dicembre
21
Quest’anno ho deciso di cominciare a responsabilizzare Andrea sull’uso dei soldi. Un po’ perché credo sia giusto, un po’ – inutile negarlo – anche per necessità. Perciò abbiamo approntato due salvadanai: uno per lui e l’altro per i “bambini poveri”. Il primo deve servire a comprare giochi e sciocchezze che desidera oppure materiali scolastici che perde o rompe. Il secondo a ricordarsi di essere, comunque, fortunato.
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dicembre
10
Per fortuna basta poco. Uno scarto dalla normalità, minimo, perché il tempo ricominci a girare. Dopo giorni di orizzonte chiuso tra le pareti di casa, tra termometri e tristezze, oggi abbiamo fatto l’albero di Natale. Sempre lui, il vecchissimo albero di legno svedese che mi porto dietro dalla mia infanzia. Quello che ogni anno era una festa addobbarlo in un modo diverso. Unica, piccola, tradizione che ho mantenuto.
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ottobre
24
Chilometri di niente. Sabbia bigia, calpestata da animali – cani, cavalli. Sfumature di blu, di azzurro, tra onde vuote di bagnanti e cielo sgombro. Un respiro di freddo a farsi brivido sulla pelle. Un annuncio di tramonto imminente nell’aria. Il respiro calmo del vuoto.
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settembre
11
I bambini tendono ad emulare gli adulti. Gli adulti più vicini che hanno sono i genitori. Ecco quindi i tifosi in miniatura, le bimbe con collezioni di scarpe, le finte conversazioni al telefono, le passioni non troppo spontanee per le auto, e così via. Andrea non fa eccezione. E dato che mi vede perennemente impegnata con i libri – a leggerne o a scriverne – questa estate ha iniziato a produrne anche lui.
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agosto
15
Per prima cosa corre alla finestra. Guarda corrucciato le nuvole finché non individua una striscia di sereno laggiù, dove c’è il mare. Allora sorride, Andrea, eccitato e felice, perché l’avventura sta per cominciare. Andiamo in barca, a pesca. La prima volta per lui: gioia e timore si mischiano nella sua irrequietezza.
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marzo
21
È andata così.
Con un sole insperato. Con una voglia di primavera più forte del freddo. Con una tovaglia rossa lunga cinque metri, troppa roba da mangiare apparecchiata. Con mamme – molte – e papà – qualcuno – rilassati e ciarlieri. Con 17-18 bambini sparpagliati sul prato. Con guance arrossate dall’aria non proprio tiepida e dalle corse a capofitto giù per il pendio.
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febbraio
12
Sì, lo so, ne avranno scritto tutti. E saranno state pubblicate immagini di impareggiabile bellezza e suggestione. Io, di questa giornata, mi ricorderò gli occhi spalancati di Andrea e la sua fibrillazione. E il sorriso bambinesco che mi ha fatto compagnia per tutto il tempo della nevicata.
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febbraio
4
Da giorni e notti – molte – di lavoro intenso, bello, proficuo. Da un pomeriggio di emozione e parole. Da molti sguardi caldi e curiosi, da tanti sorrisi. Riemergo stanchissima, ma piena di cose belle, e di idee. Per dirmi che sì, valeva la pena anche tutta questa fatica.
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gennaio
7
Il 3 gennaio, di domenica ovviamente, Andrea ha pensato bene di sbattere contro lo spigolo della mia scrivania. Capita spesso, gli metto un po’ d’acqua fredda sulla testa. Ma mentre compio questa operazione mi accorgo che sta uscendo un po’ di sangue. Niente di che, ha un taglietto di un centimetro. Disinfetto e premo con una garza senza immaginare come sarebbe andato il resto della serata.
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dicembre
15
Andrea, come probabilmente tutti i figli di genitori separati, ha sviluppato le sue strategie. Lo so, questo. Tuttavia non smette di stupirmi la logica dei suoi ragionamenti, elaborati sulla base di quanto io e il padre gli abbiamo spiegato. Qui siamo alle prese con la “voglia di fratellino” ed è una storia a puntate…
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