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	<title>.: FRC :. &#187; informazione</title>
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	<description>Francesca Romana Capone</description>
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		<title>Il tramonto del bunga-bunga</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 09:25:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ci ho creduto finché non è arrivato il comunicato ufficiale: Berlusconi ha rassegnato le dimissioni. Non ci ho creduto nonostante i visi delle migliaia di persone in piazza, in attesa della fine di questo nuovo ventennio. Non ci ho creduto neanche guardando la sua faccia sfatta, il cerone insufficiente a nascondere la tragedia di un uomo di spettacolo che finisce pubblicamente nel fango. Non ci ho creduto anche se la UE e le agenzie di rating hanno fatto pesantemente irruzione nella nostra politica, scompaginando le carte in tavola. E invece è successo: ha dato le dimissioni, una stagione si è chiusa anche se, probabilmente, la pagheremo ancora a lungo.</p>
<p><span id="more-948"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/tramonto-b.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-949" title="tramonto b" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/tramonto-b-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Non sono tra gli entusiasti di Mario Monti. I nomi che girano per il possibile nuovo esecutivo non mi fanno impazzire. Né tanto meno mi piacciono le misure delle quali si parla. Non mi piace che a decidere siano stati, alla fin fine, i mercati, mentre il torpido elettorato di questo paese si trascinava nel suo stato anestetizzato e felice. Non sono contenta che sia un governo tecnico a rimettere mano alla legge elettorale, la cui forma ha comunque effetti notevoli sul tipo di democrazia che potrà uscire dalle urne. Mi disgusta certa parte dell&#8217;opposizione che oggi fa finta di raccogliere i frutti di anni di assoluta inerzia, in cui il Parlamento si è trasformato in un circo o in una sala bingo, offrendo uno spettacolo di raro squallore.</p>
<p>Ma. Pur sapendo che ancora non è scongiurato il disastro, che pagheremo come sempre sulla pelle dei più deboli, che ci troveremo il rettore della Cattolica come ministro dell&#8217;istruzione e altre amenità del genere&#8230; Pur sapendo tutto questo, l&#8217;idea di aver archiviato il bunga-bunga, la carriera delle donne ridotta alla prostituzione, l&#8217;immagine del paese consegnata a corna e barzellette, il regime delle televisioni e dell&#8217;immagine&#8230; Tutto questo mi sembra comunque un passo avanti.</p>
<p>L&#8217;importante è provare a guardare questo momento come un inizio e non (solo) come una tragicomica fine.</p>
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		<title>Nera che porta via&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 12:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le immagini di Genova sconvolta dall&#8217;alluvione mi fanno davvero male. La città che più amo, quella nella quale sogno di andare a vivere, trasfigurata da una furia naturale e, per questo, tanto più annichilente. Mancano le parole, manca anche la voglia di dare la colpa a qualcuno: inutili, mi pare, le polemiche verso il comune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le immagini di Genova sconvolta dall&#8217;alluvione mi fanno davvero male. La città che più amo, quella nella quale sogno di andare a vivere, trasfigurata da una furia naturale e, per questo, tanto più annichilente. Mancano le parole, manca anche la voglia di dare la colpa a qualcuno: inutili, mi pare, le polemiche verso il comune che, quanto meno, aveva diramato un allerta preciso (rispetto al quale qualcuno aveva pure polemizzato, dicendo che l&#8217;alluvione c&#8217;era già stata). Ce ne sono senz&#8217;altro di responsabilità, ma c&#8217;è anche il tocco dell&#8217;imponderabile, dell&#8217;impossibile da prevedere.</p>
<p><span id="more-941"></span>Il Bisagno che esonda, Marassi sott&#8217;acqua, Brignole trasformata in un lago metropolitano, metà di via Venti, coi suoi negozi chic, che schiuma di fango&#8230; Luoghi che ho percorso mille volte, fiumi che ho guardato sonnecchiare, pioggia che mi ha bagnato &#8211; anche fortissima a volte&#8230; Tutto questo, oggi, ha un altro volto, una maschera che fa paura. I morti, i danni materiali, la paura. E la pioggia che continua, indifferente, a cadere.</p>
<p>Per tutta la giornata di ieri ho sentito l&#8217;angoscia montare, come fossi anch&#8217;io un ruscello che si alza con la piena. Ho cercato i miei moltissimi amici, le tante persone che mi porto dentro anche se le vedo di rado. Piccole schiarite in un giorno buio le loro rassicurazioni; nuvole cupe i silenzi sui quali non so cosa costruire. E&#8217; a loro, ai danni che hanno subito, alla paura che hanno avuto, ai disagi che inevitabilmente vivono, che voglio essere vicina col pensiero, ché in altro modo non posso. Ma a Genova tornerò presto, perché è una città che non merita di morire affogata e che avrà bisogno di essere rivitalizzata.</p>
<p>La Liguria è una terra che amo proprio perché ricca di contrasti. La montagna e il mare, la parsimonia e la generosità, i colori e il grigio. Il sole smagliante e i temporali epici, primordiali, che non ho mai visto altrove, talmente violenti da essere potentemente belli. Ora è diverso. Alluvioni come queste delle ultime settimane ce ne sono sempre state &#8211; sono cresciuta nel racconto dell&#8217;alluvione in Costiera Amalfitana del 1954, che cancellò Maiori, il paese di mio padre &#8211; ma la frequenza con la quale si verificano negli ultimi anni sta lì a ricordarci che il clima è cambiato, e dobbiamo prendere atto che eventi così ce ne saranno sempre più spesso.</p>
<p>In qualche modo dovremo adattarci. Ma oggi mi fa ancora troppo male vedere Genova, la mia Genova, che si dibatte nella sua acqua nera.</p>
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		<title>Un saluto al sognatore</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 19:27:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sarò la prima né l&#8217;ultima a sentirsi triste, oggi, di fronte alla notizia della morte di Steve Jobs. Si è già scritto e detto di tutto, d&#8217;altro canto il suo cancro al pancreas aveva fatto sì che le redazioni fossero belle e pronte con polposi coccodrilli. Gli utenti mac hanno fatto il resto, inondando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sarò la prima né l&#8217;ultima a sentirsi triste, oggi, di fronte alla notizia della morte di Steve Jobs. Si è già scritto e detto di tutto, d&#8217;altro canto il suo cancro al pancreas aveva fatto sì che le redazioni fossero belle e pronte con polposi coccodrilli. Gli utenti mac hanno fatto il resto, inondando la rete di messaggi, ricordi, discussioni. Perciò questo post non serve a niente, se non a dire che mai avrei pensato di provare dispiacere per la morte di un imprenditore miliardario.</p>
<p><span id="more-937"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs-e-i-suoi-prodotti.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-938" title="steve jobs e i suoi prodotti" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs-e-i-suoi-prodotti-253x300.jpg" alt="" width="253" height="300" /></a>Il fatto è che Jobs ha incarnato un modello che mi pare ormai in via di estinzione: quello di un uomo che crea un impero attraverso il suo sogno. Non senza tic e nevrosi, immagino. Eppure a me viene da pensarlo come il Willy Wonka della <em>Fabbrica del cioccolato</em> di Dhal. Una specie di eterno bambino che riesce a rendere oro le sue idee e i suoi sogni, persino le sue follie. Non è e non vuole essere un ricordo agiografico il mio, però quando oggi ho riascoltato il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8ogACjJcNzc">discorso di Stanford</a> del 2005, con tutta la sua retorica, non ho potuto fare a meno di pensare che un imprenditore così ci mancherà.</p>
<p>Si è parlato tanto del suo essere proiettato nel futuro, eppure ciò che trovo affascinante nella figura di Jobs è ciò che lo riporta a un&#8217;immagine passata: il bambino sfortunato che crede nelle sue idee e costruisce un&#8217;impresa mondiale a partire dalla cantina di casa. Una storia di altri tempi, in un mondo che tende sempre più a escludere ciò che è diverso, ciò che rompe gli schemi, ciò che offre un punto di vista inedito sul mondo. Il genio di Jobs è soprattutto qui, nella capacità di guardare con altri occhi la tecnologia, di chiederle cose che nessuno le aveva chiesto prima (di essere bella, per esempio&#8230;), di rivoluzionare il rapporto delle persone con alcuni oggetti d&#8217;uso quotidiano.</p>
<p>Poi si può disquisire a lungo sulla reale superiorità dei computer Apple rispetto ai PC. Io mi sono convertita alla mela nel 2007 e non tornerei mai indietro, ma questo dipende anche dall&#8217;uso che se ne fa. Oltre che, appunto, dal desiderio che possiamo avere di instaurare una relazione nuova con gli strumenti che utilizziamo. Scrivo su un MacBook, ho accanto un iPhone&#8230; In parte perché, effettivamente, ne ho un vantaggio relativo all&#8217;utilità pratica, in parte anche &#8211; perché no? &#8211; perché sono oggetti belli, piacevoli, facili e immediati. Sono a misura d&#8217;uomo, e non sono certa che questa sia una questione accessoria&#8230;</p>
<p>Infine, mi ha colpito sentirlo parlare (sempre a Stanford) del suo rapporto con la morte, della morte come maggiore risorsa della vita, perché costringe a dar valore a ogni attimo. Chiunque abbia sfiorato la morte, propria o di chi gli sta accanto, conosce questa sensazione di subbuglio che riorganizza priorità, amore per le cose e le persone, gioia di fare e di essere. Nel bene e nel male, Steve Jobs i suoi 56 anni li ha vissuti davvero. Buon viaggio&#8230;</p>
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		<title>A piedi da Ginevra al Gran Sasso</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 13:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vera notizia sull&#8217;ipotesi che i neutrini viaggino più veloce della luce, è che &#8211; a quanto pare &#8211; lo fanno a piedi. Già, perché assai più della conferenza web del Cern, l&#8217;informazione più ghiotta proviene dalla nostra minestra dell&#8217;Istruzione. La quale, presa dall&#8217;entusiasmo, ha lasciato trapelare che lo straordinario risultato deve moltissimo ai 45 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vera notizia sull&#8217;ipotesi che i neutrini viaggino più veloce della luce, è che &#8211; a quanto pare &#8211; lo fanno a piedi. Già, perché assai più della conferenza web del Cern, l&#8217;informazione più ghiotta proviene dalla nostra minestra dell&#8217;Istruzione. La quale, presa dall&#8217;entusiasmo, ha lasciato trapelare che lo straordinario risultato deve moltissimo ai 45 milioni di euro investiti dal nostro paese per costruire un tunnel tra il centro ginevrino e i laboratori del Gran Sasso.</p>
<p><span id="more-930"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/Immagine-1.png"><img class="alignright size-medium wp-image-931" title="Immagine 1" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/Immagine-1-300x234.png" alt="" width="300" height="234" /></a>Il comunicato pubblicato ieri in serata dal sito del Ministero è al limite della fantascienza. Sia per i toni entusiastici &#8211; assai diversi da quelli adottati dagli stessi estensori dello studio (consultabile <a href="http://arxiv.org/abs/1109.4897">qui</a>), sia perché appare incredibile che in un ministero non ci sia un cane in grado di correggere errori tanto marchiani. Ma ciò che dispiace di più, è che le rare volte in cui una notizia di scienza accede alle prime pagine dei giornali, questo paese riesca sempre a trasformarla in farsa.</p>
<p>Così, mentre la comunità scientifica si interroga e si prepara a lunghe verifiche sperimentali ed elaborazioni teoriche, i media punteranno l&#8217;attenzione solo sullo sfondone di Mary Star. Una prova? Basta leggere <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/09/24/news/gaffe_gelmini-22159174/?ref=HRER2-1">qui</a>, <a href="http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_24/gelmini-velocita-luce_d91a222c-e6a4-11e0-93fc-4b486954fe5e.shtml">qui</a> o <a href="http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/421839/">qui</a>. E i risultati dell&#8217;esperimento passano inevitabilmente in secondo piano&#8230;</p>
<p>PS E noi che ci preoccupavamo della TAV o del ponte sullo stretto&#8230;</p>
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		<title>Un conto della serva</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 08:35:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche tempo, l&#8217;agenzia per la quale lavoro è diventata tristemente famosa: le precarie insultate da Brunetta come &#8220;la parte peggiore d&#8217;Italia&#8221; sono mie colleghe. Lavorano nello stesso posto dove lavoro io, sono presenti quanto lo sono io, sono impegnate da anni come me. Solo che io ho un contratto a tempo indeterminato e loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche tempo, l&#8217;agenzia per la quale lavoro è diventata tristemente famosa: le precarie insultate da Brunetta come &#8220;la parte peggiore d&#8217;Italia&#8221; sono mie colleghe. Lavorano nello stesso posto dove lavoro io, sono presenti quanto lo sono io, sono impegnate da anni come me. Solo che io ho un contratto a tempo indeterminato e loro no. Ora, com&#8217;era prevedibile, qualche imbecille ha avviato una caccia a trovare gli scheletri nell&#8217;armadio dei precari, per poter sostenere che dietro la loro battaglia si nasconde la volontà di difendere chissà quale privilegio. In particolare, <a href="http://ilpensieroverde.blogspot.com/2011/06/figlia-di-parlamentare-comunista.html">gli strali si sono rivolti verso Maurizia Russo Spena</a>, il cui cognome è &#8211; a detta di questi soggetti &#8211; eloquente di per sé.</p>
<p><span id="more-891"></span></p>
<div id="attachment_892" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/maurizia.jpg"><img class="size-full wp-image-892" title="maurizia e le sue bimbe" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/maurizia.jpg" alt="" width="200" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">maurizia e le sue bimbe</p></div>
<p>Già, perché Maurizia è figlia dell&#8217;ex senatore di Rifondazione Comunista Giovanni Russo Spena. E, come ha ammesso lei stessa, guadagna 1.800 euro al mese. Sul primo punto ho poco da dire. Essere &#8220;figli di&#8221; non significa automaticamente essere raccomandati. Non tutti approfittano delle eventuali scorciatoie che la genetica offre; per verificarlo basterebbe andare a guardarsi il curriculum e il percorso professionale di Maurizia che, per 10 anni, ha fatto la precaria a 800 euro al mese all&#8217;università. Se una persona ha le competenze giuste per svolgere un lavoro, poco importa di chi sia figlia, o moglie, o nipote. Non sono certo questi i casi scandalosi di nepotismo.</p>
<p>Ma quello che vorrei fare qui è semplicemente un conto della serva, equiparando lo stipendio di Maurizia al mio. Io sono in part time al 50% e guadagno circa 900 euro nette al mese; se fossi a tempo pieno avrei quindi il suo stesso mensile, ipotizzando che sia netto (cosa della quale non sono certa). Lavoriamo nella stessa sede, solo con contratti diversi.</p>
<p>Prima somma stupida. Io percepisco 13 mensilità, Maurizia 11. A fine anno, fanno 23.400 euro contro 19.800. Io ricevo, per ogni giornata lavorativa, un buono pasto di 8,80 euro. Contando, in un mese, 20 giorni lavorativi e sottraendoci, diciamo, 3 assenze, fanno 150 euro al mese in più. Io percepisco lo stipendio anche se mi ammalo, fino a 6 mesi l&#8217;anno, e usufruisco di 30 giorni di ferie pagate; Maurizia ha tutele minime se non è presente in azienda. Io sono coperta da un&#8217;assicurazione medica per visite specialistiche, ricoveri, parto eccetera. Io accumulo un tfr e una quota di contributi che mi può far vagamente sperare in una pensione. Maurizia, che ha una famiglia con un marito precario e complessivi 3 figli, non ha diritto nemmeno a un congedo di maternità. Quanto alla pensione, se vuole sperare di non finire i suoi giorni lavorando, deve trovare le risorse per pagarsela da sola.</p>
<p>Potrei andare avanti a lungo, ma direi che può bastare. Quando ho iniziato a lavorare qui, nel 1999, ero una co.co.co. anche io. Ho vissuto l&#8217;umiliazione di dover chiedere una fideiussione per ottenere un mutuo, poiché sia io che mio marito non eravamo a tempo indeterminato. Ho vissuto la sensazione straniante di fare l&#8217;identico lavoro di altri ma con regole diverse: meno rimborsi spese, invisibilità negli ordini di servizio (come se la maggior parte del lavoro, qui, si facesse da sola: i precari sono infatti il 60% dei lavoratori), nessuna tutela sindacale.</p>
<p>Io e Maurizia siamo due persone qualunque che lavorano in un posto con stipendi medio-alti e non avvitano bulloni. Entrambe abbiamo curriculum di tutto rispetto che giustificano il fatto di non essere telefoniste di un call center. Poi ci sono centinaia di altre situazioni: i call center appunto, le industrie, la scuola e l&#8217;università&#8230; Tutte accomunate, però, da un fattore: la rigida divisione tra inclusi ed esclusi, tra contratti a tempo indeterminato e precariato.</p>
<p>Ora, diciamolo chiaro, il contratto a tempo indeterminato non è un privilegio. E&#8217; una forma normale di lavoro, una forma che consente alle aziende di fare affidamento sui propri dipendenti e ai lavoratori di progettare la propria esistenza avendo una ragionevole certezza del luogo fisico e del reddito che avranno in un arco di tempo medio nel futuro. Un&#8217;azienda in crisi è sempre libera di operare licenziamenti collettivi, così come può licenziare singolarmente a fronte di giustificati motivi. Quanto alle spese che sostiene per un dipendente, basti questo: da collaboratrice guadagnavo due milioni e mezzo al mese; sono stata assunta a un milione e quattrocento netti. Per dire che le imprese hanno tutti i mezzi per pagare un dipendente con lo stesso esborso che hanno per un precario.</p>
<p>La vergogna, lo scandalo, allora è questo: che si sono create due tipologie di lavoratori che vivono fianco a fianco, fanno le stesse cose, hanno gli stessi tempi, impegni e responsabilità e però non possono avere la medesima visione della vita. Per un precario, l&#8217;orizzonte futuro si ferma dopo uno o due anni, o anche solo qualche mese. Che genere di approccio all&#8217;esistenza può avere una persona che non può programmare non dico una gravidanza o l&#8217;acquisto di una casa (le banche sembrano non essersi ancora accorte della diffusione dei contratti precari) ma nemmeno una settimana di vacanze o un intervento chirurgico?</p>
<p>Forse Brunetta ha ragione, forse sono davvero la parte peggiore d&#8217;Italia. Ma il fatto è che a renderli tali sono le leggi che lui e il suo governo, come altri prima, hanno fatto e delle quali loro stessi approfittano attraverso l&#8217;impiego massiccio nelle pubbliche amministrazioni.</p>
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