.: FRC :. Francesca Romana Capone

Istantanee di un’estate

luglio 20

Mi piace ascoltare le storie. Spesso me le raccontano i libri, a volte le persone, ogni tanto un oggetto o un’immagine. Sono incontri casuali che si infilano prepotenti nella mia vita: mi raccontano e raccontano di me. In questi giorni ho trovato due foto. Le ha scattate Francesco Scirè, certamente pensando ad altro. Io ci ho letto l’immagine autentica della mia estate. Read the rest of this entry »

Paziente

luglio 16

Ci sono tre foto nella stanza. La prima rappresenta un prato di fiori selvatici: margherite, papaveri, non ti scordar di me. La seconda è un paesaggio tipico di queste colline: uliveti, campi di grano, valli coltivate. Quella al centro, invece, rappresenta una spiaggia tropicale col suo mare cristallino, la sabbia bianca e le palme.

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Se la scienza chiacchiera con la società

luglio 9

Ho lasciato passare un paio di giorni. Un mucchietto d’ore per far sedimentare questa esperienza. Che, se dovessi riassumerla in un’immagine, è stata una finestra aperta su di un paesaggio marino: aria fresca, vento, colori accesi, movimento. Lo so, non somiglia a una cartolina di Torino. Eppure è a questo che penso.

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Tra ieri e domani

giugno 27

Le belle giornate rischiano di perdersi nel mare di quelle che non riservano sorprese o di quelle tristi e disperate. Eppure sono preziose, costruite da gesti e di niente, arricchite da cieli disordinati, profumate di terra e pioggia recente. Ieri ho passato una bella giornata, e me lo voglio ricordare.

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Una storia aspra

giugno 13

Che ci fanno questi monti qui, queste creste taglienti che sembrano impenetrabili e sono invece morse dall’uomo da oltre un millennio? Non è una bellezza amichevole questa delle Alpi Apuane. Maestose e ribelli, guardano il mare da picchi che si alzano vertiginosi, senza dolcezza. E ospitano uomini coriacei come il marmo candido che è la cifra di questo paesaggio, insieme selvaggio e antropizzato.

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Studiare a memoria

aprile 1

Esiste un posto in cui sono raccolti diari, memorie, epistolari della gente qualunque. Un posto dove pagine della quotidianità più elementare, vecchie di cent’anni o fresche di pochi mesi, vengono lette, archiviate, conservate, messe a disposizione di chi in questo paese ha ancora a cuore la memoria. Non molti, a quanto anche le ultime elezioni dimostrano. Ma per loro, l’archivio diaristico nazionale è davvero un posto magico.

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La prima cosa bella

febbraio 25

In macchina ci sono quattro persone, due uomini e due donne. Si va dai miei 35 anni a quasi il doppio dell’età. Una delle donne sono io, uno degli uomini ha visto il film di Virzì. Dice “qual è la prima cosa bella?” E subito si risponde, in coro con l’altro “la mamma”. Dai sedili posteriori, io e l’altra donna diamo, all’unisono, un’altra risposta: “la prima volta!”

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Odore di carta

febbraio 21

Questo fine settimana di riposo odora di carta. Delle pagine del libro che ho finito, di quello nuovo inaugurato e già piuttosto in là. Delle bellissime edizioni che ho comprato stamattina a Porta Portese, dandomi un’ora per spulciare la bancarella scoperta oggi.

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Per la memoria un giorno solo non basta

gennaio 28

” Ill.mo Signor Rettore
della R. Università di Roma
Sono note le mie idee politiche per quanto esse risultino esclusivamente dalla mia condotta nell’ambito parlamentare, la quale è tuttavia insindacabile in forza dell’articolo 51 dello Statuto fondamentale del Regno.
La S.V. comprenderà quindi come io non possa in coscienza aderire all’invito da lei rivoltomi con lettera 18 corrente relativo al giuramento dei professori.

Con osservanza
della S.V. “

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Madeleine

gennaio 24

E poi ho visto i tuoi libri di cucina. Allineati in bell’ordine sulla mensola, i dorsi colorati con tinte che, da sole, invitano all’assaggio. Chissà perché proprio i tuoi libri di cucina, tra tutte le immagini che avrebbero potuto sostenere un ricordo. E il senso di familiarità, di intimità della casa. No, non della casa; di me in quella casa.

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