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	<title>.: FRC :. &#187; musica</title>
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	<description>Francesca Romana Capone</description>
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		<title>Musica e futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 08:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Difficile che un brano musicale mi tocchi particolarmente. Chi mi conosce sa che rapporto bislacco io abbia con la musica, quanto poco (o nulla) la ascolti e quanto ancor meno la capisca. In genere l&#8217;emozione passa attraverso i testi: un linguaggio a me più congeniale. Così stamattina, venendo a lavoro, un brano in radio, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Difficile che un brano musicale mi tocchi particolarmente. Chi mi conosce sa che rapporto bislacco io abbia con la musica, quanto poco (o nulla) la ascolti e quanto ancor meno la capisca. In genere l&#8217;emozione passa attraverso i testi: un linguaggio a me più congeniale. Così stamattina, venendo a lavoro, un brano in radio, di uno dei pochi cantautori che amo, mi ha colpito per il modo sottile di fotografare il presente. Lui è Ivano Fossati, la canzone <em>Laura e l&#8217;avvenire</em>. <span id="more-998"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/ivano+fossati-ivano-fossati.jpg"></a></p>
<p>Arrivata in ufficio l&#8217;ho cercata su YouTube e l&#8217;ho ascoltata ancora due volte. E, chissà perché, ho sentito &#8220;l&#8217;attentato delle lacrime&#8221; assalirmi la gola e gli occhi. C&#8217;è, nelle povere frasi del testo, tutto quel senso di non appartenenza al presente che spesso ci assale guardando quello che ci circonda. C&#8217;è la salvezza di un abbraccio, di un&#8217;empatia che tamponi l&#8217;abbandono del mondo. Una rinuncia? Forse. Ma piena di dignità.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=pqzkyHRqc_E">Laura e l&#8217;avvenire</a></p>
<div>Laura l’avvenire ci sfugge <a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/ivano+fossati-ivano-fossati.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-999" title="ivano+fossati-ivano-fossati" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/ivano+fossati-ivano-fossati-300x220.jpg" alt="" width="180" height="132" /></a></div>
<div>tutto sta cambiando,</div>
<div>amore e lavoro per esempio<br />
tutto sta mancando<br />
La parte buona della nostra vita</div>
<div>è ancora là nei bar sulla strada</div>
<div>col futuro che ci lluminava<br />
Sembravi spaventata al primo incontro</div>
<div>col tuo sorriso leggero</div>
<div>sembravi più fragile mentre</div>
<div>preparavi in fondo agli occhi</div>
<div>quell’attentato che sono le lacrime</div>
<div>al mio desiderio sincero<br />
Laura prendi il tuo coraggio e abbracciami&#8230;<br />
Abbracciami&#8230;<br />
Ora questo posto non fa più per noi,</div>
<div>questo è un deserto di democrazia,</div>
<div>oggi che la fabbrica chiude tutti se ne andranno&#8230;<br />
Lasciamo libera la scena, anche noi!<br />
Vieni..<br />
E’ così vero che non ha senso</div>
<div>è forse l’indifferenza dei giorni,</div>
<div>Laura prendi il tuo cappello e andiamo<br />
Che di strada, di strada, di strada ne avremo da raccontare<br />
In mezzo alla polvere di acido e d’argento<br />
ti amavo, ti amo, e aggiungo mite un sentimento<br />
Dai prendi anche il mio cappotto</div>
<div>dalla sedia che ce ne andiamo, noi due.<br />
Ora questo posto non fa più per noi,</div>
<div>questo è un deserto della fantasia,</div>
<div>ora questo posto non fa più per noi.</div>
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		<title>Tentazione</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 20:21:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<category><![CDATA[film]]></category>
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		<description><![CDATA[Passo moltissimo tempo in automobile: tragitti lunghi o solo troppo trafficati, percorsi obbligati di un quotidiano intasato. In genere non vedo l&#8217;ora di scendere. La tensione esplode a ogni semaforo, ho acquisito una guida da tassista romano &#8211; unico stile che consente la sopravvivenza a chi deve passare un paio d&#8217;ore al giorno sul mezzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Passo moltissimo tempo in automobile: tragitti lunghi o solo troppo trafficati, percorsi obbligati di un quotidiano intasato. In genere non vedo l&#8217;ora di scendere. La tensione esplode a ogni semaforo, ho acquisito una guida da tassista romano &#8211; unico stile che consente la sopravvivenza a chi deve passare un paio d&#8217;ore al giorno sul mezzo &#8211; sono un fascio di nervi e riflessi pronti a scattare.</div>
<div><span id="more-782"></span></div>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/Immagine-4.png"><img class="alignright size-medium wp-image-783" title="Immagine 4" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/Immagine-4-226x300.png" alt="" width="226" height="300" /></a>A me piace guidare, mi è sempre piaciuto. Amo viaggiare in macchina, divorare chilometri nella mia accogliente scatola di metallo, percepire il controllo sul movimento. Solo che di solito questo piacere è sopraffatto dalla congestione del traffico e dalla reciproca aggressività degli automobilisti.</p>
<div>Qualche volta, però, capita che la strada sia libera, come oggi. Raccordo con sporadiche macchine e un paio di pigri camion. Il piede che con una pressione leggerissima sull&#8217;acceleratore fa girare la lancetta. 80, 100, 120 chilometri orari. E nessuno davanti. Allora mi viene la voglia di continuare, di tirare dritto, di saltare la mia uscita e proseguire. Per andare dove? Altrove.</div>
<p>Mi è tornato in mente quel film delizioso, <em>Pane e tulipani</em>, dove la casalinga abbruzzese, dimenticata dalla famiglia in autogrill, approda a Venezia e si costruisce una nuova vita. Insomma la solita vecchia, pazza idea della fuga, come se poi bastasse allontanarsi per lasciare indietro se stessi.</p>
<p>E io lo so che non basta. Ma so anche che quando mi assale questa tentazione è un segno, un sintomo. Significa che la mia voglia di qualcosa di nuovo, di un cambiamento importante, si sta facendo pressante. E d&#8217;altronde anche questo lo leggo da mille piccoli segnali di fumo che mando a me stessa.</p>
<p>Poi è arrivata l&#8217;uscita 26. Diligente, l&#8217;ho imboccata e sono di nuovo qui, a casa. Niente &#8220;Chi l&#8217;ha visto&#8221;, per questa volta, ma il mio viso a ricordarmi che faccia ho, chi sono, cos&#8217;è che non mi piace più. Insomma, mi cerco da sola&#8230;</p>
<p>A proposito, mentre rimasticavo pensieri errabondi, stavo ascoltando questa: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=vt670GlzAGw">Honestly Ok</a></p>
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		<title>La scienza che canta</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 13:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Di iniziative per divulgare il pensiero scientifico ce ne sono molte, spesso discutibili. Questa invece, che si affida alla musica, mi sembra molto carina. Il giovane musicista John Boswell, attraverso il sito www.symphonyofscience.com, propone video costruiti rielaborando discorsi di noti scienziati. Bella anche l&#8217;idea di accompagnare i video con le immagini degli autori e con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Di iniziative per divulgare il pensiero scientifico ce ne sono molte, spesso discutibili. Questa invece, che si affida alla musica, mi sembra molto carina. Il giovane musicista John Boswell, attraverso il sito <a href="http://www.symphonyofscience.com/">www.symphonyofscience.com</a>, propone video costruiti rielaborando discorsi di noti scienziati.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-404"></span>Bella anche l&#8217;idea di accompagnare i video con le immagini degli autori e con la trascrizione dei testi. E poi insomma, io ho sentito quello che metto qui e mi è piaciuto un sacco. Sì, lo so, notoriamente non capisco nulla di musica. Ma l&#8217;ho trovato comunque piacevole da canticchiare e bello dal punto di vista visivo.</p>
<p style="text-align: left;">E bella la metafora della scienza come &#8220;poesia della realtà&#8221;. Eccolo qui.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=9Cd36WJ79z4">Symphony of Science &#8211; The Poetry of Reality (An Anthem for Science)</a></p>
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		<title>Ritmi indigeni</title>
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		<pubDate>Sat, 06 May 2006 15:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La premessa è che io di musica non ne capisco nulla. Ho con lei – la musica – un rapporto di reciproca diffidenza. L’ascolto poco – anche perché non sono in grado di fare nient’altro contemporaneamente. E lei, dal canto suo, si vendica e non mi tocca. Sono stonata, non ho orecchio, mi manca la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">La premessa è che io di musica non ne capisco nulla.</p>
<p style="text-align: left;">Ho con lei – la musica – un rapporto di reciproca diffidenza. L’ascolto poco – anche perché non sono in grado di fare nient’altro contemporaneamente. E lei, dal canto suo, si vendica e non mi tocca. Sono stonata, non ho orecchio, mi manca la sensibilità. Per un po’ ho provato a combattere contro questo handicap. Poi ho rinunciato.</p>
<p><span id="more-143"></span></p>
<p style="text-align: left;">Adesso mi godo quelle poche – pochissime – cose che mi piace ascoltare. De Andrè, per esempio. Dove sono soprattutto le parole a raggiungermi. E la musica di conseguenza. E così poca confidenza ho con la musica che i brani che mi emozionano hanno un effetto quasi fisico su di me. Per dire, mi viene la pelle d’oca.</p>
<p style="text-align: left;">Tutto questo lungo giro di parole perché ho ascoltato un CD che mi è piaciuto molto. E vorrei provare a scriverne. Non con le parole di un critico musicale, perché me ne mancano le categorie. Ma con le mie. Sicuramente insufficienti. E però le uniche a cui so dare voce.</p>
<p style="text-align: left;">Il CD si chiama Indigeno, il gruppo Qbeta. Sono siciliani e sono tanti. Il disco me lo ha mandato Peppe, cantante e autore di testi e musiche, dopo aver letto il mio libro. Si è definito “uno che canta parole” abbattendo così, inconsapevolmente, le mie diffidenze. Per questo, prima ancora di ascoltare il CD sono andata a curiosare nel sito del gruppo e ho letto i testi delle canzoni. Dopo, ho ascoltato il disco, più volte. Ed ecco cosa mi è rimasto.</p>
<p style="text-align: left;">Se dovessi mettergli un’etichetta direi che Indigeno è un disco sensuale. Nel senso più vero del termine. Sono musica e parole che toccano, profumano, si sciolgono in bocca. Sono colori decisi, a volte gioiosi (spesso), altre come filtrati da vetri scuri. Capisco che non è così che si parla di un disco – dovrei spiegarne il genere, fissarne lo stile. Ma ho un’idiosincrasia nei confronti delle etichette – si parli di musica o di letteratura. E lascio questa analisi a chi è più esperto di me.</p>
<p style="text-align: left;">Io mi tengo invece la mia pelle d’oca per brani come Sovaiè o Impalpabile. Entrambi di sola voce e chitarra. Il primo interpretato in siciliano dal canto struggente di Elisa, voce popolare che pianta radici in una storia di grida al mercato (basta sentire Ahi comu), di lamenti ai funerali di paese. La seconda dai toni morbidi di Peppe che, in questo come in negli altri brani, canta con l’andamento vellutato delle onde del mare, a volte placide, altre irrequiete. Avvolgente, sempre.</p>
<p style="text-align: left;">E poi i brani festosi e pieni di mescolanza, come Quello che voglio o Arrakkè o Lievito e sale. Dove si incontrano strumenti diversi, dallo scacciapensieri alla tromba, dalle percussioni al sax. E le parole si sposano alla musica, a volte portandola in spalla, altre sciogliendosi come zucchero nel caffè. E ho scoperto che anche testi che mi colpivano di meno, uniti alla musica, hanno guadagnato forza. Osservazione magari banale per chi frequenta la musica, ma per me una sorpresa.</p>
<p style="text-align: left;">Sono 13 le tracce del CD e tutte differenti. Non ci si annoia ad ascoltare questo disco. Trascina come la risacca, è un viaggio in terre diverse. Ma tutte legate al Mediterraneo, dai Balcani al Nord Africa. È un disco ricco, con cantucci nascosti che ogni tanto lasciano andare un suono, un odore, un sapore. Brani che sono mani che spingono alla danza. Altri che sono radure dove riposare un momento, prima di ricominciare il viaggio.</p>
<p style="text-align: left;">Ora, è vero che io non sono un critico musicale. Ma è vero anche che i Qbeta hanno affidato la presentazione del loro disco a un testo – bellissimo – che dice della loro musica molto più di quanto dicano le recensioni, che pure si trovano in giro per la rete. Un testo che racconta dell’indigeno. Andatelo a leggere, ne vale la pena.</p>
<p style="text-align: left;">Ecco, mi piacerebbe, al termine di un lungo viaggio, sedermi con l’indigeno sotto il mandorlo e ascoltare le sue note che balzano fuori dal taschino.</p>
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