novembre
21
Aria lattiginosa e gelida, dita umide che si insinuano in ogni fessura dei vestiti, edifici che sfumano nel cielo come disegni a pastello su cui si passa un dito. Venezia in autunno, avvolta in questo bianco silenzioso e disertata dai turisti, è un regalo insperato e prezioso per un fine settimana di solitudine accogliente. Parentesi candida entro giornate frenetiche come girandole; passi che rincorrono passi in ore senza tempo.
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agosto
29
Lo sapevo che non avrei resistito a lungo senza un gatto a far danni per casa. Così venerdì scorso, con Andrea, siamo andati a prendere una micro micina di un mese e mezzo. Femmina, come desiderava lui. E nera, tutta nera, senza nemmeno un pelo bianco. L’abbiamo chiamata Ipazia e ci sembra che il nome le si adatti a meraviglia. Vispissima e coccolona, sta già riempiendo le mie giornate, anche perché abbiamo instaurato un rapporto simile a quello dell’ochetta con Lorenz.
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luglio
27
Semola, il gatto di Sergio, si riposa un minuto di fronte alla finestra della cucina. Lo ospito da dieci giorni, mentre Andrea è al mare col papà. È un gatto rosso di nemmeno un anno, un simpaticissimo terremoto che mette a soqquadro casa ogni notte. E di giorno tenta di venirmi a mangiare dal piatto, allungando in un lampo la zampa e portandosela alla bocca come fosse un cucchiaio.
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luglio
23
Il tempo ha una trama complicata. Non solo nell’immagine che ne dà la scienza, anche nella percezione individuale e quotidiana. Una quarta dimensione dell’esistenza assai meno lineare delle tre dimensioni spaziali, quasi un fazzoletto appallottolato che si ripiega su se stesso in maniera caotica, sovrapponendo passato e futuro in quell’unico punto che ci è dato vivere: il presente.
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maggio
31
Stamattina mi sono aggregata a una lezione particolare: Franco Ghione, con il quale collaboro all’università di Tor Vergata, ha portato i suoi studenti del corso di storia e didattica della matematica alla biblioteca Angelica. Attigua alla chiesa di Sant’Agostino, la biblioteca è attiva dal 1604 ed è stata una delle prime biblioteche aperte al pubblico (non solo religioso) in Europa. Ha un fondo di testi antichi (cioè pubblicati tra il Cinquecento e l’Ottocento) di circa 120.000 volumi, prevalentemente, ma non esclusivamente, relativi alla storia della religione.
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maggio
27
Lo chiamavamo la melanzana. Piccolo di taglia, piuttosto tondo, la coda di appena una decina di centimetri, aveva però il muso più dolce del mondo. Era un gatto buffo, pauroso fino all’inverosimile. Quando lo prendemmo, 14 anni fa, rimase per una settimana sotto un mobile. Usciva di notte per mangiare, mentre di giorno trapelava solo il suo ronfare. Faceva le fusa anche due settimane fa, mentre il veterinario ecografava l’addome.
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maggio
22
Si dice spesso che nei testi di uno scrittore è possibile rintracciare pezzi della sua biografia. Frammenti a volte dispersi, mascherati, altre invece raccontati in esplicita chiave autobiografica. Tracce dell’uomo dietro lo schermo fragile e insuperabile dei libri. E si può fare altrettanto con un lettore? Si può, cioè, disegnare il profilo di un uomo attraverso la sua biblioteca? Ho sempre pensato di sì. Da qui nasce la mia abitudine un po’ nevrotica di andare subito a sbirciare le librerie quando entro per la prima volta in una casa.
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maggio
20
Spesso Andrea, quando non ha un gioco che desidera, lo costruisce. Abbiamo in casa moltissimi “videogiochi”: fogli di carta o cartoncino dove disegna scenari e protagonisti, nonché i pulsanti per muoverli e l’andamento della partita nel tempo. Oppure abbiamo vari robot di cartone, in sostituzione di quelli ben più brutti e costosi in pura plastica. Ieri ha deciso di farsi le carte dei Pokemon: le ha ritagliate nel cartoncino e, con i pennarelli, ci ha disegnato sopra ipotetici mostriciattoli, colpi mortali, numeri di potenza.
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maggio
10
“A me m’ha imparato a magnà li spaghetti Papa Pacelli!” Deborda dalla sedia, scosso da una risata franca. Anticamera del medico, Testaccio. Qui si fanno sempre strani incontri; è facile intercettare storie che si radicano in una Roma non troppo antica, ma già scomparsa. Come quella di Benito, grasso e gioviale vecchietto, e degli spaghetti di Papa Pacelli.
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aprile
10
Di questo fine settimana milanese, graziato da un cielo azzurro poco congruo e da un caldo estivo, mi porterò negli occhi e nel ricordo un quartiere di periferia, uno di quelli cui la deindustrializzazione ha lasciato un silenzio irreale, povere case dignitose, relitti di fabbriche e binari di ferrovie: la Bovisa. Ora so che anche a Milano – città che sempre ho sentito estranea – ho un mio posto, un luogo che mi è entrato dentro.
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