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	<title>.: FRC :. &#187; arte</title>
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	<description>Francesca Romana Capone</description>
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		<title>Un saluto al sognatore</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 19:27:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sarò la prima né l&#8217;ultima a sentirsi triste, oggi, di fronte alla notizia della morte di Steve Jobs. Si è già scritto e detto di tutto, d&#8217;altro canto il suo cancro al pancreas aveva fatto sì che le redazioni fossero belle e pronte con polposi coccodrilli. Gli utenti mac hanno fatto il resto, inondando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sarò la prima né l&#8217;ultima a sentirsi triste, oggi, di fronte alla notizia della morte di Steve Jobs. Si è già scritto e detto di tutto, d&#8217;altro canto il suo cancro al pancreas aveva fatto sì che le redazioni fossero belle e pronte con polposi coccodrilli. Gli utenti mac hanno fatto il resto, inondando la rete di messaggi, ricordi, discussioni. Perciò questo post non serve a niente, se non a dire che mai avrei pensato di provare dispiacere per la morte di un imprenditore miliardario.</p>
<p><span id="more-937"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs-e-i-suoi-prodotti.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-938" title="steve jobs e i suoi prodotti" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/steve-jobs-e-i-suoi-prodotti-253x300.jpg" alt="" width="253" height="300" /></a>Il fatto è che Jobs ha incarnato un modello che mi pare ormai in via di estinzione: quello di un uomo che crea un impero attraverso il suo sogno. Non senza tic e nevrosi, immagino. Eppure a me viene da pensarlo come il Willy Wonka della <em>Fabbrica del cioccolato</em> di Dhal. Una specie di eterno bambino che riesce a rendere oro le sue idee e i suoi sogni, persino le sue follie. Non è e non vuole essere un ricordo agiografico il mio, però quando oggi ho riascoltato il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=8ogACjJcNzc">discorso di Stanford</a> del 2005, con tutta la sua retorica, non ho potuto fare a meno di pensare che un imprenditore così ci mancherà.</p>
<p>Si è parlato tanto del suo essere proiettato nel futuro, eppure ciò che trovo affascinante nella figura di Jobs è ciò che lo riporta a un&#8217;immagine passata: il bambino sfortunato che crede nelle sue idee e costruisce un&#8217;impresa mondiale a partire dalla cantina di casa. Una storia di altri tempi, in un mondo che tende sempre più a escludere ciò che è diverso, ciò che rompe gli schemi, ciò che offre un punto di vista inedito sul mondo. Il genio di Jobs è soprattutto qui, nella capacità di guardare con altri occhi la tecnologia, di chiederle cose che nessuno le aveva chiesto prima (di essere bella, per esempio&#8230;), di rivoluzionare il rapporto delle persone con alcuni oggetti d&#8217;uso quotidiano.</p>
<p>Poi si può disquisire a lungo sulla reale superiorità dei computer Apple rispetto ai PC. Io mi sono convertita alla mela nel 2007 e non tornerei mai indietro, ma questo dipende anche dall&#8217;uso che se ne fa. Oltre che, appunto, dal desiderio che possiamo avere di instaurare una relazione nuova con gli strumenti che utilizziamo. Scrivo su un MacBook, ho accanto un iPhone&#8230; In parte perché, effettivamente, ne ho un vantaggio relativo all&#8217;utilità pratica, in parte anche &#8211; perché no? &#8211; perché sono oggetti belli, piacevoli, facili e immediati. Sono a misura d&#8217;uomo, e non sono certa che questa sia una questione accessoria&#8230;</p>
<p>Infine, mi ha colpito sentirlo parlare (sempre a Stanford) del suo rapporto con la morte, della morte come maggiore risorsa della vita, perché costringe a dar valore a ogni attimo. Chiunque abbia sfiorato la morte, propria o di chi gli sta accanto, conosce questa sensazione di subbuglio che riorganizza priorità, amore per le cose e le persone, gioia di fare e di essere. Nel bene e nel male, Steve Jobs i suoi 56 anni li ha vissuti davvero. Buon viaggio&#8230;</p>
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		<title>Il sommo dilettante</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 19:46:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un mondo visto di sghembo, a cavallo di uno spigolo vivo che separa verosimile e finzione nello spazio già fittizio del quadro. La pittura di Savinio è un gioco di specchi che riverbera mito collettivo, memoria individuale e fantasia. In questi giorni, Milano ospita una bellissima mostra che ripercorre, della vita proteiforme di questo sommo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un mondo visto di sghembo, a cavallo di uno spigolo vivo che separa verosimile e finzione nello spazio già fittizio del quadro. La pittura di Savinio è un gioco di specchi che riverbera mito collettivo, memoria individuale e fantasia. In questi giorni, Milano ospita una bellissima <a href="http://www.mostrasavinio.it/">mostra </a>che ripercorre, della vita proteiforme di questo sommo dilettante, il ruolo dell&#8217;arte visiva nella sua poetica.</p>
<p><span id="more-830"></span><img class="alignright size-medium wp-image-831" title="Savinio-Il-sogno-di-Achille" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/Savinio-Il-sogno-di-Achille-300x237.jpg" alt="" width="300" height="237" />Il quadro come dichiarata finzione, luogo dove l&#8217;immaginario si fa oggetto fisico, concreto. La pittura sembra scolpire i suoi soggetti, siano essi esseri antropomorfi, giocattoli, architetture. Il mito si fa corpo nella straordinaria serie di eroi del 1929. Anatomie modellate con immensa forza plastica, a eccezione delle teste. Minuscole, inutili. Quasi a segnalare l&#8217;inanità del pensiero razionale nei tempi aurei del mito.</p>
<p>E poi quelle teste non sviluppate o atrofizzate si mutano in capi di animali. Struzzi, cervi, uccelli i cui corpi &#8211; non più nudi della loro innocenza atletica di eroi &#8211; si rivestono di abiti borghesi, sgargianti. Oppure diventano i volti prototipici della scultura greca, ritrovati sotto il velo di contemporanei come Apollinaire.</p>
<p>Ancora: giocattoli enormi e città in miniatura, colori naturalistici spezzati dall&#8217;esplosione di forme cromatiche accese e taglienti, quasi fulmini che squarciano il cielo. Foreste impenetrabili e architetture oniriche, spesso inquadrate in una quinta sghemba &#8211; una porta, una finestra, una tenda che ondeggia. Pittura che rimanda al teatro, e al teatro sono dedicate le ultime sale della mostra, che conservano bozzetti di scene e di costumi.</p>
<p>Savinio musicista, Savinio scrittore, Savinio pittore. La sua letteratura e la sua pittura, pur mantenendosi nettamente distinte, offrono immagini complementari, si fanno specchi deformanti &#8211; ma pur sempre specchi &#8211; l&#8217;una dell&#8217;altra. Artista e intellettuale &#8220;completo&#8221;? No. Perfetto dilettante. Che, come dice la parola stessa, si diletta, si diverte, gioca. Tra le sue pagine e sulle sue tele aleggia un sorriso, una vena sottile d&#8217;ironia che sta lì a dire: &#8220;Non prendetemi sul serio, non lo faccio neanch&#8217;io!&#8221;</p>
<p>Eppure che scrittore, e che pittore, è stato&#8230;</p>
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		<title>Milano metafisica</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 20:58:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di questo fine settimana milanese, graziato da un cielo azzurro poco congruo e da un caldo estivo, mi porterò negli occhi e nel ricordo un quartiere di periferia, uno di quelli cui la deindustrializzazione ha lasciato un silenzio irreale, povere case dignitose, relitti di fabbriche e binari di ferrovie: la Bovisa. Ora so che anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di questo fine settimana milanese, graziato da un cielo azzurro poco congruo e da un caldo estivo, mi porterò negli occhi e nel ricordo un quartiere di periferia, uno di quelli cui la deindustrializzazione ha lasciato un silenzio irreale, povere case dignitose, relitti di fabbriche e binari di ferrovie: la Bovisa. Ora so che anche a Milano &#8211; città che sempre ho sentito estranea &#8211; ho un mio posto, un luogo che mi è entrato dentro.</p>
<p><span id="more-811"></span>Quasi una sfida, quella con Barbara: mostrarmi un volto di Milano che mi potesse sorridere. Non con l&#8217;apprezzamento razionale che si prova di fronte alle cose oggettivamente belle, che non mancano. Ma con il trasporto emotivo della pancia, con l&#8217;empatia, con la forza dell&#8217;immaginazione. E ci è riuscita, questa amica preziosa, questa mia simile in tante cose e, anche, nello sguardo.</p>
<p>Non mi ci ha portato subito, no. Prima abbiamo visitato la pinacoteca di Brera: un&#8217;autentica miniera di bellezza. Opere che, da sole, varrebbero il viaggio. Le più note &#8211; la pala di Brera di Piero della Francesca, il Cristo morto del Mantegna, il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo &#8211; e altre che si espongono in una grazia più umile, ma non meno eloquente. E poi l&#8217;allestimento così &#8220;vecchio&#8221;, la quadreria. Nessun percorso obbligato, nessun lunghissimo pannello esplicativo, nessuna barriera tra te e le opere. Solo tu e i quadri.</p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/sironi7.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-812" title="sironi7" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/sironi7-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il contrasto non poteva essere più stridente. Dalle strade luminose e animate di Brera al silenzio metafisico della Bovisa. Eppure subito mi è tornato in mente Sironi, di cui la pinacoteca ospita alcune tele. La Bovisa possiede quella poesia arcana che il pittore ha saputo così bene raccontare. Sotto un cielo compatto di blu, come dipinto a campate piatte, lisce, le basse case sono quasi inghiottite dai muri colossali delle ex fabbriche, dalle moli industriali, dal ferro del gasometro.</p>
<p>Fazzoletti di verde &#8211; un albero, una striscia di prato selvatico &#8211; annegati in prospettive di ferro e cemento. Binari e soprelevate a delimitare uno spazio altro dalla città. Nessuno per le strade, pochi suoni. Il vento ieri. E stamattina, quando di nuovo ci siamo tornate, una gallina a razzolare nell&#8217;erba alta, stretta tra due case.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-813" title="bovisa" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/bovisa-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>C&#8217;è qualcosa di profondamente umano in queste strade. Dalle dimensioni dei palazzi, al ricordo delle industrie, del lavoro produttivo, quello che fa cose, non finanza e pezzi di carta. Il lavoro con le mani e la fatica, dove la fabbrica è come una grande chioccia che cova le case popolari, i loro interni umidi, i cortiletti modesti. ù</p>
<p>Un posto umano senza uomini. Perché di persone ne abbiamo incontrate pochissime. Uno scenario, uno sfondo teatrale sul quale immaginare la recita della vita. Come nei quadri di Sironi, appunto. Sospesi nell&#8217;istante tra inspirazione ed espirazione, nel lento respiro dell&#8217;esistenza.</p>
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		<title>Lo spettacolo del corpo</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 07:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I corpi, le luci e ombre, le forme, i veli, i costumi, i ritmi, le scene: Botanica &#8211; ma sarebbe più corretto &#8220;Organica&#8221; &#8211; è uno spettacolo totale, uno spettacolo nel senso proprio della parola. Lo spettatore è travolto e coinvolto attraverso lo stupore, l&#8217;emozione, il godimento estetico. Le mille trovate sceniche e coreografiche sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I corpi, le luci e ombre, le forme, i veli, i costumi, i ritmi, le scene: Botanica &#8211; ma sarebbe più corretto &#8220;Organica&#8221; &#8211; è uno spettacolo totale, uno spettacolo nel senso proprio della parola. Lo spettatore è travolto e coinvolto attraverso lo stupore, l&#8217;emozione, il godimento estetico. Le mille trovate sceniche e coreografiche sono una sorpresa continua, una sorpresa alla quale io e mia madre abbiamo assistito ieri sera a bocca aperta, come bambini al circo.</p>
<p><span id="more-770"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/momix.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-771" title="momix" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/momix-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a>E c&#8217;è qualcosa del gusto infantile, del gioco, in questo spettacolo fatto di numeri diversi il cui filo conduttore è quello della natura: elementi vegetali e animali, a tratti anche minerali, prendono forma attraverso la regia e, soprattutto, grazie ai corpi dei ballerini. Perché l&#8217;ho sempre pensato, io, che il corpo umano è enormemente espressivo, ma è guardando questi uomini e donne che lo hanno allenato a piegarsi, dilatarsi, elevarsi che questa capacità assume forza e presa.</p>
<p>Uno specchio trasforma una donna in ragno, una gabbia di fili basta a fare di un&#8217;altra una trottola lucente; un costume lega a coppie centauri che trottano sul palco; una vela bianca rende un uomo un fiore che si apre e timidamente si richiude su se stesso. La musica è ritmo, quando pacato, quando invece accelerato e battente. I colori concorrono all&#8217;armonia dell&#8217;insieme che è costruita, però, su dissonanze, contrasti, sorprese appunto.</p>
<p>Ma la coreografia non è mai artificio fine a se stesso. Gli elementi, le trovate, sono sempre semplici. Una trama fosforescente mima una danza di forme animali o batteriche mentre altrove sono semplici tutù a regalare la grazia di corolle alle ballerine. Un velo bianco spumeggia come mare, un tubo che unisce le braccia regala ritmi ondulanti alla danza. Meraviglia e grazia, leggerezza e forza sono i tratti distintivi dello spettacolo.</p>
<p>Dopo una giornata di pioggia battente e chilometri e ore in auto, in mezzo a un pubblico maleducato, che arriva in ritardo e rumoreggia, i Momix sono riusciti a proiettarmi per un attimo in un&#8217;altra dimensione, quella dell&#8217;arte e della fantasia, dove il corpo &#8211; forte, sensuale, bello e grottesco &#8211; è assoluto, e splendido, protagonista.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=WrBZmZY91oI&amp;NR=1">Un assaggio qui.</a></p>
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		<title>La cultura ai tempi del Pdl: più piselli per tutti!</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 13:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche questo blog ha deciso di dare il suo contributo nell&#8217;aiutare i parlamentari a prepararsi al voto di fiducia sul ministro della cultura, Sandro Bondi. (Cristo, vederlo scritto così fa impressione). E lo fa mettendo insieme tre articoli pubblicati in questi giorni da tre diverse testate: Repubblica, Corriere e Il Fatto. Cominciamo dal pezzo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche questo blog ha deciso di dare il suo contributo nell&#8217;aiutare i parlamentari a prepararsi al voto di fiducia sul ministro della cultura, Sandro Bondi. (Cristo, vederlo scritto così fa impressione). E lo fa mettendo insieme tre articoli pubblicati in questi giorni da tre diverse testate: Repubblica, Corriere e Il Fatto.</p>
<p><span id="more-651"></span>Cominciamo dal <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_novembre_17/crollo-pompei-foto-street-view-restauro-2009_e0ba550a-f23b-11df-a59d-00144f02aabc.shtml">pezzo del Corriere</a>, datato 10 novembre, nel quale apprendiamo che la Casa dei Gladiatori, ingloriosamente crollata il 6 novembre a Pompei, era in restauro nel 2009. Lo scopriamo attraverso una foto di Google Street View, difficilmente smentibile, nonostante il nostro ministro abbia asserito che gli ultimi restauri del lotto risalissero agli anni &#8217;50. Curiosa amnesia quella di Bondi, visto che copre il periodo di commissariamento degli scavi&#8230;</p>
<p>Ma il nostro aveva evidentemente altro da fare. Per esempio, doveva trovare un &#8220;lavoretto&#8221; al figlio della sua compagna (già, Bondi ha una compagna&#8230;), come ci racconta oggi un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/18/lady-bondi-figlio-ministeri-di-famiglia/77499/">articolo del Fatto</a>. Un giovane volenteroso che, casualmente, ha trovato un impiego (temporaneo, per carità!) alla direzione generale Cinema del ministero dei beni culturali. Ok, è un architetto, e con questo? In fondo si occupa solo delle domande di finanziamento pubblico alle produzioni cinematografiche.</p>
<p>Comunque smettiamola con queste polemiche. Perché Bondi ha anche patrocinato importanti restauri. Ce lo racconta <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/11/18/news/statue_palazzo_chigi-9230481/?ref=HREC1-6">l&#8217;articolo di Repubblica</a>: il gruppo marmoreo greco-romano con Venere e Marte, che Berlusconi ha portato a Palazzo Chigi sottraendolo (si dice &#8216;in prestito&#8217;) al museo delle Terme di Diocleziano, è stato riportato al suo antico splendore. Saltando a piè pari una tradizione di un secolo di restauro conservativo e rigorosamente filologico, la scultura è stata integrata delle parti mancanti: le mani di Venere e il membro di Marte.</p>
<p>(E qui cito un amico, al quale, se ritiene, sarò lieta di riconoscere il copyright: &#8220;Prima o poi, un archeologo ritrovera le une strette all&#8217;altro, chiaramente il gruppo marmoreo andrà ridisegnato&#8230;&#8221;)</p>
<p>Il tutto posto contro un bel fondo cielo-blu-forza-italia a Palazzo Chigi. Operazione che mi sembra sintetizzare a meraviglia le politiche culturali nel nostro paese ai tempi del Pdl: &#8220;Più piselli per tutti!&#8221; (Suvvia, dirà qualcuno, 70mila euro per un pisello non sono poi molti. Bisogna vedere cos&#8217;altro avrebbero potuto pagare).</p>
<p>Ecco, la finisco qui, gli articoli si commentano da soli. Ah, un&#8217;ultima cosa: il partito dell&#8217;anguilla, cioè Fli, non parteciperà al voto di fiducia a Bondi. Così, giusto per ricordarlo a tutte quelle persone di sinistra che hanno deciso di considerare Fini il salvatore dei patrii destini&#8230;</p>
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