luglio
24
Mi capita a volte di trovare già espresse le parole che vorrei usare per descrivere la mia scrittura. Una domanda tipica che viene rivolta a tutti coloro che scrivono narrativa è se quanto raccontano sia autobiografico, e fino a qual punto. Ho la mia risposta, che naturalmente non coincide con quella di tutti gli altri scrittori, ma che a volte si affaccia da qualche pagina. Così mi è successo con la premessa al Gattopardo redatta dal lontano parente e figlioccio dell’autore Gioacchino Lanza Tomasi, nel 1969. In essa si parla, tra l’altro, del rapporto tra esperienza e autobiografia in Tomasi di Lampedusa.
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giugno
18
Mi è scesa una lacrima, proprio come fosse un amico. È raro sentire la morte di un personaggio pubblico come una perdita personale. A me è successo, prima, solo per De Andrè. E oggi per lui, per Saramago. Nato il mio stesso giorno di qualche decennio prima, nel paese che amo. Vissuto nell’impegno. Guida letteraria e umana come non ne restano più molte.
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giugno
8
Forse davvero crescere serve a qualcosa. Per esempio a imparare a gestire il dolore. A trovare un equilibrio tra razionalità ed emotività senza farsi sopraffare dalla freddezza né dalla disperazione. E non è una scelta. C’è qualcosa che ti costringe a questo funambolismo tra i sentimenti, fondamentale per continuare a “funzionare”.
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maggio
28
Ha una testa antica Michele Mari. Ricorda quelle dei filosofi greci, o le loro copie romane. Tratti forti, marcati; lineamenti decisi. Colori scuri, senza sfumature. E senza sbavature è la sua voce, ciò che dice, la logica del suo ragionare. Serio senza prendersi sul serio, racconta l’infinita ragnatela delle coincidenze che è la trama del suo ultimo così come di alcuni dei suoi precedenti libri.
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aprile
1
Esiste un posto in cui sono raccolti diari, memorie, epistolari della gente qualunque. Un posto dove pagine della quotidianità più elementare, vecchie di cent’anni o fresche di pochi mesi, vengono lette, archiviate, conservate, messe a disposizione di chi in questo paese ha ancora a cuore la memoria. Non molti, a quanto anche le ultime elezioni dimostrano. Ma per loro, l’archivio diaristico nazionale è davvero un posto magico.
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marzo
14
Per scrivere un libro bisognava essere un mago, o uno stregone, o un alchimista, per impadronirsi di un’esperienza, reale o immaginaria, e servirsi delle parole per ricrearla sulla pagina scritta.
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marzo
5
Ha le rughe di un vecchio. Di uno di quei vecchi belli ed espressivi: ogni ruga un’esperienza, una strada scavata dalla vita nel molle della carne. Sono pieghe che nascondono segreti, giorni passati o solo immaginati, raccolti qui, in queste vene scure d’ombra e placate. Non ha bisogno di parlare. Le sue parole sono i nodi e i gorghi che accidentano la superficie.
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febbraio
21
Questo fine settimana di riposo odora di carta. Delle pagine del libro che ho finito, di quello nuovo inaugurato e già piuttosto in là. Delle bellissime edizioni che ho comprato stamattina a Porta Portese, dandomi un’ora per spulciare la bancarella scoperta oggi.
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gennaio
19
Una lunga collana di gemme diverse: preziose le une, false le altre. Colorate e brillanti quasi tutte, ma alcune piene, altre vuote. Lisce al tatto o scabrose come pomice, forate e intagliate o con la superficie intatta. Certe leggere come un soffio, altre grevi come un masso al collo; quelle levigate, queste taglienti. Così mi sembrano tutte le parole che ho infilato nei miei giorni, in questi ultimi mesi soprattutto.
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gennaio
4
Ci sono giorni in cui vorrei tirare dritta. Stringere le mani intorno al volante e saltare la svolta che mi riporta a casa. Proseguire fino a incontrare un muro, o il mare. Non per andare da qualche parte, no. Per mettere una distanza.
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