.: FRC :. Francesca Romana Capone

I libri di Andrea

settembre 11

I bambini tendono ad emulare gli adulti. Gli adulti più vicini che hanno sono i genitori. Ecco quindi i tifosi in miniatura, le bimbe con collezioni di scarpe, le finte conversazioni al telefono, le passioni non troppo spontanee per le auto, e così via. Andrea non fa eccezione. E dato che mi vede perennemente impegnata con i libri – a leggerne o a scriverne – questa estate ha iniziato a produrne anche lui.

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Un certo vuoto

settembre 9

Mica facile tornare a respirare. Posare metaforicamente la penna e dire: ecco, è finito. Dopo due anni e mezzo, battere sulla tastiera l’ultima parola del romanzo è come iniettarsi in vena una dose di adrenalina. Oppure estrarsi con una pinza un dente malato: operazione dolorosa, necessaria, che lascia un vuoto.

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Esperienza e autobiografia

luglio 24

Mi capita a volte di trovare già espresse le parole che vorrei usare per descrivere la mia scrittura. Una domanda tipica che viene rivolta a tutti coloro che scrivono narrativa è se quanto raccontano sia autobiografico, e fino a qual punto. Ho la mia risposta, che naturalmente non coincide con quella di tutti gli altri scrittori, ma che a volte si affaccia da qualche pagina. Così mi è successo con la premessa al Gattopardo redatta  dal lontano parente e figlioccio dell’autore Gioacchino Lanza Tomasi, nel 1969. In essa si parla, tra l’altro, del rapporto tra esperienza e autobiografia in Tomasi di Lampedusa.

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Adeus Josè

giugno 18

Mi è scesa una lacrima, proprio come fosse un amico. È raro sentire la morte di un personaggio pubblico come una perdita personale. A me è successo, prima, solo per De Andrè. E oggi per lui, per Saramago. Nato il mio stesso giorno di qualche decennio prima, nel paese che amo. Vissuto nell’impegno. Guida letteraria e umana come non ne restano più molte.

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Corpo a corpo

giugno 8

Forse davvero crescere serve a qualcosa. Per esempio a imparare a gestire il dolore. A trovare un equilibrio tra razionalità ed emotività senza farsi sopraffare dalla freddezza né dalla disperazione. E non è una scelta. C’è qualcosa che ti costringe a questo funambolismo tra i sentimenti, fondamentale per continuare a “funzionare”.

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Nel retrobottega di Michele Mari

maggio 28

Ha una testa antica Michele Mari. Ricorda quelle dei filosofi greci, o le loro copie romane. Tratti forti, marcati; lineamenti decisi. Colori scuri, senza sfumature. E senza sbavature è la sua voce, ciò che dice, la logica del suo ragionare. Serio senza prendersi sul serio, racconta l’infinita ragnatela delle coincidenze che è la trama del suo ultimo così come di alcuni dei suoi precedenti libri.

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Studiare a memoria

aprile 1

Esiste un posto in cui sono raccolti diari, memorie, epistolari della gente qualunque. Un posto dove pagine della quotidianità più elementare, vecchie di cent’anni o fresche di pochi mesi, vengono lette, archiviate, conservate, messe a disposizione di chi in questo paese ha ancora a cuore la memoria. Non molti, a quanto anche le ultime elezioni dimostrano. Ma per loro, l’archivio diaristico nazionale è davvero un posto magico.

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Uno scrittore

marzo 14

Per scrivere un libro bisognava essere un mago, o uno stregone, o un alchimista, per impadronirsi di un’esperienza, reale o immaginaria, e servirsi delle parole per ricrearla sulla pagina scritta.

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Il testimone

marzo 5

Ha le rughe di un vecchio. Di uno di quei vecchi belli ed espressivi: ogni ruga un’esperienza, una strada scavata dalla vita nel molle della carne. Sono pieghe che nascondono segreti, giorni passati o solo immaginati, raccolti qui, in queste vene scure d’ombra e placate. Non ha bisogno di parlare. Le sue parole sono i nodi e i gorghi che accidentano la superficie.

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Odore di carta

febbraio 21

Questo fine settimana di riposo odora di carta. Delle pagine del libro che ho finito, di quello nuovo inaugurato e già piuttosto in là. Delle bellissime edizioni che ho comprato stamattina a Porta Portese, dandomi un’ora per spulciare la bancarella scoperta oggi.

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