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	<description>Francesca Romana Capone</description>
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		<title>Il testimone</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 14:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha le rughe di un vecchio. Di uno di quei vecchi belli ed espressivi: ogni ruga un&#8217;esperienza, una strada scavata dalla vita nel molle della carne. Sono pieghe che nascondono segreti, giorni passati o solo immaginati, raccolti qui, in queste vene scure d&#8217;ombra e placate. Non ha bisogno di parlare. Le sue parole sono i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Ha le rughe di un vecchio. Di uno di quei vecchi belli ed espressivi: ogni ruga un&#8217;esperienza, una strada scavata dalla vita nel molle della carne. Sono pieghe che nascondono segreti, giorni passati o solo immaginati, raccolti qui, in queste vene scure d&#8217;ombra e placate. Non ha bisogno di parlare. Le sue parole sono i nodi e i gorghi che accidentano la superficie.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-411"></span></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/albero.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-412" title="albero" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/albero-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Eppure queste increspature sanno di slancio, di un corpo che si raccoglie prima dello scatto, come quello di un felino. Verso l&#8217;alto, dritto, senza esitazione. Resta impresso sull&#8217;obiettivo il quieto paradosso: l&#8217;aspirazione verticale e la curva rassegnata che cerca riposo nella terra.</p>
<p style="text-align: left;">Il moto grigio ricorda sassi scagliati da un ponte in un fiume urbano. Onde di mare invernale, rabbioso e in disordine. E quella collana di foglie è processione di imbarcazioni da pesca, gusci leggeri e colorati carichi di reti indurite dal sale di mare insulare. Il muschio è spuma, vibrare leggero di pesci appena sotto il pelo dell&#8217;acqua.</p>
<p style="text-align: left;">Sul fondo del mare c&#8217;è un mostro. Ha il viso nodoso, i tentacoli distesi e la bocca in procinto di aprirsi. L&#8217;acqua gorgoglia intorno, risucchiata da labbra di pesce.  E se si rovescia &#8211; il mare, dico &#8211; si fa cielo. Frastuono di nubi scomposte, vortice di vento a sollevare fogli di giornale.</p>
<p style="text-align: left;">E il manto di foglie rosso cupo è luce di tramonto, soffondere del sole che va a dormire sfiorando le spalle al secolare testimone del tempo.</p>
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		<title>Il sangue dei carnefici</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 11:21:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
				<category><![CDATA[miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[In questi giorni sto leggendo, con grande sofferenza, La banalità del male della Arendt. Non è lettura semplice proprio perché scevra da qualsiasi indulgenza all&#8217;emotività. La burocrazia dell&#8217;orrore è allora lì, presente, vera e nemmeno troppo lontana da tante disumanità contemporanee.

Ecco, mentre sono aggredita dai brividi di questa discesa all&#8217;inferno così &#8220;quotidiana&#8221;, mi sono imbattuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni sto leggendo, con grande sofferenza, <em>La banalità del male</em> della Arendt. Non è lettura semplice proprio perché scevra da qualsiasi indulgenza all&#8217;emotività. La burocrazia dell&#8217;orrore è allora lì, presente, vera e nemmeno troppo lontana da tante disumanità contemporanee.</p>
<p><span id="more-407"></span></p>
<p>Ecco, mentre sono aggredita dai brividi di questa discesa all&#8217;inferno così &#8220;quotidiana&#8221;, mi sono imbattuta in un <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/01/news/nipote_goering-2473967/">articolo</a> che mi ha gelato il sangue. Un regista israeliano, Chanoch Zeevi, ha realizzato un documentario dal titolo &#8220;I bambini di Hitler&#8221;, intervistando i discendenti dei nazisti.</p>
<p>Tra le storie riportate nell&#8217;articolo, quella che mi ha sconvolta riguarda la pronipote di Goering, Bettina, che, stando a quanto riportato dal giornalista, avrebbe dichiarato: &#8220;Io e mio fratello ci siamo fatti sterilizzare per non creare altri Goering &#8220;.</p>
<p>Ciò che trovo tragico è che questa donna, in qualche modo, si comporti proprio come i nazisti, considerando i suoi geni &#8220;malati&#8221;, temendo di poter trasmettere ai suoi figli la mostruosità dell&#8217;avo. Proprio come il regime hitleriano ha ritenuto di dover sterilizzare i malati di mente, depurare il Reich dal sangue ebraico, eliminare gli omosessuali.</p>
<p>Per fortuna non manca un accenno a una storia ben altrimenti significativa. Katrin Himmler, pronipote del capo delle SS Heinrich Himmler, sposata con un ebreo figlio di un sopravvissuto all&#8217;Olocausto. &#8220;Non ho mai avuto paura del fatto che il sangue malvagio di Heinrich scorra nelle mie vene, un giorno racconterò a mio figlio tutta la storia&#8221;.</p>
<p>Perché è troppo facile dare la colpa al sangue. Come sapeva bene anche la Arendt.</p>
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		<title>La scienza che canta</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 13:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
				<category><![CDATA[miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Di iniziative per divulgare il pensiero scientifico ce ne sono molte, spesso discutibili. Questa invece, che si affida alla musica, mi sembra molto carina. Il giovane musicista John Boswell, attraverso il sito www.symphonyofscience.com, propone video costruiti rielaborando discorsi di noti scienziati.
Bella anche l&#8217;idea di accompagnare i video con le immagini degli autori e con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Di iniziative per divulgare il pensiero scientifico ce ne sono molte, spesso discutibili. Questa invece, che si affida alla musica, mi sembra molto carina. Il giovane musicista John Boswell, attraverso il sito <a href="http://www.symphonyofscience.com/">www.symphonyofscience.com</a>, propone video costruiti rielaborando discorsi di noti scienziati.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-404"></span>Bella anche l&#8217;idea di accompagnare i video con le immagini degli autori e con la trascrizione dei testi. E poi insomma, io ho sentito quello che metto qui e mi è piaciuto un sacco. Sì, lo so, notoriamente non capisco nulla di musica. Ma l&#8217;ho trovato comunque piacevole da canticchiare e bello dal punto di vista visivo.</p>
<p style="text-align: left;">E bella la metafora della scienza come &#8220;poesia della realtà&#8221;. Eccolo qui.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=9Cd36WJ79z4">Symphony of Science &#8211; The Poetry of Reality (An Anthem for Science)</a></p>
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		<title>La prima cosa bella</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 14:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
				<category><![CDATA[miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[mumble mumble]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>

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		<description><![CDATA[In macchina ci sono quattro persone, due uomini e due donne. Si va dai miei 35 anni a quasi il doppio dell&#8217;età. Una delle donne sono io, uno degli uomini ha visto il film di Virzì. Dice &#8220;qual è la prima cosa bella?&#8221; E subito si risponde, in coro con l&#8217;altro &#8220;la mamma&#8221;. Dai sedili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">In macchina ci sono quattro persone, due uomini e due donne. Si va dai miei 35 anni a quasi il doppio dell&#8217;età. Una delle donne sono io, uno degli uomini ha visto il film di Virzì. Dice &#8220;qual è la prima cosa bella?&#8221; E subito si risponde, in coro con l&#8217;altro &#8220;la mamma&#8221;. Dai sedili posteriori, io e l&#8217;altra donna diamo, all&#8217;unisono, un&#8217;altra risposta: &#8220;la prima volta!&#8221;</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-401"></span></p>
<p style="text-align: left;">Ora, non è che quattro persone possano far media. Specie queste quattro, così diverse tra loro e rispetto ad altri. Però insomma, a me questa cosa ha dato da pensare. Tutti pronti nella risposta. Tutti certi che fosse scontata. Nettamente separati uomini da donne.</p>
<p style="text-align: left;">Ci siamo fatti una risata, ma un piccolo tarlo mi resta. Però vabbè, a me tutto sommato non va male. Come donna e come mamma di un figlio maschio!</p>
<p style="text-align: left;">
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		<title>Odore di carta</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 08:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo fine settimana di riposo odora di carta. Delle pagine del libro che ho finito, di quello nuovo inaugurato e già piuttosto in là. Delle bellissime edizioni che ho comprato stamattina a Porta Portese, dandomi un&#8217;ora per spulciare la bancarella scoperta oggi.

E carta del mio, di libro. Stampato tempo fa, ne scorro le pagine con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Questo fine settimana di riposo odora di carta. Delle pagine del libro che ho finito, di quello nuovo inaugurato e già piuttosto in là. Delle bellissime edizioni che ho comprato stamattina a Porta Portese, dandomi un&#8217;ora per spulciare la bancarella scoperta oggi.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-398"></span></p>
<p style="text-align: left;">E carta del mio, di libro. Stampato tempo fa, ne scorro le pagine con quella strana sensazione di estraneità. L&#8217;ho scritto io? Così pare. E dovrò trovare un modo per continuarlo, portarlo in braccio fino alla sua fine. Esaltazione, anche. Belle queste parole, questa storia. Mie, mia. Ho tempo per respingerlo: sarà alla fine.</p>
<p style="text-align: left;">C&#8217;è il sole. Ho davanti ancora una manciata di ore solitarie. Immersa nell&#8217;odore della carta, mentre tocco, sfioro, leggo, annuso. Sistemerò i libri finiti, metterò quelli da leggere sulla piccola mensola accanto al letto. Quella che si finge un libro, comprata pochi mesi fa in un negozio chiccoso di Genova.</p>
<p style="text-align: left;">Mi piace avere questa pila sospesa sulla testa. Che sembra librarsi senza alcun sostegno, tenersi in alto per aspettare il turno di calarsi giù, penetrare dagli occhi, sedersi nella mente e sullo stomaco. Mi fa caldo e compagnia con i suoi colori eterogeneri, mischiati casualmente come un mazzo di carte. Edizioni nuovissime ed economiche, testi degli anni &#8216;40, come <em>L&#8217;Isola del tesoro</em> tradotto da Jahier, prima edizione Einaudi 1943, scovata stamattina.</p>
<p style="text-align: left;">Ciascun libro è un racconto. No, almeno due. È ciò che contiene. Ed è ciò che parla solo a me, la sua piccola storia fra le mie mani. Che ha un suo tempo, un suo luogo. E, soprattutto, un suo odore.</p>
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