.: FRC :. Francesca Romana Capone

La mangianza

agosto 15

Per prima cosa corre alla finestra. Guarda corrucciato le nuvole finché non individua una striscia di sereno laggiù, dove c’è il mare. Allora sorride, Andrea, eccitato e felice, perché l’avventura sta per cominciare. Andiamo in barca, a pesca. La prima volta per lui: gioia e timore si mischiano nella sua irrequietezza.

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Signori

luglio 30

Come diceva Totò “Signori si nasce, e io lo nacqui, modestamente”. E lo ‘nacquero’ anche molti dei nostri politici di centro (?) destra, come stanno ampiamente dimostrando in occasione delle purghe nel PDL. Non ho intenzione di entrare nel merito del dibattito politico: non è questa la sede e non sono io la persona che può farlo. Voglio solo riportare due espressioni degli uomini che ci governano.

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Esperienza e autobiografia

luglio 24

Mi capita a volte di trovare già espresse le parole che vorrei usare per descrivere la mia scrittura. Una domanda tipica che viene rivolta a tutti coloro che scrivono narrativa è se quanto raccontano sia autobiografico, e fino a qual punto. Ho la mia risposta, che naturalmente non coincide con quella di tutti gli altri scrittori, ma che a volte si affaccia da qualche pagina. Così mi è successo con la premessa al Gattopardo redatta  dal lontano parente e figlioccio dell’autore Gioacchino Lanza Tomasi, nel 1969. In essa si parla, tra l’altro, del rapporto tra esperienza e autobiografia in Tomasi di Lampedusa.

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Istantanee di un’estate

luglio 20

Mi piace ascoltare le storie. Spesso me le raccontano i libri, a volte le persone, ogni tanto un oggetto o un’immagine. Sono incontri casuali che si infilano prepotenti nella mia vita: mi raccontano e raccontano di me. In questi giorni ho trovato due foto. Le ha scattate Francesco Scirè, certamente pensando ad altro. Io ci ho letto l’immagine autentica della mia estate. Read the rest of this entry »

Paziente

luglio 16

Ci sono tre foto nella stanza. La prima rappresenta un prato di fiori selvatici: margherite, papaveri, non ti scordar di me. La seconda è un paesaggio tipico di queste colline: uliveti, campi di grano, valli coltivate. Quella al centro, invece, rappresenta una spiaggia tropicale col suo mare cristallino, la sabbia bianca e le palme.

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Se la scienza chiacchiera con la società

luglio 9

Ho lasciato passare un paio di giorni. Un mucchietto d’ore per far sedimentare questa esperienza. Che, se dovessi riassumerla in un’immagine, è stata una finestra aperta su di un paesaggio marino: aria fresca, vento, colori accesi, movimento. Lo so, non somiglia a una cartolina di Torino. Eppure è a questo che penso.

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Tra ieri e domani

giugno 27

Le belle giornate rischiano di perdersi nel mare di quelle che non riservano sorprese o di quelle tristi e disperate. Eppure sono preziose, costruite da gesti e di niente, arricchite da cieli disordinati, profumate di terra e pioggia recente. Ieri ho passato una bella giornata, e me lo voglio ricordare.

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Il ricatto è servito

giugno 23

Sono giorni che leggo con preoccupazione le vicende che stanno coinvolgendo lo stabilimento Fiat di Pomigliano. Ho voluto, però, aspettare gli esiti del referendum prima di scrivere qualcosa su quella che ritengo una delle più pericolose ipoteche ad un sistema di relazioni industriali vero nel nostro paese. Aggiungo che le mie riflessioni sono, appunto, le mie e non si rifanno a nessun interesse di casta, sia partitica, sia sindacale.

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Adeus Josè

giugno 18

Mi è scesa una lacrima, proprio come fosse un amico. È raro sentire la morte di un personaggio pubblico come una perdita personale. A me è successo, prima, solo per De Andrè. E oggi per lui, per Saramago. Nato il mio stesso giorno di qualche decennio prima, nel paese che amo. Vissuto nell’impegno. Guida letteraria e umana come non ne restano più molte.

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Una storia aspra

giugno 13

Che ci fanno questi monti qui, queste creste taglienti che sembrano impenetrabili e sono invece morse dall’uomo da oltre un millennio? Non è una bellezza amichevole questa delle Alpi Apuane. Maestose e ribelli, guardano il mare da picchi che si alzano vertiginosi, senza dolcezza. E ospitano uomini coriacei come il marmo candido che è la cifra di questo paesaggio, insieme selvaggio e antropizzato.

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