<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>.: FRC :. &#187; scrittura</title>
	<atom:link href="http://www.francescaromanacapone.it/archives/tag/scrittura/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.francescaromanacapone.it</link>
	<description>Francesca Romana Capone</description>
	<lastBuildDate>Sun, 15 Aug 2010 10:57:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>Esperienza e autobiografia</title>
		<link>http://www.francescaromanacapone.it/archives/563</link>
		<comments>http://www.francescaromanacapone.it/archives/563#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 12:16:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
				<category><![CDATA[miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescaromanacapone.it/?p=563</guid>
		<description><![CDATA[Mi capita a volte di trovare già espresse le parole che vorrei usare per descrivere la mia scrittura. Una domanda tipica che viene rivolta a tutti coloro che scrivono narrativa è se quanto raccontano sia autobiografico, e fino a qual punto. Ho la mia risposta, che naturalmente non coincide con quella di tutti gli altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi capita a volte di trovare già espresse le parole che vorrei usare per descrivere la mia scrittura. Una domanda tipica che viene rivolta a tutti coloro che scrivono narrativa è se quanto raccontano sia autobiografico, e fino a qual punto. Ho la mia risposta, che naturalmente non coincide con quella di tutti gli altri scrittori, ma che a volte si affaccia da qualche pagina. Così mi è successo con la premessa al <em>Gattopardo</em> redatta  dal lontano parente e figlioccio dell&#8217;autore Gioacchino Lanza Tomasi, nel 1969. In essa si parla, tra l&#8217;altro, del rapporto tra esperienza e autobiografia in Tomasi di Lampedusa.</p>
<p><span id="more-563"></span>Scrive Lanza Tomasi: <em>&#8220;È chiaro, ma ben poco importante per il lettore, che Lampedusa non praticava l&#8217;invenzione pura, ma, come ho detto, cercava negli scritti di cristallizzare la propria esperienza umana. Tutto ciò è soltanto approssimativamente autobiografia&#8221;</em>. E qui tocca il punto nevralgico del discorso aggiungendo: <em>&#8220;Per esperienza si intende il particolare rapporto dell&#8217;individuo con la realtà circostante, il significato che egli attribuisce al mondo esterno, la sua presa di coscienza, piuttosto che la cronaca di com&#8217;egli vi abbia vissuto dentro&#8221;</em>.</p>
<p>Ecco, queste parole piacerebbe averle scritte a me.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.francescaromanacapone.it/archives/563/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Adeus Josè</title>
		<link>http://www.francescaromanacapone.it/archives/526</link>
		<comments>http://www.francescaromanacapone.it/archives/526#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 14:28:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
				<category><![CDATA[miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[mumble mumble]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescaromanacapone.it/?p=526</guid>
		<description><![CDATA[Mi è scesa una lacrima, proprio come fosse un amico. È raro sentire la morte di un personaggio pubblico come una perdita personale. A me è successo, prima, solo per De Andrè. E oggi per lui, per Saramago. Nato il mio stesso giorno di qualche decennio prima, nel paese che amo. Vissuto nell&#8217;impegno. Guida letteraria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è scesa una lacrima, proprio come fosse un amico. È raro sentire la morte di un personaggio pubblico come una perdita personale. A me è successo, prima, solo per De Andrè. E oggi per lui, per Saramago. Nato il mio stesso giorno di qualche decennio prima, nel paese che amo. Vissuto nell&#8217;impegno. Guida letteraria e umana come non ne restano più molte.</p>
<p><span id="more-526"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Saramago.png"><img class="alignright size-medium wp-image-527" title="Saramago" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Saramago-233x300.png" alt="" width="233" height="300" /></a>Nel 2002 ho attraversato il Portogallo da nord a sud con il suo <em>Viaggio</em> in mano. Una grandiosa dichiarazione d&#8217;amore per la sua terra che mi ha consentito di scoprirne angoli appartati, nascosti all&#8217;ingordigia dei turisti. La sua capacità evocativa e onirica ha fatto di ogni pietra che ho incontrato un viaggio a sé.</p>
<p>Ma è nella sua letteratura che mi sono persa. Nelle pagine dense, fluidificate dall&#8217;assenza di punteggiatura. Nelle voci dei personaggi che si intrecciano tra loro e con quella del narratore senza soluzione di continuità. Nella sua etica che non si fa mai moralismo. Sono le storie stesse a rendere evidente il suo amore per l&#8217;umanità e il suo impegno contro l&#8217;ingiustizia e le disparità. La sua caparbia ostinazione contro la resa.</p>
<p>Quella stessa ostinazione che ne ha fatto anche il portavoce di molte battaglie. Ateo militante, ha restituito dignità alla parte umana della religione. Comunista irriducibile, ha inveito contro tutti i caporioni del mondo, mettendo in guardia contro le tendenze fasciste di Bush. E di Berlusconi.</p>
<p>La sua visita in Italia, nell&#8217;autunno scorso, aveva suscitato polemiche. Io ho fatto due ore di fila per guardarlo negli occhi, per ammirarne le incredibili mani &#8211; lunghissime, espressive. Per sorprendermi dell&#8217;amore senza vergogna che lo univa alla moglie Pilar, che ora chissà come soffre. Una serata strana, che mi ha lasciato un senso di fratellanza per chi mi sedeva accanto, nel teatro gremito, ad applaudire con un senso di liberazione le sue parole. Poche, mirate, precise.</p>
<p>Mi mancherà e mi mancheranno i suoi libri. L&#8217;ultimo, <em>Caino</em>, non l&#8217;ho ancora preso. Sarà strano pensare che non ce ne saranno altri. Mi ha accompagnato per quasi vent&#8217;anni e ha una parte importante nel mio primo romanzo, quello che ancora non è stato pubblicato e che forse non lo sarà mai. Certo ha avuto un&#8217;influenza sulla mia scrittura, non facile da definire ma profonda.</p>
<p>Proprio oggi, ho pensato. Oggi che ho ripreso a scrivere, decisa a finire il mio romanzo. E forse scrivere è proprio l&#8217;omaggio più grande che gli si possa tributare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.francescaromanacapone.it/archives/526/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Corpo a corpo</title>
		<link>http://www.francescaromanacapone.it/archives/508</link>
		<comments>http://www.francescaromanacapone.it/archives/508#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 15:42:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
				<category><![CDATA[miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[mumble mumble]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescaromanacapone.it/?p=508</guid>
		<description><![CDATA[Forse davvero crescere serve a qualcosa. Per esempio a imparare a gestire il dolore. A trovare un equilibrio tra razionalità ed emotività senza farsi sopraffare dalla freddezza né dalla disperazione. E non è una scelta. C&#8217;è qualcosa che ti costringe a questo funambolismo tra i sentimenti, fondamentale per continuare a &#8220;funzionare&#8221;. Un corpo a corpo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse davvero crescere serve a qualcosa. Per esempio a imparare a gestire il dolore. A trovare un equilibrio tra razionalità ed emotività senza farsi sopraffare dalla freddezza né dalla disperazione. E non è una scelta. C&#8217;è qualcosa che ti costringe a questo funambolismo tra i sentimenti, fondamentale per continuare a &#8220;funzionare&#8221;.</p>
<p><span id="more-508"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/burri.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-510" title="burri" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/burri-257x300.jpg" alt="" width="257" height="300" /></a>Un corpo a corpo tra testa e pancia che ormai conosco abbastanza bene ma che continua a stupirmi. Ho imparato a separare il grano dal loglio, ciò che mi causa sofferenza dai molti &#8211; moltissimi &#8211; motivi di gioia. E ho imparato a vivere negli uni come negli altri abitandoli serenamente. Perché la vita gioca a sovrapporli, ma la volontà aiuta a non annegare il dolore nella gioia, e viceversa.</p>
<p>Prendo questi momenti e li metto in tasca, li conservo. Li uso, anche, dentro ciò che scrivo, dentro ciò che sono, dentro ciò che offro agli altri. No, non ne &#8220;faccio tesoro&#8221; in vista di esperienze successive: non sono così saggia, ho i miei errori, quelli che continuo a ripetere ogni volta. E d&#8217;altro canto la vita vale la pena viverla proprio perché è sempre diversa e ti mette di fronte cose e persone nuove malamente mascherate da &#8220;esperienze già vissute&#8221;. Mi piace, invece, pensarmi come una specie di ape, che succhia nettare e fa miele.</p>
<p>Uno degli artisti che amo di più, Burri, ha creato opere d&#8217;arte straordinarie utilizzando materiali di scarto. E non come &#8220;ready made&#8221;, ma trattandoli come colori, superfici. Come, cioè, strumenti del pittore. Per questo i suoi quadri sono, secondo me, opere tradizionali, che a buon diritto stanno nei musei. Il suo genio è nel creare pittura &#8211; pittura classica &#8211; con mezzi tratti dalla vita.</p>
<p>Questa è, in questo momento, la metafora più calzante di ciò che vorrei fare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.francescaromanacapone.it/archives/508/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nel retrobottega di Michele Mari</title>
		<link>http://www.francescaromanacapone.it/archives/469</link>
		<comments>http://www.francescaromanacapone.it/archives/469#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 May 2010 23:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
				<category><![CDATA[miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescaromanacapone.it/?p=469</guid>
		<description><![CDATA[Ha una testa antica Michele Mari. Ricorda quelle dei filosofi greci, o le loro copie romane. Tratti forti, marcati; lineamenti decisi. Colori scuri, senza sfumature. E senza sbavature è la sua voce, ciò che dice, la logica del suo ragionare. Serio senza prendersi sul serio, racconta l&#8217;infinita ragnatela delle coincidenze che è la trama del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha una testa antica Michele Mari. Ricorda quelle dei filosofi greci, o le loro copie romane. Tratti forti, marcati; lineamenti decisi. Colori scuri, senza sfumature. E senza sbavature è la sua voce, ciò che dice, la logica del suo ragionare. Serio senza prendersi sul serio, racconta l&#8217;infinita ragnatela delle coincidenze che è la trama del suo ultimo così come di alcuni dei suoi precedenti libri.</p>
<p><span id="more-469"></span></p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Mari.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-470" title="Mari" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Mari.jpg" alt="" width="200" height="299" /></a>Sono arrivata presto, con Corrado, temendo di non trovare posto. Volevo comprare l&#8217;ultimo libro, regalarlo a Corrado per i suoi 40 anni. Bene: ne era rimasta solo una copia. La sera in cui Mari è qui a raccontare la sua cucina letteraria. Incredibile ma vero, purtroppo. Mi accaparro l&#8217;ultimo volume disponibile, che ora è qui, firmato, a ricordarmi questa serata.</p>
<p>L&#8217;incontro fa parte di un ciclo che vuole provare a raccontare come gli autori scrivono. In apertura, intermezzo e chiusura, filmati cinematografici e musicali. Kubrick di 2001 e i Pink Floyd (ovviamente) sono le scelte di Mari, che parla del suo rapporto con la scrittura a partire dall&#8217;ultimo libro pubblicato,<em> Rosso Floyd</em>, uscito appena qualche giorno fa.</p>
<p>E da qui parte il discorso di Mari, che spiega come il gioco delle coincidenze &#8211; già esplorato in <em>Tutto il ferro della torre Eiffel</em> &#8211; continui ad affascinarlo e stimolarlo a creare, inventare, scoprire nessi a volte insospettabili (ad esempio, appunto, quelli tra Kubrick e i Pink Floyd). Così questo nuovo libro gioca tra reale, verosimile e finzione, tra vivi e morti, fatti e sogni.</p>
<p>Materia calda, comunque. Nella quale lo scrittore sguazza sotto l&#8217;illuminazione della tanto bistrattata ispirazione. Sì perché Mari ha il coraggio di parlare anche delle alchimie della scrittura; del fatto che può stare a lungo senza scrivere un rigo &#8211; anche un anno &#8211; per essere poi improvvisamente ripreso dal demone dell&#8217;idea e scrivere in pochi mesi una nuova opera.</p>
<p>Non riscrive Mari. La prima stesura &#8211; racconta &#8211; è in genere quasi identica a ciò che va in stampa. Non ha riti particolari: scrive &#8211; quando scrive &#8211; una o due ore al giorno, preferibilmente dopo i pasti, tre-quattro pagine. Poi &#8211; dice &#8211; quando si accorge di cominciare a chiedersi che piega far prendere alla trama, o ad analizzare ciò che sta scrivendo, smette. Guai a fare il critico di se stesso!</p>
<p>Ne discende che i suoi libri nascono da un&#8217;idea, ma che lui stesso non sa in che modo si svilupperà. Altrimenti, sostiene, è finito il divertimento, il piacere di scrivere. E ogni libro pensa che sia l&#8217;ultimo. Ma per fortuna quell&#8217;arietta dispettosa dell&#8217;ispirazione torna a prenderlo dopo un po&#8217;&#8230;</p>
<p>E la lingua? Difficile parlare di Mari senza toccare il problema linguistico. E lui spiega che l&#8217;uso di una lingua aulica, letteraria o comunque non quotidiana gli serve a prendere le distanze dalla materia. Non a caso, i libri più complessi dal punto di vista linguistico sono quelli di matrice autobiografica &#8211; <em>R</em><em>ondini sul filo, Tu sanguinosa infanzia, Verderame</em>. Viceversa, i libri di finzione &#8211; <em>Tutto il ferro della torre Eiffel, La stiva e l&#8217;abisso</em>, ora questo <em>Rosso Floyd</em> &#8211; sono quelli in cui riesce a mantenere un registro linguistico più piano.</p>
<p>Lo ascolto e vorrei fargli un milione di domande, alla fine gli faccio la più sciocca: cosa salva della letteratura italiana contemporanea, cosa condanna. Esce fuori la sua vena caustica e tagliente, spara a zero su alcuni nomi, ne esalta altri. Parla con lo squilibrio della passione, e questo lo apprezzo enormemente. Aggiunge poi anche note critiche più &#8216;politically correct&#8217;, ma è nelle sue esplosioni che intravedo l&#8217;autore di testi unici per coraggio e aggressività quali <em>Rondini sul filo</em>.</p>
<p>Non sempre &#8211; commentavo poi &#8211; gli scrittori si dimostrano all&#8217;altezza dei loro libri. Mari, invece, coincide con il nome stampato sui dorsi dei tanti libri suoi che possiedo e amo, con il magma di alto e basso, sporco e lindo, colto e ignorante che li percorre.</p>
<p>(Una piccola nota personale, confortante: ho riconosciuto nelle sue parole più di un punto di contatto con il mio rapporto con la scrittura. Nessun paragone, per carità! Solo un&#8217;aria di famiglia che scalda il cuore e le mani).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.francescaromanacapone.it/archives/469/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Studiare a memoria</title>
		<link>http://www.francescaromanacapone.it/archives/433</link>
		<comments>http://www.francescaromanacapone.it/archives/433#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 11:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
				<category><![CDATA[miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[mumble mumble]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.francescaromanacapone.it/?p=433</guid>
		<description><![CDATA[Esiste un posto in cui sono raccolti diari, memorie, epistolari della gente qualunque. Un posto dove pagine della quotidianità più elementare, vecchie di cent&#8217;anni o fresche di pochi mesi, vengono lette, archiviate, conservate, messe a disposizione di chi in questo paese ha ancora a cuore la memoria. Non molti, a quanto anche le ultime elezioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste un posto in cui sono raccolti diari, memorie, epistolari della gente qualunque. Un posto dove pagine della quotidianità più elementare, vecchie di cent&#8217;anni o fresche di pochi mesi, vengono lette, archiviate, conservate, messe a disposizione di chi in questo paese ha ancora a cuore la memoria. Non molti, a quanto anche le ultime elezioni dimostrano. Ma per loro, l&#8217;<a href="http://www.archiviodiari.it/default.htm">archivio diaristico nazionale </a>è davvero un posto magico.</p>
<p><span id="more-433"></span>Ci siamo stati ieri, io e <a href="http://www.lucianoceli.it/">Luciano</a>. Una visita programmata: non è che a Pieve Santo Stefano uno ci capita. Entrambi per capire se l&#8217;archivio potesse conservare memorie utili a un lavoro (uno per ciascuno) in programma. Entrambi stupiti dalla mole di questi documenti autobiografici e dalla ricchezza delle attività della fondazione. Che, peraltro, pubblica questa bellissima rivista  monografica semestrale, <a href="http://www.archiviodiari.it/default.htm">Primapersona</a>. E cura il premio Pieve, realizzando direttamente o promuovendo la pubblicazione dei materiali conservati nell&#8217;archivio. </p>
<p>Il tutto &#8211; c&#8217;è da dirlo? &#8211; con pochissime risorse. Ma, appunto, da questa Italia, proprio questa sputata fuori dalle urne appena qualche giorno fa, non mi aspetto che si investa sulla storia e la memoria. Proprio la coincidenza con i risultati delle elezioni regionali mi ha reso ieri dolorosamente consapevole di quanto invece sia importante curare e mantenere la memoria. Non solo quella collettiva e ufficiale. Ma anche quella individuale, quella delle persone qualunque, quella dei nostri emigranti, quella degli studenti del &#8217;68, quella delle carceri e delle guerre, quella del cibo.</p>
<p>Una storia minuta che a volte sa parlare con forza anche maggiore, perché più diretta, più vicina a ciascuno di noi, più familiare. Perché di questa storia non possiamo dire che non ci appartiene: è la storia dei nostri nonni e delle nostre mamme, è la storia nostra di generazione vuota e incredula. È, infine, il m0saico delle storie del nostro paese tessuto col sudore dei braccianti, con le speranze degli emigranti, con la solitudine delle donne, con la paura dei soldati.</p>
<div id="attachment_434" class="wp-caption aligncenter" style="width: 235px"><a href="http://www.archiviodiari.it/foto/40.html"><img class="size-medium wp-image-434 " title="Il lenzuolo di Clelia Marchi" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/lenzuolo-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Una piega del lenzuolo di Clelia Marchi, foto di Luigi Burroni </p></div>
<p>L&#8217;archivio conserva un lenzuolo, un lenzuolo matrimoniale di lino, di quelli che facevano il corredo fino a non molti decenni fa. Negli anni &#8217;80 una donna lo ha usato per scriverci la memoria della sua vita, dopo la morte del marito. E poi l&#8217;ha donato all&#8217;archivio con parole che non ricordo a memoria, ma il cui senso è &#8220;non potendo più consumare il lenzuolo con mio marito, lo uso per scrivere&#8221;. Si commentava con Luciano: l&#8217;urgenza della scrittura&#8230;</p>
<p>Così scrive Clelia, alla prima riga del lenzuolo: &#8220;Care persone fatene tesoro di questo lenzuolo che c’è un pò della vita mia; è mio marito; Clelia Marchi (72) anni hà scritto la storia della gente della sua terra, riempendo un lenzuolo di scritte, dai lavori agricoli, agli affetti&#8221;.</p>
<p>Anche per questa donna, mi pare, è importante che queste parole si conservino. Ma soprattutto che possano tornare vive passando per gli occhi e per i cuori dei lettori. Quelli, almeno, che della memoria non hanno paura.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.francescaromanacapone.it/archives/433/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
