della verità assoluta tutto diventa lecito, e niente che sia anche appena sotto quella soglia è più accettabile. Sono i fanatici: religiosi, politici, di ogni tipo. Ma sono anche coloro che, in nome della propria verità, passano come schiacciasassi sulla vita altrui. Dall&#8217;altro capo di questo arco ideale ci sono quelli che non riconoscono alcun valore alla verità, quelli che pensano che tutto possa e debba essere equivalente, quelli che in nome di questo credo mancano altrettanto di rispetto alle verità altrui.</p>
<p>Negli anni, ho maturato un&#8217;idea di verità molto lontana dagli estremismi dell&#8217;adolescenza. Da granitico che era, il concetto si è fatto di una pasta più malleabile, ma non per questo meno concreta. Esistono verità superficiali, che si riassumono in cronaca. Il mero specchio dei fatti. Eppure come si trasformano, anche i fatti, negli occhi di testimoni diversi! Si può essere sinceri andando contro questa verità-cronaca: i ricordi, la memoria, la vista stessa possono ingannare. Posso essere certo di ciò che dico e scoprire che quella che nella mia mente è una verità, nella realtà ha avuto uno sviluppo diverso.</p>
<p>Se, poi, dalla cronaca scendo al livello emotivo, profondo, ecco che le cose si ingarbugliano ancora. Posso trovare &#8211; e trovo! &#8211; molta più verità in un romanzo dichiaratamente di finzione che in un articolo di cronaca sul giornale. Perché la cronaca non risponde alla nostra esigenza di verità, che è assai più complessa. E non è detto che passi, la verità, per la sincerità assoluta. Se fossimo sempre e soltanto trasparenti sui nostri sentimenti verso le persone che amiamo, le distruggeremmo. La verità implica anche senso di responsabilità nel dosare il detto e non detto.</p>
<p>Io su questo ci ho scritto un libro, non a caso. Perché, appunto, a volte il non detto è prezioso quanto e più del detto. Perché so che non vorrei conoscere alcune verità-cronache, così come non vorrei raccontarne di mie. Perché ritengo prezioso quello spazio di silenzio che ognuno deve avere per filtrare nella coscienza e attraverso il senso di responsabilità le verità da condividere.</p>
<p>Quando studiavo filosofia, mi colpì molto l&#8217;idea greca della verità come svelamento. Nella parola &#8220;aletheia&#8221; è presente l&#8217;oblio: la verità è un processo di lenta uscita dal nascondiglio. E, forse, una parte di ombra resta sempre a chiaroscurare la verità. In questa idea di verità non assoluta ma comunque presente, non &#8220;completa&#8221; ma comunque profonda, riconosco davvero il valore di guida. Perché presuppone un impegno nella ricerca, una responsabilità nel trarre alla luce, una forza nel condividere. Senza credere nel fanatico assoluto né cedere al consolatorio relativo.</p>
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		<title>Le pagine del 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 12:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ormai da tradizione, dedico il primo post dell&#8217;anno ai libri che mi hanno fatto compagnia nei passati 365 giorni. Un piccolo esercizio annuale che mi ritrae come una fotografia: interessi, inclinazioni, innamoramenti e delusioni. Libri che mi hanno accompagnato in un periodo difficilissimo e che, in qualche modo, ne recano traccia. Pagine come zattere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ormai da tradizione, dedico il primo post dell&#8217;anno ai libri che mi hanno fatto compagnia nei passati 365 giorni. Un piccolo esercizio annuale che mi ritrae come una fotografia: interessi, inclinazioni, innamoramenti e delusioni. Libri che mi hanno accompagnato in un periodo difficilissimo e che, in qualche modo, ne recano traccia. Pagine come zattere, spesso, per tenersi a galla. Ma anche porte per la speranza che, comunque, non mi abbandona e che ha rasserenato il cielo degli ultimi mesi.</p>
<p><span id="more-974"></span>E allora riprendo il gioco dai numeri. Nel 2011 ho letto &#8220;solo&#8221; 91 libri rispetto ai 118 del 2010, ma il totale delle pagine è di 34.026: circa 1.500 in più dell&#8217;anno prima. Quindi 7,5 libri al mese e circa 93 pagine al giorno. Insomma, il mio ritmo di lettura si mantiene &#8211; pare &#8211; costante, nonostante i salti mortali per il tempo che non basta mai. Anche nel 2011 le letture sono state eterogenee, ma forse posso indicare due punti di concentrazione: alcuni grandissimi classici e, per altro verso, testi di letteratura o saggistica araba dovuti all&#8217;approccio con questa nuova lingua. Seguono le mie personalissime e totalmente arbitrarie segnalazioni, divise per altrettanto arbitrarie categorie.</p>
<h2>Narrativa</h2>
<p><strong><em>Classici</em></strong></p>
<p>Ebbene sì, ho finalmente letto <strong><em>Ulisse</em></strong> di Joyce. E mi sono chiesta perché avessi aspettato tanto: è un romanzo nel quale c&#8217;è tutto se solo si apre la mente e ci si fa possedere dalla lettura come ci si abbandona quando si fa l&#8217;amore. Con la stessa sensualità ed eccitazione e piacere e voglia che non finisca mai. E poi ho riletto la <strong><em>Recherche</em></strong> di Proust, nella traduzione di Raboni: come ho scritto altrove, leggere Proust è come guardare un immenso monumento attraverso una lente di ingrandimento: accumuliamo frammenti su frammenti &#8211; un fregio, la voluta di un capitello, una guglia &#8211; prima che ci appaia davanti agli occhi la maestà dell&#8217;opera completa, conclusa. Sono testi diversissimi, questi. Eppure hanno segnato la stessa epoca; l&#8217;hanno letta, guardata, interpretata e servita alla tavola dei lettori contemporanei e futuri con sapori forti che raramente ritornano.</p>
<p><strong><em>Italiana</em></strong></p>
<p>Sbirciando tra le letture cui ho assegnato 5 stelle (valutazione massima su Anobii), mi accorgo della latitanza di autori italiani contemporanei, con una sola eccezione: Ermanno Cavazzoni e la sua <strong><em>Guida agli animali fantastici.</em></strong> Libro stralunato e poetico, gioiello di leggerezza e amore per la parola letteraria. Tutt&#8217;altro segno porta la lettura eccessiva e urticante de <strong><em>La pelle</em></strong> di Curzio Malaparte, inno di amore e odio verso Napoli, l&#8217;America, l&#8217;umanità. E che dire del magma che compone le pagine di <strong><em>Petrolio</em></strong> di Pasolini? Una totale decostruzione del romanzo nell&#8217;utopia di un dialogo infinito tra autore, opera e lettore. Infine, la sorpresa da 1 euro a Porta Portese: <strong><em>Un amore</em></strong> di Buzzati. Libro sorprendente per lucidità di analisi di un sentimento asimmetrico, ma anche per l&#8217;uso della lingua e la costruzione narrativa.</p>
<p><strong><em>Straniera</em></strong></p>
<p>La narrativa straniera è quella che quest&#8217;anno mi ha riservato le più grandi emozioni. Ho letto almeno quattro libri che resteranno tra quelli più cari, oltre ad altre notevoli prove. L&#8217;immenso <strong><em>Vita e destino</em></strong> di Vasilij Grossmann, autentico &#8220;Guerra e Pace&#8221; del Novecento, affresco storico e riflessione profonda sulla libertà come cifra caratteristica dell&#8217;essere umano. Raccontando la battaglia di Stalingrado, Grossmann dipinge la Storia maiuscola e le minuscole storie individuali e, soprattutto, cuce i due piani con maestria infinita. Testo diversissimo eppure davvero importante è <strong><em>Il tempo di una canzone</em></strong> di Powers. America: un fisico ebreo fuggito al nazismo e una cantante nera; i loro figli ibridi e gli scontri razziali di un secolo. La fisica non conosce il tempo; la musica è il tempo che si fa visibile, è il passo con cui ogni personaggio percorre il paesaggio temporale. Un altro salto, un testo di nuovo completamente diverso: <strong><em>L&#8217;ultimo samurai</em></strong> di Helen Dewitt. Dichiarazione d&#8217;amore per i diversi, per tutti coloro che sono fuori posto. La forma di questo romanzo è fratta, piena di pieghe nascoste, di circolarità e salti. La scrittura stessa mostra l&#8217;incapacità dei personaggi di stare al loro posto, la forma trasmette questa impossibilità di messa a fuoco. Un ultimo salto, una grandissima sorpresa. <strong><em>Mappe per amanti smarriti</em></strong> di Nadeem Aslam racconta lo spaesamento di una comunità immigrata, la lacerante frattura tra le culture diverse, la ricerca individuale di un briciolo di felicità spesso illusorio o maledettamente caro, tanto caro da richiedere la vita in cambio&#8230;</p>
<h2>Saggistica</h2>
<p><strong><em>Scienza</em></strong></p>
<p>Più di un titolo da segnalare tra quelli letti durante il 2011. Comincio dal monumentale lavoro di Lucio Russo ed Emanuela Santoni <strong><em>Ingegni minuti</em></strong>, una storia della scienza in Italia dal XIII secolo ai giorni nostri. Come spesso capita con i libri di Russo, molti pregiudizi sono rovesciati e il punto di vista è inedito e &#8220;eretico&#8221;. Ma soprattutto, la storia diviene strumento di lettura e critica del presente. Sempre di Russo, il bellissimo <strong><em>La cultura componibile</em></strong>, pamphlet appassionato che denuncia la perdita di una cultura condivisa, di un insieme di conoscenze comuni che oggi si è sgretolato a favore, da un lato, dell&#8217;iperspecialismo e, dall&#8217;altro, della superficialità della divulgazione. Segnalo, infine, un&#8217;altra opera storica di grande respiro: la <strong><em>Storia della scienza araba</em></strong> di Ahmed Djebbar. Oltre a tracciare un&#8217;efficace sintesi del contributo della civiltà islamica al pensiero scientifico, il testo ne offre una possibile chiave interpretativa: il processo di autofondazione culturale determinato dall&#8217;espansione islamica avrebbe creato il sostrato ideale per lo sviluppo della mentalità scientifica.</p>
<p><strong><em>Storia</em></strong></p>
<p>Anche in questo campo, indicazioni eterogenee, a partire dalla monumentale <strong><em>Storia della rivoluzione russa</em></strong> di Trotskij. Testo forse datato e &#8220;non oggettivo&#8221;, ma che ha il pregio di mettere in luce come la rivoluzione sia un&#8217;orchestra che nulla ha a che fare con il presunto spontaneismo delle rivolte &#8216;dal basso&#8217;. C&#8217;è anche un motivo soggettivo per cui lo segnalo: è il libro che stavo leggendo nei giorni della morte di mio padre, l&#8217;ultimo del quale abbiamo parlato insieme&#8230; Impeccabile anche sotto il profilo metodologico, nonché appassionato e appassionante, <strong><em>La biblioteca scomparsa</em></strong> di Canfora, che ricostruisce le vicende della grande biblioteca di Alessandria. Per certi versi più narrativo e immaginifico che strettamente storico, <strong><em>L&#8217;autunno del Medioevo</em></strong> di Huizinga: un grande arazzo fiammingo, un&#8217;opera fortemente visiva e suggestiva che, della corte borgognona del Quattrocento, restituisce soprattutto le &#8220;forme&#8221;. Concludo con un testo che, a rigore, è narrativo: <strong><em>Europeana</em></strong> del polacco Ourednik. Nell&#8217;apparente forma sistematica di un dizionario enciclopedico, l&#8217;autore raccoglie i detriti dei nostri ricordi sparsi tra le città e i campi di battaglia dell&#8217;Europa, e ci racconta di nuovo il vecchio XX secolo.</p>
<p><strong><em>Filosofia</em></strong></p>
<p>Anno di classici anche in questo settore: finalmente ho espugnato i <strong><em>Saggi</em></strong> di Montaigne. Del testo mi è rimasto soprattutto il rapporto dell&#8217;autore con i libri altrui: li ruba, li elabora, li digerisce fino a renderli suoi, senza alcuna sottomissione all&#8217;autorità, con il puro gusto della lettura come piacere, come ricerca di consonanze con la propria vita. Per la serie: ginnastica per la mente, il <strong><em>Discorso sul metodo</em></strong> di Cartesio. Infine, letto per motivi di &#8216;lavoro&#8217; ma apprezzato nello sforzo di rendere comprensibile l&#8217;utilità della scienza a molti, <strong><em>Essai philosophique sur les probabilités </em></strong>di Laplace.</p>
<p><strong><em>Lingue</em></strong></p>
<p>Come detto sopra, il 2011 è stato anche l&#8217;anno in cui ho iniziato a studiare l&#8217;arabo e voglio qui segnalare due testi. Il primo è un &#8216;antico&#8217; libro di grammatica (risale al 1937): <strong><em>Grammatica teorico-pratica della lingua araba</em></strong> di Laura Veccia Vaglieri. Per me, l&#8217;approccio ideale &#8211; sistematico e formale &#8211; allo studio di una nuova lingua. Bellissimo e di grande utilità <strong><em>La lingua araba</em></strong> di Mion, introduzione storica, culturale e ad ampio spettro a questa lingua complessa e particolare (parlo, ovviamente, dell&#8217;arabo classico).</p>
<h2>Graphic novel e fumetti</h2>
<p>Premesso che il genere mi interessa molto poco, quest&#8217;anno ho letto due titoli che mi sono invece piaciuti moltissimo. In <strong><em>Watchmen</em></strong> di Moore e Gibson il mito americano dei supereroi si umanizza nel contesto di una costruzione raffinata e completa, che tiene insieme il gusto avventuroso del fumetto, l&#8217;inquietudine della narrativa contemporanea, lo sguardo dello storico e quello immaginifico dello scrittore di fantascienza. Straordinario soprattutto sotto il profilo visivo, <strong><em>Habibi</em></strong> di Craig Thompson, con un&#8217;immersione nell&#8217;immaginario arabo che incanta nonostante alcune ingenuità della trama. Si tratta, inoltre, di un bellissimo &#8220;oggetto-libro&#8221;, uno di quelli che, in e-book, non sarà mai la stessa cosa!</p>
<h2>La galleria degli orrori</h2>
<p>Sono fiera di me: quest&#8217;anno ho letto un solo libro al quale ho attribuito il voto più basso. E l&#8217;ho fatto per &#8216;scommessa&#8217; con amici lettori di qualità. Ebbene sì, sono riuscita a leggere integralmente <strong><em>Il labirinto femminile</em></strong> di Alfonso Marra, opera tra le più insulse e pretenziose che si possano immaginare. Storia di amore malato via sms chilometrici e di congiure planetarie, roba veramente da non credersi! Come ho scritto a suo tempo, aborro il trash, ma qui rasentiamo il sublime&#8230;</p>
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		<title>Un albero da sfogliare</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 22:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ogni anno, ho aspettato l&#8217;8 dicembre per fare l&#8217;albero di Natale, approfittando della &#8220;scusa&#8221; di doverlo fare per Andrea. In realtà è una cosa che mi è sempre piaciuta moltissimo; un&#8217;occasione per fare qualcosa con le nostre mani e per inventare, ancora una volta, un nuovo modo di guardare al Natale. Stamattina, con Irene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni anno, ho aspettato l&#8217;8 dicembre per fare l&#8217;albero di Natale, approfittando della &#8220;scusa&#8221; di doverlo fare per Andrea. In realtà è una cosa che mi è sempre piaciuta moltissimo; un&#8217;occasione per fare qualcosa con le nostre mani e per inventare, ancora una volta, un nuovo modo di guardare al Natale.</p>
<p><span id="more-964"></span>Stamattina, con Irene e Andrea, siamo andati a visitare &#8220;Più libri più liberi&#8221;, l&#8217;annuale fiera della piccola e media editoria che si tiene a Roma. In macchina abbiamo chiesto al piccolo come avrebbe voluto decorare l&#8217;albero: &#8220;Con i libri!&#8221; &#8211; ha risposto deciso. A partire da questa sua idea, abbiamo pensato di costruire tanti piccoli finti libri con carta riciclata da appendere ai rami dell&#8217;albero di legno svedese.</p>
<p>Anche <a href="http://www.francescaromanacapone.it/archives/664">l&#8217;anno scorso</a> la visita alla fiera era servita come spunto: avevamo infatti appeso all&#8217;albero decine di segnalibri di ogni forma e colore. E in fondo per me non ci potrebbe essere niente di più bello e più beneaugurante di un albero ispirato ai libri, alla lettura, alla scrittura.</p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0293.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-965" title="IMG_0293" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0293-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a>Così alla fiera ci siamo appropriati di quanti più cataloghi possibile, soprattutto delle case editrici per bambini che hanno volumi con copertine illustrate e colorate. A casa, abbiamo ritagliato moltissime piccole copertine di vari formati: classiche, quadrate, allungate, rotonde&#8230; Ognuna è stata applicata su un finto libricino ricavato da altri fogli di scarto. Ciascun libricino, a sua volta, è stato appeso all&#8217;albero con fili di lana colorata.</p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0288.jpg"><img class="size-medium wp-image-966 alignleft" title="IMG_0288" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0288-223x300.jpg" alt="" width="134" height="180" /></a>Abbiamo passato il pomeriggio in mezzo a ritagli di carta, ridendo come scemi, tagliando, spillando, annodando. Il risultato ci piace moltissimo, forse anche più di quello dello scorso anno! E come sempre, quando rimetto mano a questo vecchio cimelio svedese, mi tornano in mente i natali di quando ero bambina e, con mio padre, inventavamo le cose più strane pur di non piegarci alla banalità della palla dorata.</p>
<p>Quest&#8217;anno mio padre non c&#8217;è più, e per quanto ci giriamo intorno, tutti noi di famiglia temiamo un po&#8217; il peso della sua assenza. Ma quando mi ritrovo a compiere gesti più o meno quotidiani &#8211; scherzare, cucinare, decorare l&#8217;albero &#8211; che me lo ricordano e me lo riportano così com&#8217;era, sento la sua presenza come una parte gioiosa di me, e credo che non ci sia modo migliore di farlo continuare a vivere.</p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0294.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-967" title="IMG_0294" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0294-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a>Andrea ha anche scritto la sua lettera a Babbo Natale, chiedendo cose ovvie e cose assurde, come al suo solito. Ci crede ancora? Non so, certo gli piace illudersi che esista. E forse si diverte all&#8217;idea di quel vecchio barbuto che, disperato, va in cerca nel suo magazzino di &#8220;un acquario giocattolo con le civette delle nevi&#8221;. Senza dimenticarsi &#8220;un&#8217;agenda per scrivere le mie idee per far l&#8217;albero di Natale&#8221;.</p>
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		<title>Nebbia a Venezia</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 15:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aria lattiginosa e gelida, dita umide che si insinuano in ogni fessura dei vestiti, edifici che sfumano nel cielo come disegni a pastello su cui si passa un dito. Venezia in autunno, avvolta in questo bianco silenzioso e disertata dai turisti, è un regalo insperato e prezioso per un fine settimana di solitudine accogliente. Parentesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aria lattiginosa e gelida, dita umide che si insinuano in ogni fessura dei vestiti, edifici che sfumano nel cielo come disegni a pastello su cui si passa un dito. Venezia in autunno, avvolta in questo bianco silenzioso e disertata dai turisti, è un regalo insperato e prezioso per un fine settimana di solitudine accogliente. Parentesi candida entro giornate frenetiche come girandole; passi che rincorrono passi in ore senza tempo.</p>
<p><span id="more-952"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/IMG_01751.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-954" title="IMG_0175" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/IMG_01751-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a>Una giornata di interminabile vagabondaggio. I pochi turisti lasciati a sfarinarsi alle mie spalle intorno alla stazione, ho piegato verso il Ghetto e mi sono lasciata trasportare dalle mie gambe in un lunghissimo andirivieni tra calli e campi e campielli, tra canali color petrolio e palazzi diroccati che franano nell&#8217;acqua che li rispecchia già a brandelli. Tanti i cul de sac, le calli che finiscono contro un muro o in tre gradini sul canale. Giardini dietro grate di metallo mangiato dalla ruggine, alberi spogli ma carichi di arance.</p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/IMG_0203.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-955" title="IMG_0203" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/IMG_0203-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a>E il silenzio. Qui ti accorgi di quanto le macchine siano ormai un sottofondo costante: le orecchie quasi ronzano per l&#8217;assenza. Pochi tacchi a battere il selciato di Cannaregio, veneziani per lo più. Chi a far la spesa, chi a portare fuori il cane, i bambini a uscire correndo dalle scuole inondando ponticelli e rive. Fino a uscire sulla laguna inghiottita dalla nebbia, dove l&#8217;isola di San Michele con i cipressi del cimitero si dissolve tra acqua e cielo. E ancora i piedi a portarmi via verso l&#8217;arsenale, verso l&#8217;Isola di San Pietro deserta con i suoi filari di alberi neri e le sue panchine rosso fuoco.</p>
<p>La cena regala sapori speciali: il fegato bruno e la cipolla bionda, la farina gialla striata di nero della polenta alla griglia, l&#8217;amarognolo delle &#8220;castraùre&#8221; &#8211; carciofini teneri e saporiti. E un buon bicchiere di Refosco a scaldare lo stomaco e le membra indolenzite dal tanto camminare. La notte è piena di sonno e vuota di sogni, carica di stanchezza del corpo e appagamento degli occhi.</p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/IMG_0207.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-956" title="IMG_0207" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/IMG_0207-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a>Ho ancora un buon pezzo di giornata per perdermi nel Palazzo Ducale, al museo Correr, alla biblioteca Marciana e a San Marco. Anche qui i turisti non sono molti: li vedi solo quando sei intruppato dentro la sfavillante basilica, la tua voglia di scordare il mondo per un&#8217;ora spintonata da giapponesi urlacchianti, tedeschi corpulenti, bambini frignanti. Davvero difficile immergersi in questo spazio architettonico magico, sottolineato dalla luce dei mosaici e dalle geometrie infinite dei pavimenti marmorei. Ma dov&#8217;erano tutte queste persone prima? Palazzo e musei attraversati quasi in solitaria, con lunghe soste di fronte ai pezzi del Bellini, ai teleri di Tintoretto, alla minuscola pietà di Cosmè Tura del museo Correr, dirompente per forza ed espressione.</p>
<p>Verso la stazione, di nuovo calli desolate, campi metafisici nella loro solitudine, canali opachi e maleodoranti che, piano piano, mangeranno questa città meravigliosamente decadente. Novembre a Venezia, con la nebbia. Un regalo insperato.</p>
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		<title>Il tramonto del bunga-bunga</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 09:25:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ci ho creduto finché non è arrivato il comunicato ufficiale: Berlusconi ha rassegnato le dimissioni. Non ci ho creduto nonostante i visi delle migliaia di persone in piazza, in attesa della fine di questo nuovo ventennio. Non ci ho creduto neanche guardando la sua faccia sfatta, il cerone insufficiente a nascondere la tragedia di un uomo di spettacolo che finisce pubblicamente nel fango. Non ci ho creduto anche se la UE e le agenzie di rating hanno fatto pesantemente irruzione nella nostra politica, scompaginando le carte in tavola. E invece è successo: ha dato le dimissioni, una stagione si è chiusa anche se, probabilmente, la pagheremo ancora a lungo.</p>
<p><span id="more-948"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/tramonto-b.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-949" title="tramonto b" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/tramonto-b-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Non sono tra gli entusiasti di Mario Monti. I nomi che girano per il possibile nuovo esecutivo non mi fanno impazzire. Né tanto meno mi piacciono le misure delle quali si parla. Non mi piace che a decidere siano stati, alla fin fine, i mercati, mentre il torpido elettorato di questo paese si trascinava nel suo stato anestetizzato e felice. Non sono contenta che sia un governo tecnico a rimettere mano alla legge elettorale, la cui forma ha comunque effetti notevoli sul tipo di democrazia che potrà uscire dalle urne. Mi disgusta certa parte dell&#8217;opposizione che oggi fa finta di raccogliere i frutti di anni di assoluta inerzia, in cui il Parlamento si è trasformato in un circo o in una sala bingo, offrendo uno spettacolo di raro squallore.</p>
<p>Ma. Pur sapendo che ancora non è scongiurato il disastro, che pagheremo come sempre sulla pelle dei più deboli, che ci troveremo il rettore della Cattolica come ministro dell&#8217;istruzione e altre amenità del genere&#8230; Pur sapendo tutto questo, l&#8217;idea di aver archiviato il bunga-bunga, la carriera delle donne ridotta alla prostituzione, l&#8217;immagine del paese consegnata a corna e barzellette, il regime delle televisioni e dell&#8217;immagine&#8230; Tutto questo mi sembra comunque un passo avanti.</p>
<p>L&#8217;importante è provare a guardare questo momento come un inizio e non (solo) come una tragicomica fine.</p>
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