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	<title>.: FRC :. &#187; scienza</title>
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	<description>Francesca Romana Capone</description>
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		<title>Se la scienza chiacchiera con la società</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 08:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho lasciato passare un paio di giorni. Un mucchietto d&#8217;ore per far sedimentare questa esperienza. Che, se dovessi riassumerla in un&#8217;immagine, è stata una finestra aperta su di un paesaggio marino: aria fresca, vento, colori accesi, movimento. Lo so, non somiglia a una cartolina di Torino. Eppure è a questo che penso. Torino, dal 2 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho lasciato passare un paio di giorni. Un mucchietto d&#8217;ore per far sedimentare questa esperienza. Che, se dovessi riassumerla in un&#8217;immagine, è stata una finestra aperta su di un paesaggio marino: aria fresca, vento, colori accesi, movimento. Lo so, non somiglia a una cartolina di Torino. Eppure è a questo che penso.</p>
<p><span id="more-540"></span>Torino, dal 2 al 6 luglio, ha ospitato <a href="http://www.esof2010.org/">Esof 2010</a>, ovvero lo Euroscience Open Forum, incontro biennale dedicato, in particolare, ai rapporti tra scienza e società. Giorni fittissimi di incontri, dibattiti, giochi, feste, riflessioni tra scienziati, giornalisti e comunicatori della scienza provenienti da tutta Europa.</p>
<div id="attachment_541" class="wp-caption alignright" style="width: 220px"><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Esof_familypiccola.jpg"><img class="size-medium wp-image-541 " title="Una parte degli 'scolari' SCS 2010" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Esof_familypiccola-300x225.jpg" alt="" width="210" height="158" /></a><p class="wp-caption-text">Una parte degli &#39;scolari&#39; SCS 2010</p></div>
<p>E tra i quattromila (questo, almeno, il numero che mi hanno dato) convenuti, c&#8217;era un gruppo di 35 italiani, mediamente giovani &#8211; tra le punte anzianotte mi metto anch&#8217;io &#8211; di varia provenienza (scientifica o di comunicazione), uniti dalla frequenza della summer school <a href="http://www.agorascienza.it/index.php?method=section&amp;id=199">SCS 2010 </a> (Scienza Comunicazione Società) organizzata da <a href="http://www.agorascienza.it/index.php">Agorà Scienza</a>.</p>
<p>Mi sono iscritta a SCS senza grandi aspettative. Qualcosa in più da mettere in curriculum, qualche incontro utile, la possibilità di seguire Esof. L&#8217;esperienza, invece, si è rivelata molto più ricca. Il fatto è che mi ha aperto una finestra &#8211; appunto &#8211; su uno spaccato di società diversa, fatta di giovani entusiasti della ricerca che portano avanti a poche lire, con la voglia di condividere  le loro storie, con la grinta per andare a sbattere contro i muri fino almeno a creparli.</p>
<p>Il gruppo di &#8220;scolari&#8221; è stato più che un agglomerato eterogeneo: più che le differenze, la settimana passata insieme ha fatto emergere le similitudini e le rispettive curiosità. Lavoro da molti anni nella comunicazione e, quando mi è capitato di fare il formatore, ho sempre messo l&#8217;accento su quella che credo sia la vera radice etimologica e concettuale del termine: mettere in comune. Ecco, SCS 2010 ci ha consentito, prima e soprattutto, di mettere in comune quello che siamo e, in questo senso, ha pienamente raggiunto il suo obiettivo: aprire un dialogo tra chi la scienza la fa, chi la racconta, chi ne vive le ricadute.</p>
<p>E, oltre a noi, c&#8217;erano migliaia di persone come noi, giovani e meno giovani venuti da ogni recesso d&#8217;Europa, in aereo, treno, nave, pullman. Colorati, entusiasti, carichi di domande e di risposte: non una conferenza alla quale ho partecipato è terminata senza dibattito. Segno sicuro che i temi toccati sono parte di una discussione vera e viva.</p>
<p>Anche io, come gli altri, mi sforzo tutti i giorni di non spezzare questo filo, di non smettere di parlare, anche quando la realtà che mi circonda sembra poco propensa all&#8217;ascolto. Questa settimana mi ha dato nuovi stimoli e, soprattutto, un&#8217;iniezione di energia per continuare a camminare, a correre, a saltare ostacoli su questa strada.</p>
<p><a href="http://www.esof2010.org/spot">Lo spot di Esof 2010</a></p>
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		<title>La scienza che canta</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 13:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di iniziative per divulgare il pensiero scientifico ce ne sono molte, spesso discutibili. Questa invece, che si affida alla musica, mi sembra molto carina. Il giovane musicista John Boswell, attraverso il sito www.symphonyofscience.com, propone video costruiti rielaborando discorsi di noti scienziati. Bella anche l&#8217;idea di accompagnare i video con le immagini degli autori e con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Di iniziative per divulgare il pensiero scientifico ce ne sono molte, spesso discutibili. Questa invece, che si affida alla musica, mi sembra molto carina. Il giovane musicista John Boswell, attraverso il sito <a href="http://www.symphonyofscience.com/">www.symphonyofscience.com</a>, propone video costruiti rielaborando discorsi di noti scienziati.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-404"></span>Bella anche l&#8217;idea di accompagnare i video con le immagini degli autori e con la trascrizione dei testi. E poi insomma, io ho sentito quello che metto qui e mi è piaciuto un sacco. Sì, lo so, notoriamente non capisco nulla di musica. Ma l&#8217;ho trovato comunque piacevole da canticchiare e bello dal punto di vista visivo.</p>
<p style="text-align: left;">E bella la metafora della scienza come &#8220;poesia della realtà&#8221;. Eccolo qui.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=9Cd36WJ79z4">Symphony of Science &#8211; The Poetry of Reality (An Anthem for Science)</a></p>
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		<title>Per la memoria un giorno solo non basta</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 20:51:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8221; Ill.mo Signor Rettore della R. Università di Roma Sono note le mie idee politiche per quanto esse risultino esclusivamente dalla mia condotta nell&#8217;ambito parlamentare, la quale è tuttavia insindacabile in forza dell&#8217;articolo 51 dello Statuto fondamentale del Regno. La S.V. comprenderà quindi come io non possa in coscienza aderire all&#8217;invito da lei rivoltomi con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em>&#8221; Ill.mo Signor Rettore<br />
della R. Università di Roma<br />
Sono note le mie idee politiche per quanto esse risultino esclusivamente dalla mia condotta nell&#8217;ambito parlamentare, la quale è tuttavia insindacabile in forza dell&#8217;articolo 51 dello Statuto fondamentale del Regno.<br />
La S.V. comprenderà quindi come io non possa in coscienza aderire all&#8217;invito da lei rivoltomi con lettera 18 corrente relativo al giuramento dei professori.</em><br />
<em> Con osservanza<br />
della S.V. &#8220;</em></p>
<p style="text-align: left;"><em><span id="more-377"></span></em></p>
<p style="text-align: left;">Con queste parole, asciutte e dignitose, Vito Volterra rifiutò, nel 1931, il giuramento fascista imposto ai docenti universitari. Fu uno dei pochi: 12 su oltre 1200. E anche uno dei pochi ebrei: moltissimi giurarono, salvo poi essere messi fuori dall&#8217;università nel 1938, con le leggi razziali.</p>
<p style="text-align: left;">Oltre ai grandissimi meriti scientifici, grazie ai quali almeno certe ristrette elite lo ricordano ancora, Volterra è stato un grande organizzatore delle istituzioni scientifiche italiane e un senatore del regno a partire dal 1905. Eppure provate a chiedere in giro chi ha fondato il CNR: nove su dieci vi risponderanno Marconi, che ne fu invece il successore alla presidenza grazie alla sua adesione al regime.</p>
<p style="text-align: left;">Ciò che impressiona è che la sistematica opera di rimozione dalla memoria collettiva che il fascismo ha operato con Volterra e con molti altri, sia di fatto sopravvissuta al regime. Della sua morte nel 1940 fu vietato di dare notizia ufficiale e i funerali si svolsero in forma privata. E quasi in forma privata se ne conserva oggi la memoria.</p>
<p style="text-align: left;">In questo periodo sono &#8211; per fortuna &#8211; immersa in un contesto che ricorda lo scienziato e l&#8217;uomo. Ma se metto il naso fuori, mi accorgo che di Volterra, come chissà di quanti altri, il paese si è dimenticato. Ben vengano le giornate della memoria, allora, se non altro perché ci si possa interrogare sul rischio di perdere eredità preziose come quella di quest&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: left;">Per chi fosse curioso, un schizzo biografico è <a href="http://www.lincei-celebrazioni.it/ivolterra.html">qui</a>.</p>
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		<title>Mestieri e lavoro</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 11:41:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A me leggere degli strafichi mestieri del prossimo futuro mi fa un po&#8217; rabbia. A quanto pare in Inghilterra un pool di futurologi si è seduto intorno a un tavolo per immaginare &#8211; sulla base della situazione attuale &#8211; i nuovi mestieri del 2030. Il 2030 è domani, più o meno. Cioè: è alla stessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">A me leggere degli strafichi mestieri del prossimo futuro mi fa un po&#8217; rabbia. A quanto pare in Inghilterra un pool di futurologi si è seduto intorno a un tavolo per immaginare &#8211; sulla base della situazione attuale &#8211; <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/01/14/news/i_lavoridel_futuro_normal_0_14-1951538/">i nuovi mestieri del 2030</a>. Il 2030 è domani, più o meno. Cioè: è alla stessa distanza del 1990.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-357"></span>Il fatto è che il mestiere non è il lavoro.  Se, infatti, possiamo anche credere che nel futuro ci sarà la guida spaziale, viene un po&#8217; più difficile pensare che ce ne siano centinaia di migliaia. Poi vorrei sapere che ne faremo dei precari quando avremo sostituito i professori con degli avatar.</p>
<p style="text-align: left;">Insomma, la verità è che le prospettive globali per il mercato del lavoro sono nerissime e il rischio è che gli arti di ricambio servano in quantità a causa dell&#8217;esplodere delle tensioni sociali. Il 2030, ripeto, è domani. E oggi stiamo vivendo una delle crisi economiche e dell&#8217;occupazione peggiori da un secolo in qua. E, per favore, lasciam0 stare le pensioni&#8230;</p>
<p style="text-align: left;">C&#8217;è poi un&#8217;altra cosa che mi inquieta. Dice la ricerca: si cambieranno in media 10 tipi di lavoro nella vita. Sarà necessario essere plurispecializzati. E chi preparerà questi lavoratori tuttologi? Oggi ci si muove nell&#8217;iperspecializzazione, per cui &#8211; esagerando solo un po&#8217; &#8211; un matematico che si occupa di geometria non sa nulla di analisi <em>and so on</em> in tutti i campi (non va meglio tra gli umanisti: chiedete, chessò?, a un italianista e a un filologo, a un medievalista e a uno storico della modernità&#8230;)</p>
<p style="text-align: left;">Perciò potrà anche uscire un articolo simpatico da una notizia come questa, ma vale un po&#8217; come per i lavori peggiori del mondo. Seduti alla scrivania davanti al pc sorridiamo della signora che annusa le ascelle per una ditta che produce deodoranti o di quella che testa i profilattici. Non credo che loro sorridano altrettanto.</p>
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		<title>Un occhio bendato</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 21:05:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni sto lavorando a una relazione che mette in connessione il pensiero scientifico e la letteratura. A prescindere dallo specifico oggetto dello studio, questo lavoro mi sta confermando quello che in fondo ho sempre pensato: la specializzazione è probabilmente necessaria, ma obbliga a guardare al mondo con un occhio bendato. Un problema che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">In questi giorni sto lavorando a una relazione che mette in connessione il pensiero scientifico e la letteratura. A prescindere dallo specifico oggetto dello studio, questo lavoro mi sta confermando quello che in fondo ho sempre pensato: la specializzazione è probabilmente necessaria, ma obbliga a guardare al mondo con un occhio bendato.</p>
<p style="text-align: left;">
<span id="more-341"></span></p>
<p style="text-align: left;">Un problema che ho vissuto in qualche modo sulla mia pelle: sono sempre stata affascinata dalla scienza &#8211; in particolare dalla matematica e dalla fisica &#8211; ma altrettanto lo sono stata dall&#8217;arte e dalla letteratura. E il mio percorso di studi sta lì a dimostrare questa oscillazione.</p>
<p style="text-align: left;">Adesso ho l&#8217;occasione di mettere insieme un po&#8217; tutto: la preparazione umanistica, la curiosità scientifica e le competenze nella comunicazione. E, anche, di riflettere su cosa ci stiamo perdendo. Sì perché riprendere in mano testi letterari, critici, storici e filosofici affiancandoli a opere che affrontano lo sviluppo del pensiero scientifico significa avere un quadro di respiro molto più ampio.</p>
<p style="text-align: left;">Una banalità? Certo, soprattutto se enunciata in termini così generali. Il fatto è che, in concreto, le connessioni sono impressionanti, così come le reciproche influenze. Ma la cosa che più mi turba è che questo studio &#8220;comparato&#8221; mi ha fatto rivedere alcune idee di partenza, cambiare opinione su determinati fenomeni.</p>
<p style="text-align: left;">Il che significa &#8211; o almeno questo mi sembra &#8211; che paradossalmente anche per fare gli specialisti bisogna riuscire ogni tanto a sollevarsi la benda. Perché scrivere di letteratura o di arte senza avere nemmeno una vaga idea del contesto scientifico, significa scriverne male, approssimativamente. E negarsi la possibilità di mettere in discussione idee acquisite.</p>
<p style="text-align: left;">Chiaramente non voglio dire con questo che un matematico non possa fare buona matematica senza conoscere la pittura. Ma credo che anche gli sviluppi della scienza risentano, reciprocamente, dei temi che in qualche modo &#8220;circolano&#8221; nella società e che l&#8217;arte problematizza. Le famose &#8220;idee nell&#8217;aria&#8221; insomma.</p>
<p style="text-align: left;">Davvero un peccato avere a disposizione una vita sola&#8230;</p>
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