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	<title>.: FRC :. &#187; scienza</title>
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	<description>Francesca Romana Capone</description>
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		<title>A piedi da Ginevra al Gran Sasso</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 13:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vera notizia sull&#8217;ipotesi che i neutrini viaggino più veloce della luce, è che &#8211; a quanto pare &#8211; lo fanno a piedi. Già, perché assai più della conferenza web del Cern, l&#8217;informazione più ghiotta proviene dalla nostra minestra dell&#8217;Istruzione. La quale, presa dall&#8217;entusiasmo, ha lasciato trapelare che lo straordinario risultato deve moltissimo ai 45 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vera notizia sull&#8217;ipotesi che i neutrini viaggino più veloce della luce, è che &#8211; a quanto pare &#8211; lo fanno a piedi. Già, perché assai più della conferenza web del Cern, l&#8217;informazione più ghiotta proviene dalla nostra minestra dell&#8217;Istruzione. La quale, presa dall&#8217;entusiasmo, ha lasciato trapelare che lo straordinario risultato deve moltissimo ai 45 milioni di euro investiti dal nostro paese per costruire un tunnel tra il centro ginevrino e i laboratori del Gran Sasso.</p>
<p><span id="more-930"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/Immagine-1.png"><img class="alignright size-medium wp-image-931" title="Immagine 1" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/Immagine-1-300x234.png" alt="" width="300" height="234" /></a>Il comunicato pubblicato ieri in serata dal sito del Ministero è al limite della fantascienza. Sia per i toni entusiastici &#8211; assai diversi da quelli adottati dagli stessi estensori dello studio (consultabile <a href="http://arxiv.org/abs/1109.4897">qui</a>), sia perché appare incredibile che in un ministero non ci sia un cane in grado di correggere errori tanto marchiani. Ma ciò che dispiace di più, è che le rare volte in cui una notizia di scienza accede alle prime pagine dei giornali, questo paese riesca sempre a trasformarla in farsa.</p>
<p>Così, mentre la comunità scientifica si interroga e si prepara a lunghe verifiche sperimentali ed elaborazioni teoriche, i media punteranno l&#8217;attenzione solo sullo sfondone di Mary Star. Una prova? Basta leggere <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/09/24/news/gaffe_gelmini-22159174/?ref=HRER2-1">qui</a>, <a href="http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_24/gelmini-velocita-luce_d91a222c-e6a4-11e0-93fc-4b486954fe5e.shtml">qui</a> o <a href="http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/421839/">qui</a>. E i risultati dell&#8217;esperimento passano inevitabilmente in secondo piano&#8230;</p>
<p>PS E noi che ci preoccupavamo della TAV o del ponte sullo stretto&#8230;</p>
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		<title>Geografia quotidiana</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 08:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si può più rimandare: l&#8217;anno lavorativo e scolastico è cominciato, con tutto il suo ingorgo di impegni, di spostamenti, di movimenti frenetici. Di tempo che scivola dalle mani come un&#8217;anguilla, di stanchezza che si accumula sugli occhi alla sera, tira giù le palpebre come tendaggi pesanti. Ma anche di sorrisi che mi vengono a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può più rimandare: l&#8217;anno lavorativo e scolastico è cominciato, con tutto il suo ingorgo di impegni, di spostamenti, di movimenti frenetici. Di tempo che scivola dalle mani come un&#8217;anguilla, di stanchezza che si accumula sugli occhi alla sera, tira giù le palpebre come tendaggi pesanti. Ma anche di sorrisi che mi vengono a trovare spesso, di una serenità che non ha grandi appigli ma che ha deciso di non arrendersi. E in questa ripresa, la geografia ha un suo posto, perché indica spostamenti e richiami a culture diverse&#8230;</p>
<p><span id="more-924"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/foto_mappe_antiche_22.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-925" title="foto_mappe_antiche_22" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/foto_mappe_antiche_22-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Mi spiego. Delle piccole novità che ogni anno costellano il nuovo avvio, ce ne sono alcune che implicano uno spostamento del pensiero in aree geografiche e culturali lontane. Casuali, ma forse nemmeno troppo: questo paese mi sta sempre più stretto, così come la sua (in) cultura. Per tornare a viverlo e apprezzarlo sento il bisogno di allontanarmi. E poiché non ho molte possibilità di farlo realmente, lo faccio con la testa, che in fondo è la mia parte più vitale.</p>
<p>Intanto, mi sono iscritta a un corso di arabo per principianti. Sono terribilmente interessata alla storia della scienza arabo-islamica medievale e la lingua è una chiave di accesso privilegiata. Soprattutto perché l&#8217;arabo classico (quello scritto, letterario e ufficiale) non è mai cambiato. E la scrittura araba è un mondo di ricchezza, anche estetica. Perciò mi piacerebbe imparare a leggere e scrivere, obiettivo che richiederà &#8211; immagino &#8211; anni di studio, ma che penso valga la pena darmi.</p>
<p>Andrea, invece, ha iniziato a fare kung fu. Una sua scelta, di fronte alla quale non ho espresso (pre) giudizi. E ora siamo in due a esserne entusiasti. Entrare nella filosofia dell&#8217;arte marziale significa anche ragionare dell&#8217;equilibrio tra potere della mente e controllo del corpo. Oltre che orientarsi alla disciplina e al rispetto. Tutti aspetti altamente formativi per un bambino e non solo&#8230; Un approccio al cosiddetto sport molto, molto diverso da quello competitivo occidentale. Ogni volta resto a guardare affascinata il mio piccolo impegnato a riprodurre gesti, ascoltare pensieri, vivere questa esperienza con ragazzi molto più grandi di lui. E gli sta facendo molto, molto bene sul carattere e sul comportamento.</p>
<p>Infine, una piccola rivoluzione nella geografia familiare. Mia nipote che da Firenze viene a vivere a Roma e, temporaneamente, da me. Con gli ovvi problemi di spazio, ma anche la gioia di averla vicina, la tranquillità di poter contare su di lei per un aiuto con Andrea, la felicità del piccolo all&#8217;idea di convivere per un po&#8217; con l&#8217;adorata cugina. Strano però&#8230; E&#8217; così tanto tempo che non convivo con un adulto&#8230;</p>
<p>Ecco, così si riposizionano i miei luoghi quotidiani. Mentre continuo a viaggiare nella scrittura e, anche, nella lettura (Vollmann, con la sua storia simbolica della fondazione dell&#8217;America). Sperando che i piedi, prima o poi, possano seguire la mente&#8230;</p>
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		<title>Cortocircuiti</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 08:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tempo ha una trama complicata. Non solo nell&#8217;immagine che ne dà la scienza, anche nella percezione individuale e quotidiana. Una quarta dimensione dell&#8217;esistenza assai meno lineare delle tre dimensioni spaziali, quasi un fazzoletto appallottolato che si ripiega su se stesso in maniera caotica, sovrapponendo passato e futuro in quell&#8217;unico punto che ci è dato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tempo ha una trama complicata. Non solo nell&#8217;immagine che ne dà la scienza, anche nella percezione individuale e quotidiana. Una quarta dimensione dell&#8217;esistenza assai meno lineare delle tre dimensioni spaziali, quasi un fazzoletto appallottolato che si ripiega su se stesso in maniera caotica, sovrapponendo passato e futuro in quell&#8217;unico punto che ci è dato vivere: il presente.</p>
<p><span id="more-901"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/corto-circuito.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-902" title="corto-circuito" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/corto-circuito-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a>La narrazione è sempre stata un modo di intrappolare il tempo, dargli un ordine, cronologico o meno, non è questo che conta. Il racconto è sempre, in qualche modo, racconto di un tempo. E lo sanno bene gli scrittori che hanno esplorato la possibilità di ritrarlo in ogni maniera. Possibilità quasi infinita, e ricca di meravigliose sfumature. Leggere è spesso un modo di prendere coscienza della molteplicità del tempo, della sua controintuitiva capacità di scorrere in ogni direzione.</p>
<p>C&#8217;è un altro modo, però, di avvicinare questo pensiero. Capita quando ci si trova in una piega del fazzoletto, quando la vita attraversa quelle linee incerte di sovrapposizione. Un cortocircuito di passato e presente e futuro che si rende materiale, visibile, percorribile. E dispiega paesaggi noti e inauditi. Come guardare una propria foto senza riconoscersi subito. Chi è &#8211; ti chiedi &#8211; questa donna? Ha un&#8217;aria determinata, o fragile, o attenta. Ma solo dopo avere osservato a lungo riconosci il tuo viso.</p>
<p>Sto camminando in un canyon del fazzoletto della mia vita. Persone di un passato recente e altre di un passato remoto tornano a far parte del mio presente. Spiragli di futuro si affacciano da scorci impensati, inviano segnali di fumo oltre cortine di vette apparentemente invalicabili. I piedi tastano il terreno con cautela per paura di cadere. Eppure questo sovrapporsi dei tempi nel presente è eccitante. Soprattutto se apre il suo aspro orizzonte dopo un lungo vagabondaggio in una landa desolata&#8230;</p>
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		<title>Mal comune?</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 09:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno ho partecipato a Torino alla scuola estiva SCS 2011 organizzata da Agorà Scienza. Bellissima esperienza, come d&#8217;altro canto lo era stata l&#8217;anno scorso, con una maggior concentrazione sui temi della scuola, buoni relatori, un bel gruppo di dottorati e dottorandi con cui condividere la discussione su argomenti cruciali quali le implicazioni etiche degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno ho partecipato a Torino alla scuola estiva <a href="http://www.agorascienza.it/news/SCS">SCS 2011 </a>organizzata da <a href="http://www.agorascienza.it/">Agorà Scienza</a>. Bellissima esperienza, come d&#8217;altro canto lo era stata <a href="http://www.francescaromanacapone.it/archives/540">l&#8217;anno scorso</a>, con una maggior concentrazione sui temi della scuola, buoni relatori, un bel gruppo di dottorati e dottorandi con cui condividere la discussione su argomenti cruciali quali le implicazioni etiche degli sviluppi più recenti della scienza.</p>
<p><span id="more-896"></span>Una scuola di questo tipo è utile per almeno due buone ragioni: per portarti a riflettere su temi importanti in un contesto di studio e non di immediatezza mediatica e per consentirti un confronto con persone, prevalentemente giovani, che dedicano la propria vita alla ricerca. Mediamente, gli allievi di quest&#8217;anno erano parecchio più giovani di me, diciamo di 8-10 anni. Un tempo sufficiente per maturare esperienze diverse e un differente sguardo sul mondo.</p>
<p>Sono rimasta molto colpita dalle discussioni relative all&#8217;etica e, soprattutto, dalle reazioni dei miei colleghi. In particolare, l&#8217;ultimo giorno, Maurizio Mori ci ha proposto una sua definizione di etica. Che &#8211; come a me risulta abbastanza ovvio &#8211; non pretende a una verità assoluta, quanto piuttosto a una intersoggettività. Ecco, questo concetto ha scatenato l&#8217;ira e l&#8217;incomprensione di molti. Perché?</p>
<p>L&#8217;idea che mi sono fatta, forse banale, forse errata, è che queste persone concepiscono l&#8217;individuale e l&#8217;assoluto, ma rifiutano il relativo, il comune come intersoggettivo, i concetti aperti. Mi sono chiesta se si tratti meramente di una questione di età, e in parte è possibile: la gioventù è il tempo dell&#8217;io e di dio. Ma credo ci sia anche altro: l&#8217;essere cresciuti senza alcun senso del comune, del collettivo e del dialettico.</p>
<p>Non c&#8217;è alcuna valutazione negativa nelle mie parole: ho discusso e dialogato con persone in gamba che, potenzialmente, saranno ricercatori di valore in un prossimo futuro. Auguro solo loro di arrivare a guardare senza paura, e a godersi, le definizioni sfumate, i grigi, le ombre tenui della sera, la nebbia, il mare aperto&#8230;</p>
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		<title>Libri, storia e maestri</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 16:06:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stamattina mi sono aggregata a una lezione particolare: Franco Ghione, con il quale collaboro all&#8217;università di Tor Vergata, ha portato i suoi studenti del corso di storia e didattica della matematica alla biblioteca Angelica. Attigua alla chiesa di Sant&#8217;Agostino, la biblioteca è attiva dal 1604 ed è stata una delle prime biblioteche aperte al pubblico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina mi sono aggregata a una lezione particolare: Franco Ghione, con il quale collaboro all&#8217;università di Tor Vergata, ha portato i suoi studenti del corso di storia e didattica della matematica alla biblioteca Angelica. Attigua alla chiesa di Sant&#8217;Agostino, la biblioteca è attiva dal 1604 ed è stata una delle prime biblioteche aperte al pubblico (non solo religioso) in Europa. Ha un fondo di testi antichi (cioè pubblicati tra il Cinquecento e l&#8217;Ottocento) di circa 120.000 volumi, prevalentemente, ma non esclusivamente, relativi alla storia della religione.</p>
<p><span id="more-867"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/biblio_angelica.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-869" title="biblio_angelica" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/biblio_angelica-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Una bibliotecaria ci ha introdotto al salone monumentale, costruito da Vanvitelli nel Settecento, che tutt&#8217;ora funziona sia come luogo di conservazione, sia come spazio di consultazione. L&#8217;impatto è estremamente suggestivo: l&#8217;altissima volta corona pareti interamente coperte di scaffali lignei; gli austeri banchi, anch&#8217;essi in legno con lampade di bronzo in ogni postazione, sono posti su due file &#8216;introdotte&#8217; da due mappamondi secenteschi, uno del cielo, l&#8217;altro della terra. Il silenzio che solo le vecchie biblioteche sanno far suonare con tanta purezza sembra abbracciato dagli antichi muri di carta, che attutiscono ogni suono.</p>
<p>La lezione vera e propria si è svolta in una piccola sala sottostante il salone. Qui Franco aveva fatto preparare alcuni testi affinché i suoi studenti (e io che mi sono imbucata!) potessero consultarli: una <em>Geografia</em> di Tolomeo cinquecentesca con illustrazioni a colori; il <em>De Divina Proportione</em> di Pacioli, con incisioni tratte dalle illustrazioni leonardesche; gli <em>Elementi</em> di Euclide tradotti in volgare da Tartagla; i testi matematici dello stesso Tartaglia, di Bombelli, di Cardano; alcune delle prime edizioni di Galileo (il<em> Sidereus Nuncius</em>, il <em>Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo</em>); l&#8217;opera di Keplero&#8230;</p>
<p>Dopo aver  lasciato piena libertà agli studenti di sfogliare le pagine e innamorarsi della bellezza e del fascino di questi volumi (il fruscio morbido delle pagine spesse, l&#8217;armonico alternarsi dei bianchi, del testo, delle immagini, l&#8217;impressione dei caratteri), Franco ha letto alcuni brani, sottolineando l&#8217;importanza del rapporto con le fonti primarie e il privilegio che tutti possono godere &#8211; grazie a questa biblioteca &#8211; di accedere liberamente ai libri antichi.</p>
<p>Ma, come sempre, il suo discorso è stato ricco di ponti con il presente, teso a sottolineare come la storia possa essere  una disciplina viva, un utile strumento per leggere l&#8217;attualità e un fondamentale armamentario didattico (per  esempio come miniera di &#8216;parole&#8217;, di una terminologia che aiuti a spiegare i concetti senza ricorrere a espressioni trite). E mentre guardavo i volti attenti di questi ragazzi, mi sono rammaricata di non aver avuto, al tempo dei miei primi studi universitari, un professore così. Un maestro, cioè. Una persona che è in grado di mostrarti una strada, di fornirti la carta per percorrerla, di tenerti per mano per un tratto, per poi lasciarti andare. Sapendo che lui per primo si augura che tu arrivi più lontano.</p>
<p>Una giornata così ti lascia dentro tanto. La scoperta di un luogo magico &#8211; la biblioteca nel cuore del centro. Il contatto fisico con il libro antico e con tutto quanto si porta dietro in termini di sedimentazione della cultura, di circolazione delle idee, di ricchezza. E l&#8217;opportunità di sbirciare un maestro all&#8217;opera. Fortuna che di imparare non si finisce mai&#8230;</p>
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