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	<title>.: FRC :. &#187; libri</title>
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	<description>Francesca Romana Capone</description>
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		<title>Verità, sincerità, cronaca</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 19:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi la possiede, davvero, la verità? Chi può farsi baluardo della verità o anche solo di &#8220;una&#8221; verità? Può la mia verità coincidere con quella di un altro? Domande che evitiamo di porci esplicitamente ma che ci guidano nel nostro quotidiano.  E&#8217; più &#8220;vera&#8221; la verità della maestra o quella di Andrea? La mia visione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi la possiede, davvero, la verità? Chi può farsi baluardo della verità o anche solo di &#8220;una&#8221; verità? Può la mia verità coincidere con quella di un altro? Domande che evitiamo di porci esplicitamente ma che ci guidano nel nostro quotidiano.  E&#8217; più &#8220;vera&#8221; la verità della maestra o quella di Andrea? La mia visione di una lite o quella del mio antagonista? Come fare pace con l&#8217;idea che, magari, sono entrambe verità? E non si corre il rischio di cadere in uno sterile e troppo comodo relativismo?</p>
<p><span id="more-978"></span>Senza alcuna pretesa di completezza e nemmeno di coerenza, butto giù qualche riflessione che, in questi ultimi giorni, si è condensata. A partire da un dato di fatto: detesto chi si trincera dietro un poco onesto &#8220;non si può giudicare niente e nessuno&#8221;. Giudichiamo tutti, sempre. E abbiamo bisogno delle nostre verità per orientarci nel labirinto della vita. Quindi il punto non è se sia lecito o meno formarsi una propria verità, quanto che consistenza deve avere, di cosa deve essere costituita per evitarci madornali errori di giudizio.</p>
<p>Qualcuno crede nella Verità con la maiuscola. A me quelli così fanno paura. Perché in nome della verità assoluta tutto diventa lecito, e niente che sia anche appena sotto quella soglia è più accettabile. Sono i fanatici: religiosi, politici, di ogni tipo. Ma sono anche coloro che, in nome della propria verità, passano come schiacciasassi sulla vita altrui. Dall&#8217;altro capo di questo arco ideale ci sono quelli che non riconoscono alcun valore alla verità, quelli che pensano che tutto possa e debba essere equivalente, quelli che in nome di questo credo mancano altrettanto di rispetto alle verità altrui.</p>
<p>Negli anni, ho maturato un&#8217;idea di verità molto lontana dagli estremismi dell&#8217;adolescenza. Da granitico che era, il concetto si è fatto di una pasta più malleabile, ma non per questo meno concreta. Esistono verità superficiali, che si riassumono in cronaca. Il mero specchio dei fatti. Eppure come si trasformano, anche i fatti, negli occhi di testimoni diversi! Si può essere sinceri andando contro questa verità-cronaca: i ricordi, la memoria, la vista stessa possono ingannare. Posso essere certo di ciò che dico e scoprire che quella che nella mia mente è una verità, nella realtà ha avuto uno sviluppo diverso.</p>
<p>Se, poi, dalla cronaca scendo al livello emotivo, profondo, ecco che le cose si ingarbugliano ancora. Posso trovare &#8211; e trovo! &#8211; molta più verità in un romanzo dichiaratamente di finzione che in un articolo di cronaca sul giornale. Perché la cronaca non risponde alla nostra esigenza di verità, che è assai più complessa. E non è detto che passi, la verità, per la sincerità assoluta. Se fossimo sempre e soltanto trasparenti sui nostri sentimenti verso le persone che amiamo, le distruggeremmo. La verità implica anche senso di responsabilità nel dosare il detto e non detto.</p>
<p>Io su questo ci ho scritto un libro, non a caso. Perché, appunto, a volte il non detto è prezioso quanto e più del detto. Perché so che non vorrei conoscere alcune verità-cronache, così come non vorrei raccontarne di mie. Perché ritengo prezioso quello spazio di silenzio che ognuno deve avere per filtrare nella coscienza e attraverso il senso di responsabilità le verità da condividere.</p>
<p>Quando studiavo filosofia, mi colpì molto l&#8217;idea greca della verità come svelamento. Nella parola &#8220;aletheia&#8221; è presente l&#8217;oblio: la verità è un processo di lenta uscita dal nascondiglio. E, forse, una parte di ombra resta sempre a chiaroscurare la verità. In questa idea di verità non assoluta ma comunque presente, non &#8220;completa&#8221; ma comunque profonda, riconosco davvero il valore di guida. Perché presuppone un impegno nella ricerca, una responsabilità nel trarre alla luce, una forza nel condividere. Senza credere nel fanatico assoluto né cedere al consolatorio relativo.</p>
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		<title>Le pagine del 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 12:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ormai da tradizione, dedico il primo post dell&#8217;anno ai libri che mi hanno fatto compagnia nei passati 365 giorni. Un piccolo esercizio annuale che mi ritrae come una fotografia: interessi, inclinazioni, innamoramenti e delusioni. Libri che mi hanno accompagnato in un periodo difficilissimo e che, in qualche modo, ne recano traccia. Pagine come zattere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ormai da tradizione, dedico il primo post dell&#8217;anno ai libri che mi hanno fatto compagnia nei passati 365 giorni. Un piccolo esercizio annuale che mi ritrae come una fotografia: interessi, inclinazioni, innamoramenti e delusioni. Libri che mi hanno accompagnato in un periodo difficilissimo e che, in qualche modo, ne recano traccia. Pagine come zattere, spesso, per tenersi a galla. Ma anche porte per la speranza che, comunque, non mi abbandona e che ha rasserenato il cielo degli ultimi mesi.</p>
<p><span id="more-974"></span>E allora riprendo il gioco dai numeri. Nel 2011 ho letto &#8220;solo&#8221; 91 libri rispetto ai 118 del 2010, ma il totale delle pagine è di 34.026: circa 1.500 in più dell&#8217;anno prima. Quindi 7,5 libri al mese e circa 93 pagine al giorno. Insomma, il mio ritmo di lettura si mantiene &#8211; pare &#8211; costante, nonostante i salti mortali per il tempo che non basta mai. Anche nel 2011 le letture sono state eterogenee, ma forse posso indicare due punti di concentrazione: alcuni grandissimi classici e, per altro verso, testi di letteratura o saggistica araba dovuti all&#8217;approccio con questa nuova lingua. Seguono le mie personalissime e totalmente arbitrarie segnalazioni, divise per altrettanto arbitrarie categorie.</p>
<h2>Narrativa</h2>
<p><strong><em>Classici</em></strong></p>
<p>Ebbene sì, ho finalmente letto <strong><em>Ulisse</em></strong> di Joyce. E mi sono chiesta perché avessi aspettato tanto: è un romanzo nel quale c&#8217;è tutto se solo si apre la mente e ci si fa possedere dalla lettura come ci si abbandona quando si fa l&#8217;amore. Con la stessa sensualità ed eccitazione e piacere e voglia che non finisca mai. E poi ho riletto la <strong><em>Recherche</em></strong> di Proust, nella traduzione di Raboni: come ho scritto altrove, leggere Proust è come guardare un immenso monumento attraverso una lente di ingrandimento: accumuliamo frammenti su frammenti &#8211; un fregio, la voluta di un capitello, una guglia &#8211; prima che ci appaia davanti agli occhi la maestà dell&#8217;opera completa, conclusa. Sono testi diversissimi, questi. Eppure hanno segnato la stessa epoca; l&#8217;hanno letta, guardata, interpretata e servita alla tavola dei lettori contemporanei e futuri con sapori forti che raramente ritornano.</p>
<p><strong><em>Italiana</em></strong></p>
<p>Sbirciando tra le letture cui ho assegnato 5 stelle (valutazione massima su Anobii), mi accorgo della latitanza di autori italiani contemporanei, con una sola eccezione: Ermanno Cavazzoni e la sua <strong><em>Guida agli animali fantastici.</em></strong> Libro stralunato e poetico, gioiello di leggerezza e amore per la parola letteraria. Tutt&#8217;altro segno porta la lettura eccessiva e urticante de <strong><em>La pelle</em></strong> di Curzio Malaparte, inno di amore e odio verso Napoli, l&#8217;America, l&#8217;umanità. E che dire del magma che compone le pagine di <strong><em>Petrolio</em></strong> di Pasolini? Una totale decostruzione del romanzo nell&#8217;utopia di un dialogo infinito tra autore, opera e lettore. Infine, la sorpresa da 1 euro a Porta Portese: <strong><em>Un amore</em></strong> di Buzzati. Libro sorprendente per lucidità di analisi di un sentimento asimmetrico, ma anche per l&#8217;uso della lingua e la costruzione narrativa.</p>
<p><strong><em>Straniera</em></strong></p>
<p>La narrativa straniera è quella che quest&#8217;anno mi ha riservato le più grandi emozioni. Ho letto almeno quattro libri che resteranno tra quelli più cari, oltre ad altre notevoli prove. L&#8217;immenso <strong><em>Vita e destino</em></strong> di Vasilij Grossmann, autentico &#8220;Guerra e Pace&#8221; del Novecento, affresco storico e riflessione profonda sulla libertà come cifra caratteristica dell&#8217;essere umano. Raccontando la battaglia di Stalingrado, Grossmann dipinge la Storia maiuscola e le minuscole storie individuali e, soprattutto, cuce i due piani con maestria infinita. Testo diversissimo eppure davvero importante è <strong><em>Il tempo di una canzone</em></strong> di Powers. America: un fisico ebreo fuggito al nazismo e una cantante nera; i loro figli ibridi e gli scontri razziali di un secolo. La fisica non conosce il tempo; la musica è il tempo che si fa visibile, è il passo con cui ogni personaggio percorre il paesaggio temporale. Un altro salto, un testo di nuovo completamente diverso: <strong><em>L&#8217;ultimo samurai</em></strong> di Helen Dewitt. Dichiarazione d&#8217;amore per i diversi, per tutti coloro che sono fuori posto. La forma di questo romanzo è fratta, piena di pieghe nascoste, di circolarità e salti. La scrittura stessa mostra l&#8217;incapacità dei personaggi di stare al loro posto, la forma trasmette questa impossibilità di messa a fuoco. Un ultimo salto, una grandissima sorpresa. <strong><em>Mappe per amanti smarriti</em></strong> di Nadeem Aslam racconta lo spaesamento di una comunità immigrata, la lacerante frattura tra le culture diverse, la ricerca individuale di un briciolo di felicità spesso illusorio o maledettamente caro, tanto caro da richiedere la vita in cambio&#8230;</p>
<h2>Saggistica</h2>
<p><strong><em>Scienza</em></strong></p>
<p>Più di un titolo da segnalare tra quelli letti durante il 2011. Comincio dal monumentale lavoro di Lucio Russo ed Emanuela Santoni <strong><em>Ingegni minuti</em></strong>, una storia della scienza in Italia dal XIII secolo ai giorni nostri. Come spesso capita con i libri di Russo, molti pregiudizi sono rovesciati e il punto di vista è inedito e &#8220;eretico&#8221;. Ma soprattutto, la storia diviene strumento di lettura e critica del presente. Sempre di Russo, il bellissimo <strong><em>La cultura componibile</em></strong>, pamphlet appassionato che denuncia la perdita di una cultura condivisa, di un insieme di conoscenze comuni che oggi si è sgretolato a favore, da un lato, dell&#8217;iperspecialismo e, dall&#8217;altro, della superficialità della divulgazione. Segnalo, infine, un&#8217;altra opera storica di grande respiro: la <strong><em>Storia della scienza araba</em></strong> di Ahmed Djebbar. Oltre a tracciare un&#8217;efficace sintesi del contributo della civiltà islamica al pensiero scientifico, il testo ne offre una possibile chiave interpretativa: il processo di autofondazione culturale determinato dall&#8217;espansione islamica avrebbe creato il sostrato ideale per lo sviluppo della mentalità scientifica.</p>
<p><strong><em>Storia</em></strong></p>
<p>Anche in questo campo, indicazioni eterogenee, a partire dalla monumentale <strong><em>Storia della rivoluzione russa</em></strong> di Trotskij. Testo forse datato e &#8220;non oggettivo&#8221;, ma che ha il pregio di mettere in luce come la rivoluzione sia un&#8217;orchestra che nulla ha a che fare con il presunto spontaneismo delle rivolte &#8216;dal basso&#8217;. C&#8217;è anche un motivo soggettivo per cui lo segnalo: è il libro che stavo leggendo nei giorni della morte di mio padre, l&#8217;ultimo del quale abbiamo parlato insieme&#8230; Impeccabile anche sotto il profilo metodologico, nonché appassionato e appassionante, <strong><em>La biblioteca scomparsa</em></strong> di Canfora, che ricostruisce le vicende della grande biblioteca di Alessandria. Per certi versi più narrativo e immaginifico che strettamente storico, <strong><em>L&#8217;autunno del Medioevo</em></strong> di Huizinga: un grande arazzo fiammingo, un&#8217;opera fortemente visiva e suggestiva che, della corte borgognona del Quattrocento, restituisce soprattutto le &#8220;forme&#8221;. Concludo con un testo che, a rigore, è narrativo: <strong><em>Europeana</em></strong> del polacco Ourednik. Nell&#8217;apparente forma sistematica di un dizionario enciclopedico, l&#8217;autore raccoglie i detriti dei nostri ricordi sparsi tra le città e i campi di battaglia dell&#8217;Europa, e ci racconta di nuovo il vecchio XX secolo.</p>
<p><strong><em>Filosofia</em></strong></p>
<p>Anno di classici anche in questo settore: finalmente ho espugnato i <strong><em>Saggi</em></strong> di Montaigne. Del testo mi è rimasto soprattutto il rapporto dell&#8217;autore con i libri altrui: li ruba, li elabora, li digerisce fino a renderli suoi, senza alcuna sottomissione all&#8217;autorità, con il puro gusto della lettura come piacere, come ricerca di consonanze con la propria vita. Per la serie: ginnastica per la mente, il <strong><em>Discorso sul metodo</em></strong> di Cartesio. Infine, letto per motivi di &#8216;lavoro&#8217; ma apprezzato nello sforzo di rendere comprensibile l&#8217;utilità della scienza a molti, <strong><em>Essai philosophique sur les probabilités </em></strong>di Laplace.</p>
<p><strong><em>Lingue</em></strong></p>
<p>Come detto sopra, il 2011 è stato anche l&#8217;anno in cui ho iniziato a studiare l&#8217;arabo e voglio qui segnalare due testi. Il primo è un &#8216;antico&#8217; libro di grammatica (risale al 1937): <strong><em>Grammatica teorico-pratica della lingua araba</em></strong> di Laura Veccia Vaglieri. Per me, l&#8217;approccio ideale &#8211; sistematico e formale &#8211; allo studio di una nuova lingua. Bellissimo e di grande utilità <strong><em>La lingua araba</em></strong> di Mion, introduzione storica, culturale e ad ampio spettro a questa lingua complessa e particolare (parlo, ovviamente, dell&#8217;arabo classico).</p>
<h2>Graphic novel e fumetti</h2>
<p>Premesso che il genere mi interessa molto poco, quest&#8217;anno ho letto due titoli che mi sono invece piaciuti moltissimo. In <strong><em>Watchmen</em></strong> di Moore e Gibson il mito americano dei supereroi si umanizza nel contesto di una costruzione raffinata e completa, che tiene insieme il gusto avventuroso del fumetto, l&#8217;inquietudine della narrativa contemporanea, lo sguardo dello storico e quello immaginifico dello scrittore di fantascienza. Straordinario soprattutto sotto il profilo visivo, <strong><em>Habibi</em></strong> di Craig Thompson, con un&#8217;immersione nell&#8217;immaginario arabo che incanta nonostante alcune ingenuità della trama. Si tratta, inoltre, di un bellissimo &#8220;oggetto-libro&#8221;, uno di quelli che, in e-book, non sarà mai la stessa cosa!</p>
<h2>La galleria degli orrori</h2>
<p>Sono fiera di me: quest&#8217;anno ho letto un solo libro al quale ho attribuito il voto più basso. E l&#8217;ho fatto per &#8216;scommessa&#8217; con amici lettori di qualità. Ebbene sì, sono riuscita a leggere integralmente <strong><em>Il labirinto femminile</em></strong> di Alfonso Marra, opera tra le più insulse e pretenziose che si possano immaginare. Storia di amore malato via sms chilometrici e di congiure planetarie, roba veramente da non credersi! Come ho scritto a suo tempo, aborro il trash, ma qui rasentiamo il sublime&#8230;</p>
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		<title>Un albero da sfogliare</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 22:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ogni anno, ho aspettato l&#8217;8 dicembre per fare l&#8217;albero di Natale, approfittando della &#8220;scusa&#8221; di doverlo fare per Andrea. In realtà è una cosa che mi è sempre piaciuta moltissimo; un&#8217;occasione per fare qualcosa con le nostre mani e per inventare, ancora una volta, un nuovo modo di guardare al Natale. Stamattina, con Irene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni anno, ho aspettato l&#8217;8 dicembre per fare l&#8217;albero di Natale, approfittando della &#8220;scusa&#8221; di doverlo fare per Andrea. In realtà è una cosa che mi è sempre piaciuta moltissimo; un&#8217;occasione per fare qualcosa con le nostre mani e per inventare, ancora una volta, un nuovo modo di guardare al Natale.</p>
<p><span id="more-964"></span>Stamattina, con Irene e Andrea, siamo andati a visitare &#8220;Più libri più liberi&#8221;, l&#8217;annuale fiera della piccola e media editoria che si tiene a Roma. In macchina abbiamo chiesto al piccolo come avrebbe voluto decorare l&#8217;albero: &#8220;Con i libri!&#8221; &#8211; ha risposto deciso. A partire da questa sua idea, abbiamo pensato di costruire tanti piccoli finti libri con carta riciclata da appendere ai rami dell&#8217;albero di legno svedese.</p>
<p>Anche <a href="http://www.francescaromanacapone.it/archives/664">l&#8217;anno scorso</a> la visita alla fiera era servita come spunto: avevamo infatti appeso all&#8217;albero decine di segnalibri di ogni forma e colore. E in fondo per me non ci potrebbe essere niente di più bello e più beneaugurante di un albero ispirato ai libri, alla lettura, alla scrittura.</p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0293.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-965" title="IMG_0293" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0293-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a>Così alla fiera ci siamo appropriati di quanti più cataloghi possibile, soprattutto delle case editrici per bambini che hanno volumi con copertine illustrate e colorate. A casa, abbiamo ritagliato moltissime piccole copertine di vari formati: classiche, quadrate, allungate, rotonde&#8230; Ognuna è stata applicata su un finto libricino ricavato da altri fogli di scarto. Ciascun libricino, a sua volta, è stato appeso all&#8217;albero con fili di lana colorata.</p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0288.jpg"><img class="size-medium wp-image-966 alignleft" title="IMG_0288" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0288-223x300.jpg" alt="" width="134" height="180" /></a>Abbiamo passato il pomeriggio in mezzo a ritagli di carta, ridendo come scemi, tagliando, spillando, annodando. Il risultato ci piace moltissimo, forse anche più di quello dello scorso anno! E come sempre, quando rimetto mano a questo vecchio cimelio svedese, mi tornano in mente i natali di quando ero bambina e, con mio padre, inventavamo le cose più strane pur di non piegarci alla banalità della palla dorata.</p>
<p>Quest&#8217;anno mio padre non c&#8217;è più, e per quanto ci giriamo intorno, tutti noi di famiglia temiamo un po&#8217; il peso della sua assenza. Ma quando mi ritrovo a compiere gesti più o meno quotidiani &#8211; scherzare, cucinare, decorare l&#8217;albero &#8211; che me lo ricordano e me lo riportano così com&#8217;era, sento la sua presenza come una parte gioiosa di me, e credo che non ci sia modo migliore di farlo continuare a vivere.</p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0294.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-967" title="IMG_0294" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0294-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a>Andrea ha anche scritto la sua lettera a Babbo Natale, chiedendo cose ovvie e cose assurde, come al suo solito. Ci crede ancora? Non so, certo gli piace illudersi che esista. E forse si diverte all&#8217;idea di quel vecchio barbuto che, disperato, va in cerca nel suo magazzino di &#8220;un acquario giocattolo con le civette delle nevi&#8221;. Senza dimenticarsi &#8220;un&#8217;agenda per scrivere le mie idee per far l&#8217;albero di Natale&#8221;.</p>
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		<title>Geografia quotidiana</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 08:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si può più rimandare: l&#8217;anno lavorativo e scolastico è cominciato, con tutto il suo ingorgo di impegni, di spostamenti, di movimenti frenetici. Di tempo che scivola dalle mani come un&#8217;anguilla, di stanchezza che si accumula sugli occhi alla sera, tira giù le palpebre come tendaggi pesanti. Ma anche di sorrisi che mi vengono a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può più rimandare: l&#8217;anno lavorativo e scolastico è cominciato, con tutto il suo ingorgo di impegni, di spostamenti, di movimenti frenetici. Di tempo che scivola dalle mani come un&#8217;anguilla, di stanchezza che si accumula sugli occhi alla sera, tira giù le palpebre come tendaggi pesanti. Ma anche di sorrisi che mi vengono a trovare spesso, di una serenità che non ha grandi appigli ma che ha deciso di non arrendersi. E in questa ripresa, la geografia ha un suo posto, perché indica spostamenti e richiami a culture diverse&#8230;</p>
<p><span id="more-924"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/foto_mappe_antiche_22.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-925" title="foto_mappe_antiche_22" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/foto_mappe_antiche_22-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Mi spiego. Delle piccole novità che ogni anno costellano il nuovo avvio, ce ne sono alcune che implicano uno spostamento del pensiero in aree geografiche e culturali lontane. Casuali, ma forse nemmeno troppo: questo paese mi sta sempre più stretto, così come la sua (in) cultura. Per tornare a viverlo e apprezzarlo sento il bisogno di allontanarmi. E poiché non ho molte possibilità di farlo realmente, lo faccio con la testa, che in fondo è la mia parte più vitale.</p>
<p>Intanto, mi sono iscritta a un corso di arabo per principianti. Sono terribilmente interessata alla storia della scienza arabo-islamica medievale e la lingua è una chiave di accesso privilegiata. Soprattutto perché l&#8217;arabo classico (quello scritto, letterario e ufficiale) non è mai cambiato. E la scrittura araba è un mondo di ricchezza, anche estetica. Perciò mi piacerebbe imparare a leggere e scrivere, obiettivo che richiederà &#8211; immagino &#8211; anni di studio, ma che penso valga la pena darmi.</p>
<p>Andrea, invece, ha iniziato a fare kung fu. Una sua scelta, di fronte alla quale non ho espresso (pre) giudizi. E ora siamo in due a esserne entusiasti. Entrare nella filosofia dell&#8217;arte marziale significa anche ragionare dell&#8217;equilibrio tra potere della mente e controllo del corpo. Oltre che orientarsi alla disciplina e al rispetto. Tutti aspetti altamente formativi per un bambino e non solo&#8230; Un approccio al cosiddetto sport molto, molto diverso da quello competitivo occidentale. Ogni volta resto a guardare affascinata il mio piccolo impegnato a riprodurre gesti, ascoltare pensieri, vivere questa esperienza con ragazzi molto più grandi di lui. E gli sta facendo molto, molto bene sul carattere e sul comportamento.</p>
<p>Infine, una piccola rivoluzione nella geografia familiare. Mia nipote che da Firenze viene a vivere a Roma e, temporaneamente, da me. Con gli ovvi problemi di spazio, ma anche la gioia di averla vicina, la tranquillità di poter contare su di lei per un aiuto con Andrea, la felicità del piccolo all&#8217;idea di convivere per un po&#8217; con l&#8217;adorata cugina. Strano però&#8230; E&#8217; così tanto tempo che non convivo con un adulto&#8230;</p>
<p>Ecco, così si riposizionano i miei luoghi quotidiani. Mentre continuo a viaggiare nella scrittura e, anche, nella lettura (Vollmann, con la sua storia simbolica della fondazione dell&#8217;America). Sperando che i piedi, prima o poi, possano seguire la mente&#8230;</p>
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		<title>La madeleine della madeleine</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 20:07:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#8217;è un episodio letterario universalmente noto, forse è proprio quello della <em>madeleine</em> nella <em>Ricerca</em> di Proust. Si tratta della prima apparizione del fenomeno della &#8220;memoria involontaria&#8221; che rivestirà poi un ruolo tanto fondamentale nell&#8217;opera. Il sapore del dolcetto intinto nel tè in un pomeriggio invernale ha il potere di riportare in vita l&#8217;infanzia del narratore a Combray. Momenti del genere costellano la nostra vita, ma Proust ha avuto l&#8217;indubbio merito di dar loro una forma letteraria, una dignità profonda.</p>
<p><span id="more-913"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/madeleine.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-914" title="madeleine" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/madeleine.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>Ora, passati vent&#8217;anni esatti dalla prima lettura, ho deciso di riaffrontare la <em>Ricerca</em>, di rileggerla nella traduzione di Raboni e non in quella &#8211; affascinante ma assai poco fedele &#8211; proposta nel 1963 da Einaudi, nella quale ogni volume si avvaleva della traduzione di un diverso scrittore. Quella einaudiana, che tengo come uno dei più preziosi cimeli della mia libreria, è la traduzione che lessi a 16 anni; tre giorni fa mi sono invece immersa tra le pagine degli Oscar Mondadori.</p>
<p>Rileggo molto raramente. Sia perché il tempo mi sembra sempre troppo poco per potere, nell&#8217;arco di una vita, leggere tutto ciò che merita, sia per un timore più sottile di perdere la magia della prima lettura. Per questo la reticenza alla rilettura si applica con più forza ai libri maggiormente amati: non potrei mai perdonarmi la perdita di sensazioni ed emozioni regalatemi in un altro tempo da un testo: la sentirei come una forma di tradimento a me stessa.</p>
<p>Eppure i sette volumi della <em>Ricerca</em> mi chiamavano da tempo. Ne avevo ripescati vari brani nel corso dei miei studi (letterari e, anche, &#8216;scientifici&#8217;). Sentivo il bisogno di affrontarla con il carico di vent&#8217;anni di letture, e di vita, sulle spalle. Il momento era propizio: una di quelle fasi in cui leggo compulsivamente (complice, anche, la distensione estiva) e divoro qualunque mattone. E la scelta è stata giusta: lungi dal perdere l&#8217;incanto e la magia di quella prima lettura da sedicenne, sono di nuovo stata inghiottita dalle atmosfere proustiane, dal fascino della circolarità del pensiero, dalla sublime architettura dell&#8217;opera, dai personaggi perennemente sfuggenti.</p>
<p>Forse, però, ciò che mi sta rendendo così dolce questa rilettura è &#8220;l&#8217;effetto <em>madeleine</em>&#8220;. Ci sono frasi, passaggi, immagini che, quando il mio pensiero li incontra sulla pagina, hanno il potere di cancellare i vent&#8217;anni intercorsi dalla prima lettura. Mi riportano nel lettone dei miei genitori, convalescente da un intervento di appendicite e in attesa di subirne un altro. Addirittura, risvegliano una frase di mia madre detta allora proprio mentre leggevo la descrizione di Odette, un cibo che mangiavo durante i giochi del piccolo narratore e di Gilberte.</p>
<p>E chissà che proprio la centralità della memoria involontaria non abbia lavorato di nascosto mentre, sedicenne, divoravo volume su volume, per fissare in qualche angolo recondito del cervello l&#8217;istante che oggi la nuova lettura illumina come un lampo. La casa di Viale Gorizia, la sovraccoperta bianca e rossa del letto dei miei genitori, il gatto Tommi, i medici e gli ospedali. Tutto un pezzo di vita, lungo quanto la lettura, che adesso recupero così, involontariamente.</p>
<p>Perciò forse dovrei rileggere più spesso, almeno a scopo terapeutico: segnarmi i libri letti (belli o brutti, fa niente) durante i periodi felici e rileggerli nei momenti di tristezza. O tenerli di scorta per la vecchiaia, come un supporto alla memoria zoppicante, come una miccia in grado di accendere un ricordo in tutta la sua pienezza viva.</p>
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