settembre
11
I bambini tendono ad emulare gli adulti. Gli adulti più vicini che hanno sono i genitori. Ecco quindi i tifosi in miniatura, le bimbe con collezioni di scarpe, le finte conversazioni al telefono, le passioni non troppo spontanee per le auto, e così via. Andrea non fa eccezione. E dato che mi vede perennemente impegnata con i libri – a leggerne o a scriverne – questa estate ha iniziato a produrne anche lui.
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settembre
9
Mica facile tornare a respirare. Posare metaforicamente la penna e dire: ecco, è finito. Dopo due anni e mezzo, battere sulla tastiera l’ultima parola del romanzo è come iniettarsi in vena una dose di adrenalina. Oppure estrarsi con una pinza un dente malato: operazione dolorosa, necessaria, che lascia un vuoto.
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luglio
24
Mi capita a volte di trovare già espresse le parole che vorrei usare per descrivere la mia scrittura. Una domanda tipica che viene rivolta a tutti coloro che scrivono narrativa è se quanto raccontano sia autobiografico, e fino a qual punto. Ho la mia risposta, che naturalmente non coincide con quella di tutti gli altri scrittori, ma che a volte si affaccia da qualche pagina. Così mi è successo con la premessa al Gattopardo redatta dal lontano parente e figlioccio dell’autore Gioacchino Lanza Tomasi, nel 1969. In essa si parla, tra l’altro, del rapporto tra esperienza e autobiografia in Tomasi di Lampedusa.
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giugno
18
Mi è scesa una lacrima, proprio come fosse un amico. È raro sentire la morte di un personaggio pubblico come una perdita personale. A me è successo, prima, solo per De Andrè. E oggi per lui, per Saramago. Nato il mio stesso giorno di qualche decennio prima, nel paese che amo. Vissuto nell’impegno. Guida letteraria e umana come non ne restano più molte.
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maggio
28
Ha una testa antica Michele Mari. Ricorda quelle dei filosofi greci, o le loro copie romane. Tratti forti, marcati; lineamenti decisi. Colori scuri, senza sfumature. E senza sbavature è la sua voce, ciò che dice, la logica del suo ragionare. Serio senza prendersi sul serio, racconta l’infinita ragnatela delle coincidenze che è la trama del suo ultimo così come di alcuni dei suoi precedenti libri.
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maggio
16
“Il tempo che segue”. Si chiama così lo spettacolo teatrale del gruppo Mamunda/Compagnia Filò di Genova, tratto dal libro di Claudia Priano “Smettila di camminarmi addosso”. In scena ieri e oggi, alle 18.30, alla Casa delle Culture di Roma, si presenta come un insieme di “quadri” che raccontano, attraverso l’uso sapiente del corpo, i momenti salienti del libro.
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aprile
22
A volte le parole sembrano venirmi incontro. Ci inciampo per caso, e sono proprio quelle che stavo cercando. Non sono mie ma mi rappresentano, non spiegano ma si fanno capire. Ogni tanto provo a fermarle così, mentre attraversano veloci gli occhi e lo stomaco, strizzano le emozioni come asciugamani usati, lasciano senza fiato. Ci provo anche ora, alle 13.03 di un giovedì, nella stanza uggiosa di questo ufficio.
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aprile
1
Esiste un posto in cui sono raccolti diari, memorie, epistolari della gente qualunque. Un posto dove pagine della quotidianità più elementare, vecchie di cent’anni o fresche di pochi mesi, vengono lette, archiviate, conservate, messe a disposizione di chi in questo paese ha ancora a cuore la memoria. Non molti, a quanto anche le ultime elezioni dimostrano. Ma per loro, l’archivio diaristico nazionale è davvero un posto magico.
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marzo
14
Per scrivere un libro bisognava essere un mago, o uno stregone, o un alchimista, per impadronirsi di un’esperienza, reale o immaginaria, e servirsi delle parole per ricrearla sulla pagina scritta.
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marzo
2
In questi giorni sto leggendo, con grande sofferenza, La banalità del male della Arendt. Non è lettura semplice proprio perché scevra da qualsiasi indulgenza all’emotività. La burocrazia dell’orrore è allora lì, presente, vera e nemmeno troppo lontana da tante disumanità contemporanee.
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