.: FRC :. Francesca Romana Capone

Un albero da sfogliare

dicembre 8

Come ogni anno, ho aspettato l’8 dicembre per fare l’albero di Natale, approfittando della “scusa” di doverlo fare per Andrea. In realtà è una cosa che mi è sempre piaciuta moltissimo; un’occasione per fare qualcosa con le nostre mani e per inventare, ancora una volta, un nuovo modo di guardare al Natale.

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Il tramonto del bunga-bunga

novembre 13

Non ci ho creduto finché non è arrivato il comunicato ufficiale: Berlusconi ha rassegnato le dimissioni. Non ci ho creduto nonostante i visi delle migliaia di persone in piazza, in attesa della fine di questo nuovo ventennio. Non ci ho creduto neanche guardando la sua faccia sfatta, il cerone insufficiente a nascondere la tragedia di un uomo di spettacolo che finisce pubblicamente nel fango. Non ci ho creduto anche se la UE e le agenzie di rating hanno fatto pesantemente irruzione nella nostra politica, scompaginando le carte in tavola. E invece è successo: ha dato le dimissioni, una stagione si è chiusa anche se, probabilmente, la pagheremo ancora a lungo.

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7 anni

marzo 18

Oggi Andrea compie 7 anni, e io con lui. Cioè, compie 7 anni il mio essere mamma che non finisce di stupirmi. Il viaggio più bello, quello della maternità, anche il più duro e difficile, ma imparagonabile con qualunque altra esperienza. Si è preso un sacco di coccole stamattina, prima che uscissi per andare al lavoro, abbracci, baci e carezze che ancora cerca – e chissà come mi sentirò quando li scanserà col volto burbero dell’adolescente. Read the rest of this entry »

Donna, inizio e fine

marzo 9

In questi giorni non mi viene facile scrivere. La scrittura è il mio modo di fare ordine nei pensieri, e adesso c’è troppa confusione, come in una casa dopo un trasloco. Mobili imballati, cassetti che sputano ricordi dimenticati, oggetti amati che non sanno più parlare. Mi ci vorrà del tempo. Eppure volevo scrivere qualcosa per l’8 marzo, qualcosa per e sulle donne, qualcosa che avesse a che fare con i pensieri che si affastellano in quella casa disordinata.

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In piazza

febbraio 13

C’ero anche io. Insieme a più di un milione di persone sono scesa in piazza per dire basta, per rivendicare una dignità che è sempre più calpestata, per ridare senso alle parole – come qualcuno ha detto – per riconoscermi nei volti giovani e anziani, di uomini e donne che non ne possono più. Senza simboli, senza bandiere. Eppure quella di oggi è stata, senza alcun dubbio, una mobilitazione politica.

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Certe cose preziose

febbraio 10

Il riccio che ho sottratto dai denti del cane questa estate: un nodo di paura irto di spine che, piano piano, si è aperto a mostrare un piccolo naso nero, zampette di topo, occhi aguzzi. Gli aculei si sono fatti più plastici, assecondando le pieghe della mano. Le zampe hanno cercato appoggio sul mio grembo per poi lanciarsi all’esplorazione della cucina. Ha ritrovato, poi, le mie mani che, nella notte, lo hanno lasciato andare più in là, al sicuro – almeno per un po’ – dai denti del cane. Avrei voluto tenerlo con me, quel riccio. Quel grumo di tenerezza ricoperto fitto fitto di spine. Invece il nostro incontro è durato un’ora, e poi è rimasto un ricordo prezioso.

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Degno epilogo

dicembre 31

31/12. Me lo dicono le cifre rosse contro il grigio del cielo di un pannello sulla Salaria, all’ingresso di Roma. Ultimo giorno di un anno da dimenticare. Che finisce, coerentemente a come è iniziato, malissimo. M’ero messa in viaggio ieri mattina con Andrea. Destinazione Umbria, casa dei miei. Cena con una decina di amici, tranquilla. Cose buone da mangiare, due chiacchiere e a letto. Ma si vede che non era cosa.

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Un banco africano

dicembre 21

Quest’anno ho deciso di cominciare a responsabilizzare Andrea sull’uso dei soldi. Un po’ perché credo sia giusto, un po’ – inutile negarlo – anche per necessità. Perciò abbiamo approntato due salvadanai: uno per lui e l’altro per i “bambini poveri”. Il primo deve servire a comprare giochi e sciocchezze che desidera oppure materiali scolastici che perde o rompe. Il secondo a ricordarsi di essere, comunque, fortunato.

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Un albero di carta

dicembre 10

Per fortuna basta poco. Uno scarto dalla normalità, minimo, perché il tempo ricominci a girare. Dopo giorni di orizzonte chiuso tra le pareti di casa, tra termometri e tristezze, oggi abbiamo fatto l’albero di Natale. Sempre lui, il vecchissimo albero di legno svedese che mi porto dietro dalla mia infanzia. Quello che ogni anno era una festa addobbarlo in un modo diverso. Unica, piccola, tradizione che ho mantenuto.

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Autoritratto con un anno in più

novembre 16

Niente. Per quanto uno tenti di ignorarlo, un anno dopo l’altro, puntuale, si presenta. Il giorno del compleanno, sì. Quello che stamattina ho accolto per la trentaseiesima volta (lo so che le signore non devono confessare la propria età, ma non mi sono mai sentita una signora, perciò…) Quest’anno, poi, l’avrei saltato molto volentieri. Mica per altro: è che ho la tendenza al bilancio, a cercare di tirare le fila. E questi ultimi mesi non sono stati molto generosi con me, né io con loro.

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