.: FRC :. Francesca Romana Capone

Il testimone

marzo 5

Ha le rughe di un vecchio. Di uno di quei vecchi belli ed espressivi: ogni ruga un’esperienza, una strada scavata dalla vita nel molle della carne. Sono pieghe che nascondono segreti, giorni passati o solo immaginati, raccolti qui, in queste vene scure d’ombra e placate. Non ha bisogno di parlare. Le sue parole sono i nodi e i gorghi che accidentano la superficie.

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Odore di carta

febbraio 21

Questo fine settimana di riposo odora di carta. Delle pagine del libro che ho finito, di quello nuovo inaugurato e già piuttosto in là. Delle bellissime edizioni che ho comprato stamattina a Porta Portese, dandomi un’ora per spulciare la bancarella scoperta oggi.

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Sassi e diamanti

gennaio 19

Una lunga collana di gemme diverse: preziose le une, false  le altre. Colorate e brillanti quasi tutte, ma alcune piene, altre vuote. Lisce al tatto o scabrose come pomice, forate e intagliate o con la superficie intatta. Certe leggere come un soffio, altre grevi come un masso al collo; quelle levigate, queste taglienti. Così mi sembrano tutte le parole che ho infilato nei miei giorni, in questi ultimi mesi soprattutto.

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Prospettive

gennaio 4

Ci sono giorni in cui vorrei tirare dritta. Stringere le mani intorno al volante e saltare la svolta che mi riporta a casa. Proseguire fino a incontrare un muro, o il mare. Non per andare da qualche parte, no. Per mettere una distanza.

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Caciotte e ricotte

dicembre 29

Ieri ho passato una serata bellissima. A casa, con Sciltian, un piatto di pastasciutta e un paio di buone bottiglie di rosso. Una serata semplice, di quelle che ti danno il senso dell’amicizia di una vita. Non c’è quasi bisogno di parlare. Conosciamo l’uno dell’altro espressioni e sfumature. Conosciamo ciò che ci unisce e tutto ciò che è reciprocamente incomprensibile.

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1 anno

marzo 28

Oggi è il compleanno del mio libro.

Esattamente un anno fa, verso le sette di sera, di ritorno da un viaggio a Vicenza, mi precipitavo in libreria per vedere se era vero. La pila dei volumi odorosi di carta nuova era lì. Ho provato un’emozione grande che ha similitudini solo con la nascita di mio figlio.

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Campagna

dicembre 27

L’Umbria in questi giorni di dicembre è cielo terso e aria pungente. È un caminetto acceso la sera di Natale davanti agli occhi entusiasti di Andrea che scarta i pacchetti. È la quiete di uno studiolo piccolo piccolo dove mi immergo nel lavoro sul romanzo. Sono parenti e amici che entrano ed escono dalla grande casa, cani e gatti che si strusciano contro le caviglie. È l’odore di buono che si allarga dalla cucina in tutta casa, grazie alle arti culinarie di mio padre. Sono le composizioni natalizie di mia madre, i fiori in giardino e i giovani ulivi.

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La libertà del limite

novembre 6

Sempre caro mi fu quest’ermo colle, / E questa siepe, che da tanta parte / Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

No, nessun commento, nessuna analisi testuale né critica letteraria. Solo una riflessione di questi giorni che mi ha riportato ai versi leopardiani. A quella siepe, soprattutto, che limitando la vista libera l’immaginazione.

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Davanti alla pagina

agosto 28

Raramente mi fermo a pensare al significato che ha per me la scrittura. Non quello che scrivo, ma proprio l’attività dello scrivere. Spesso non ne ho il tempo – o scrivo o ci rifletto. Di rado, magari durante le presentazioni, sono chiamata a farlo. Ma si tratta di riflessioni ‘a freddo’, slegate dal loro proprio oggetto.

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Silenzio

agosto 22

Il silenzio è una coltre pesante.

Pesante ma piacevole per chi, come me, l’ha sollevata da anni. Con un gatto, un marito e un bambino piccolo a far vibrare ognuno con i suoi suoni le pareti domestiche. Il ronfare tranquillo di Otto e i suoi miagolii acuti di fame. La musica di cui Sergio non può fare a meno – ascoltata dallo stereo o pizzicata sulle corde della sua chitarra. La vocina squillante di Andrea, le sue canzoni e risate, i suoi capricci. È la mia colonna sonora quotidiana, involontaria e necessaria insieme.

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