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	<title>.: FRC :. &#187; film</title>
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	<description>Francesca Romana Capone</description>
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		<title>Moretti vecchio e nuovo</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 09:43:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera, con un guizzo di audacia che ha stupito noi per prime, io e tre altre mamme-amiche siamo andate a vedere <em>Habemus Papam</em> e poi a prenderci una birra in serenità, vietandoci qualunque discorso bambinocentrico. Sarebbe stata comunque una bella serata, ma senz&#8217;altro è stata migliore perché tutte abbiamo apprezzato il film. Dove, mi sembra, si ritrova in parte il &#8220;vecchio&#8221; Moretti. Con qualcosa in meno e qualcosa in più.</p>
<p><span id="more-822"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/Habemus-Papam-locandina.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-823" title="Habemus-Papam-locandina" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/Habemus-Papam-locandina-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a>Intanto: dopo aver visto la pellicola, mi chiedo perché una parte della chiesa la abbia stigmatizzata. Ciò che emerge, agli occhi di un&#8217;atea anche abbastanza anticlericale come me, è un&#8217;immagine di grande umanità. Mai è messa in discussione la fede, né quella del Papa né quella dei cardinali. Piuttosto sono messi a nudo, direi quasi con affetto, debolezze, tic, passioni ed esitazioni di questi che in fondo non sono altro che uomini. Ne resta un sentimento di simpatia, una vicinanza che persone come me sentono di rado di fronte agli ecclesiastici di ogni specie.</p>
<p>In questo senso, l&#8217;interpretazione di Piccoli è magistrale. Spesso basta un&#8217;espressione per rendere viva e presente l&#8217;angoscia, la paura, il senso di inadeguatezza, la crisi di coscienza. E non è poco, visto che il film soffre di qualche buco di sceneggiatura. Più che raccontare, evoca. Usa, insomma, un linguaggio più consono al libro che al cinema, ma che comunque ho trovato efficace. Assai più discutibile la parte di Moretti, che sembra farsi il verso in maniera esasperata. Troppo macchiettistico.</p>
<p>Ma il suo tocco è presente dalla prima all&#8217;ultima scena, dai cardinali che copiano in conclave alla spiegazione sugli psicofarmaci, sino alla tanto inutilmente criticata partita di pallavolo. Il Moretti di Bianca, di Palombella rossa. Che ti fa ridere fino alle lacrime mentre disegna un tema doloroso e spinoso. Che usa il surreale per sottolineare il vero: basti pensare alla figura del portavoce, così simile nei suoi atteggiamenti all&#8217;algido Navarro Valls, ma anche così ingenuo e <em>naive</em> nella gestione di una situazione inaudita.</p>
<p>Chissà se per questo film Moretti ha riletto il grandissimo <em>Roma senza Papa</em> di Morselli. Certo spaesamento che colpisce fedeli e non fedeli di fronte all&#8217;improvviso ritrarsi del Papa mi ha ricordato quell&#8217;atmosfera. Come anche il tono ironico. Resta il fatto che questo, pur essendo un film in cui è facile scoprire difetti, sa coinvolgere ed emozionare. E sa far ridere anche quattro mamme in libera uscita!</p>
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		<title>Tentazione</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 20:21:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Passo moltissimo tempo in automobile: tragitti lunghi o solo troppo trafficati, percorsi obbligati di un quotidiano intasato. In genere non vedo l&#8217;ora di scendere. La tensione esplode a ogni semaforo, ho acquisito una guida da tassista romano &#8211; unico stile che consente la sopravvivenza a chi deve passare un paio d&#8217;ore al giorno sul mezzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Passo moltissimo tempo in automobile: tragitti lunghi o solo troppo trafficati, percorsi obbligati di un quotidiano intasato. In genere non vedo l&#8217;ora di scendere. La tensione esplode a ogni semaforo, ho acquisito una guida da tassista romano &#8211; unico stile che consente la sopravvivenza a chi deve passare un paio d&#8217;ore al giorno sul mezzo &#8211; sono un fascio di nervi e riflessi pronti a scattare.</div>
<div><span id="more-782"></span></div>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/Immagine-4.png"><img class="alignright size-medium wp-image-783" title="Immagine 4" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/Immagine-4-226x300.png" alt="" width="226" height="300" /></a>A me piace guidare, mi è sempre piaciuto. Amo viaggiare in macchina, divorare chilometri nella mia accogliente scatola di metallo, percepire il controllo sul movimento. Solo che di solito questo piacere è sopraffatto dalla congestione del traffico e dalla reciproca aggressività degli automobilisti.</p>
<div>Qualche volta, però, capita che la strada sia libera, come oggi. Raccordo con sporadiche macchine e un paio di pigri camion. Il piede che con una pressione leggerissima sull&#8217;acceleratore fa girare la lancetta. 80, 100, 120 chilometri orari. E nessuno davanti. Allora mi viene la voglia di continuare, di tirare dritto, di saltare la mia uscita e proseguire. Per andare dove? Altrove.</div>
<p>Mi è tornato in mente quel film delizioso, <em>Pane e tulipani</em>, dove la casalinga abbruzzese, dimenticata dalla famiglia in autogrill, approda a Venezia e si costruisce una nuova vita. Insomma la solita vecchia, pazza idea della fuga, come se poi bastasse allontanarsi per lasciare indietro se stessi.</p>
<p>E io lo so che non basta. Ma so anche che quando mi assale questa tentazione è un segno, un sintomo. Significa che la mia voglia di qualcosa di nuovo, di un cambiamento importante, si sta facendo pressante. E d&#8217;altronde anche questo lo leggo da mille piccoli segnali di fumo che mando a me stessa.</p>
<p>Poi è arrivata l&#8217;uscita 26. Diligente, l&#8217;ho imboccata e sono di nuovo qui, a casa. Niente &#8220;Chi l&#8217;ha visto&#8221;, per questa volta, ma il mio viso a ricordarmi che faccia ho, chi sono, cos&#8217;è che non mi piace più. Insomma, mi cerco da sola&#8230;</p>
<p>A proposito, mentre rimasticavo pensieri errabondi, stavo ascoltando questa: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=vt670GlzAGw">Honestly Ok</a></p>
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		<title>Suggestioni di un fine settimana</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 16:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su tutto il freddo. Tornato a mordere, che sia punte di pioggia gelida o vento sferzante che taglia le labbra. E poi il movimento. Lunghi tragitti in macchina &#8211; ma da passeggero &#8211; , camminate, un breve tratto in tram. Sapori buoni, di cibi preparati con cura, di barbera a scaldare la gola. Chiacchiere con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su tutto il freddo. Tornato a mordere, che sia punte di pioggia gelida o vento sferzante che taglia le labbra. E poi il movimento. Lunghi tragitti in macchina &#8211; ma da passeggero &#8211; , camminate, un breve tratto in tram. Sapori buoni, di cibi preparati con cura, di barbera a scaldare la gola. Chiacchiere con amici e un buio di cinema, nasi rossi chini sui libri e caffè al bar.</p>
<p><span id="more-709"></span>C&#8217;è una casa che si rifà il trucco al principio di questo fine settimana. Operai e artigiani dalla cortesia umana che ridisegnano uno spazio da abitare. Viene voglia di cambiare: paese, città, appartamento. Cambiare per ridisegnare, per appropriarsi di nuovo di uno spazio. Cambiare per non fermarsi, non stagnare. Un colore da dare a una parete come la tinta da passarsi sul cuore. Giallo luminoso, arancio caldo, verde acido. Miscele di umori da ripassare: tre, quattro mani per rendere compatta la scelta.</p>
<p>Il primo pomeriggio è un film di sorridente malinconia, o malinconica ironia: <em>La versione di Barney</em>. Meno cinico e caustico del libro, più triste e introspettivo. Avvolgente comunque. Il lago è lo specchio di amori e tradimenti, degli altri e di se stesso. Intorno le colline prendono fuoco, la memoria brucia nel rogo indistinto di un balbettio.</p>
<p>Casa è solo una piccola parentesi, poi fuori di nuovo, a piedi. Passeggio sotto una pioggia sottile. Il cappello non mi fa percepire il ritmo, sulle labbra si posa ogni tanto una goccia, dolce come una carezza dalla fronte al mento. Cammino e mi entra dentro qualcosa che somiglia al benessere, al piacere. I giusti movimenti, i giusti tempi. Il grigio-blu della sera nuvolosa a riempire i buchi del pensiero. Lo so benissimo cos&#8217;è che mi manca, ma camminando posso sopportarlo.</p>
<p>Il posto è piccolo, modesti i tavolini e gli sgabelli. Gente tranquilla che si strofina mani troppo fredde, sorpresa da un gelo già scordato. Siamo in tre, e i bicchieri si susseguono. Siamo in tre ma anche in venti. Sembra di conoscersi tutti, qui. Io è la prima volta che ci metto piede. Ma non è difficile rivolgersi un saluto, regalarsi un sorriso, scambiare una stretta di mano. Il tram mi riporta a casa presto, la lettura mi tira avanti qualche ora.</p>
<p>E stamattina i libri di Porta Portese. Guardarli uno a uno, banco per banco. Prendermi tutto il tempo: nessuno mi aspetta o si aspetta qualcosa da me. Intuire l&#8217;odore di una carta, sbirciare il prezzo a matita in un angolo, accendersi alla vista improvvisa di quel dorso che stavo cercando. Infilare via via il bottino nella borsa capiente, scambiar sorrisi con clienti che, nel mare magnum del mercato, sembrano seguire un percorso visibile solo agli iniziati. Chi compra libri, qui, compra libri. Difficile che si fermi per un paio di scarpe o un ninnolo qualsiasi.</p>
<p>Poi la casa, a scongelare le membra rattrappite dal troppo freddo. La doccia bollente a evaporare gli odori del mercato. La prosa di Gadda, pastosa, rabbiosa, cruenta ma anche scanzonata, intrigante e gustosa come un cibo molto speziato, agrodolce. Il volume azzurro mi guarda e mi aspetta con la feroce invettiva di <em>Eros e Priapo</em>. Raglia l&#8217;idiozia del capo e della folla, allora come oggi.</p>
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		<title>Picasso che gioca</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Aug 2006 14:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È uscito da poco in DVD un film girato nel 1956 da Henri-Georges Clouzot, direttore della fotografia Claude Renoir, dal titolo “Il mistero Picasso”. Circa ottanta minuti per seguire il genio al lavoro, attraverso una tecnica che fa comparire sullo schermo, tratto per tratto, le opere che via via realizza. È un film straordinario. Picasso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">È uscito da poco in DVD un film girato nel 1956 da Henri-Georges Clouzot, direttore della fotografia Claude Renoir, dal titolo “Il mistero Picasso”. Circa ottanta minuti per seguire il genio al lavoro, attraverso una tecnica che fa comparire sullo schermo, tratto per tratto, le opere che via via realizza.</p>
<p><span id="more-118"></span></p>
<p style="text-align: left;">È un film straordinario.</p>
<p style="text-align: left;">Picasso ha 73 anni, torso nudo, bermuda, gli incredibili occhi scuri che bucano il capo canuto. Parla poco, pochissimo. Quel poco che dice è folgorante. Ma ancora più forte è l’emozione di veder nascere corpi di donne, tori, nature morte con segni rari e decisi. Attraversa, in questa pellicola, più momenti del suo percorso creativo, dal cubismo alle immagini neoclassiche. E soprattutto gioca. Come i bambini con fogli e pennarelli, si diverte.</p>
<p style="text-align: left;">Ogni composizione che gemma dallo schermo contiene in sé almeno dieci quadri. Si comincia con poche linee che spartiscono con sicurezza lo spazio. Da queste germogliano le immagini, siano nudi od oggetti quotidiani. E qui inizia una nuova avventura, fatta di un’incessante ricerca, di segni nuovi, di campiture che cancellano alcune tracce, di colori che si sovrappongono e si alternano. C’è una testa di capra che, in dieci minuti (ma sappiamo dal commento che rispecchiano cinque ore di lavoro) si modifica cento volte. Ognuna è definita ma nessuna è definitiva.</p>
<p style="text-align: left;">Quello che mi ha soprattutto stupito è il processo attraverso il quale si esprime l’incredibile capacità di sintesi di Picasso. La semplicità è insieme origine e traguardo. In mezzo c’è un approfondimento continuo che passa dal complicarsi oltre misura della composizione. Non sono ripensamenti. L’artista sembra seguire una via sicura. Che parte da un rettilineo e poi fa curve tortuose prima di giungere di nuovo alla linea retta.</p>
<p style="text-align: left;">Ma l’ultima immagine non è mai uguale alla prima. È sintetica come quella, ma porta in sé la traccia della sua storia. Ha memoria, è ricca seppur nell’apparente povertà dei mezzi espressivi. Inutile aggiungere altro. È pittura, va vista.</p>
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