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	<title>.: FRC :. &#187; andrea</title>
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	<description>Francesca Romana Capone</description>
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		<title>Un anno senza</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 20:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Babi, stamattina la tramontana faceva vorticare in uno sciame crepitante le foglie secche nei cortili di Tor Vergata. Tre ciclamini impertinenti scoppiavano di bianco e rosa nella ciotola proprio di fronte all&#8217;auletta. Il cielo azzurro provava a far sembrare bello anche il grigiume degli edifici universitari. Un anno fa, invece, il tempo era coperto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Babi,<br />
stamattina la tramontana faceva vorticare in uno sciame crepitante le foglie secche nei cortili di Tor Vergata. Tre ciclamini impertinenti scoppiavano di bianco e rosa nella ciotola proprio di fronte all&#8217;auletta. Il cielo azzurro provava a far sembrare bello anche il grigiume degli edifici universitari. Un anno fa, invece, il tempo era coperto. O almeno così mi pare di ricordare, ma senza alcuna certezza. Di quella giornata molte cose si confondono, così come delle precedenti.</p>
<p><span id="more-988"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/Babi-piscina1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-990" title="Babi piscina" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/Babi-piscina1.jpg" alt="" width="198" height="292" /></a>Ma non è di quell&#8217;ultima, terribile, manciata di ore che voglio scriverti. Piuttosto dei giorni che sono venuti dopo, dei mesi sui mesi, di tutte le volte che ho pensato &#8220;Ecco, le dimissioni di Berlusconi le avresti dovute vedere, questa persona ti avrebbe fatto incazzare, il timballo ti sarebbe piaciuto, <em>Vita e Destino</em> ti avrebbe entusiasmato&#8221;. Succede di continuo, ma non è un rimpianto: è solo il modo che ho trovato per continuare a sentirti vivo. Così fai parte della mia vita, con la tua carne e il tuo spiritaccio, com&#8217;eri davvero, e non evanescente come un&#8217;ombra che piano piano scompare.</p>
<p>Il fatto è che per me questo è stato un bell&#8217;anno. A partire da quel giorno zero, dopo mesi dolorosi, mi sono aggrappata al mio tempo per viverlo fino in fondo. A modo mio, certo; un modo che a molti sembra strano, inutile, forse velleitario. Ma io sono in pace con me stessa, e questo è un risultato grande. Sono fiera delle cose che ho fatto e anche dei risultati che comincio a intravedere. Lo saresti stato anche tu.</p>
<p>La prima cosa che non sai è che, in un momento in cui usare la testa mi faceva male, ho ricominciato a usare le mani. Così sono nati i miei &#8216;bottoni&#8217;, che ancora mi accompagnano ogni volta che ho bisogno di rallentare i pensieri. Ti sarebbero piaciuti un sacco gli accostamenti di forme e colori, ti avrebbe divertito l&#8217;inaspettata pazienza che metto nel torcere il sottile filo di ferro.</p>
<p>Non sai, poi, che tre mesi esatti dopo di te, se ne è andato Otto. Altro colpo duro per me e per Andrea. Fare i conti continuamente con l&#8217;assenza, cercare di darle nome e ragione: un lavorio continuo con tuo nipote, colpito profondamente da queste fini così vicine. Cercare di raccontargli la morte col sorriso sulle labbra è stato esercizio di autocontrollo ma anche di &#8216;digestione&#8217; per me. Ho ringraziato mille volte di avere Andrea che non mi ha concesso di lasciarmi mai andare.</p>
<p>Estate: Torino e la scuola estiva; Genova e gli amici; Pontetto con gli scogli e il mare così simile alla Costiera. Andrea e l&#8217;acqua, finalmente amata. Un pesciolino come, con fatica, sono diventata anche io. Ma ancora mi ricordo la Sardegna e le braccia saldamente attaccate al tuo collo, mentre mi trascini in quel turchese improbabile in cui il sole filtra pesci e sabbia fine. Anche a tuo nipote piace nuotare così, aggrappato alla mia schiena: la patella e lo scoglio, diciamo noi. Infila maschera e sputazza dal boccaio, esplorando affascinato il pullulare di vita sul fondale.</p>
<p>Anche della mia decisione di studiare l&#8217;arabo saresti stato contento: so già che ne avremmo parlato e avresti tirato giù qualche polveroso volume di poeti arabi. Così come avresti condiviso con me la letteratura di quel mondo che vado via via scoprendo. E ti avrebbe affascinato la calligrafia, la sintesi del segno continuo, il contrappunto dei segni diacritici. Ti avrei mostrato i miei quaderni e mi avresti incoraggiato a continuare.</p>
<p>Meno ti saresti entusiasmato, forse, per le mie disordinate ricerche all&#8217;università, che pure sono per me così importanti. Certo, comunque, avresti gioito del rapporto che ho costruito con alcune, bellissime persone, del rispetto che mostrano verso la mia testardaggine e la mia voglia di ritagliarmi un piccolo spazio per lo studio e la conoscenza. In casa, intanto, i libri si accumulano con il disordinato amore con il quale li vivevi anche tu.</p>
<p>La cucina è un posto dove ti penso sempre. Sia perché spesso ricerco i sapori noti dei tuoi piatti, sia perché quando mi allontano da quella via penso a quanto una certa pietanza ti sarebbe piaciuta o ti avrebbe lasciato perplesso. Lo sai? Oltre a varie genovesi degne di casa Capone, mi sono prodotta anche in un sublime sartù! Mani e intuito e creatività: la mia cucina nasce dalla tua e, nei metodi, le somiglia.</p>
<p>Come si condivide il ricordo? Noi ci abbiamo provato, pensando a quello che ti sarebbe piaciuto. La cena con gli amici di sabato: gustosa, allegra e piena di te. Il brindisi davanti a quello che, dopo il pensierino scritto a scuola da Andrea, è diventato il tuo &#8220;vaso&#8221; (&#8220;sono triste &#8211; aveva scritto &#8211; perché penso a mio nonno morto nel suo vaso&#8221;, e sotto ci aveva disegnato proprio un vaso con i fiori e una specie di omino liofilizzato dentro&#8230;). I tanti amici pieni di affetto vero e grande, e le tue &#8216;donne&#8217;, come un anno fa.</p>
<p>E poi la mostra che speriamo si farà. Mettere in fila i tuoi quadri e disegni di cinquant&#8217;anni, esporli in quella Maiori dove non tornavi più perché non la riconoscevi, come un amante tradito. Eppure hai lasciato qualche segno anche lì, nei racconti del sindaco e nei ricordi dei compaesani. Sarà bello sapere che qualcosa di tuo resterà lì, in quella terra che io amo ancora tanto e dove, nonostante tutto, mi hai fatto affondare profonde radici emotive.</p>
<p>Ci sono altre due cose, le più belle, che non sai e che non ti scrivo qui. E ce ne sono altre mille che, ne sono certa, mi torneranno in mente appena staccherò le dita dalla tastiera. Non fa niente: la mia è una preghiera laica. Non credo che mi veda e che mi ascolti, penso solo che sia bello, comunque, continuarti a parlare.</p>
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		<title>Un albero da sfogliare</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 22:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ogni anno, ho aspettato l&#8217;8 dicembre per fare l&#8217;albero di Natale, approfittando della &#8220;scusa&#8221; di doverlo fare per Andrea. In realtà è una cosa che mi è sempre piaciuta moltissimo; un&#8217;occasione per fare qualcosa con le nostre mani e per inventare, ancora una volta, un nuovo modo di guardare al Natale. Stamattina, con Irene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni anno, ho aspettato l&#8217;8 dicembre per fare l&#8217;albero di Natale, approfittando della &#8220;scusa&#8221; di doverlo fare per Andrea. In realtà è una cosa che mi è sempre piaciuta moltissimo; un&#8217;occasione per fare qualcosa con le nostre mani e per inventare, ancora una volta, un nuovo modo di guardare al Natale.</p>
<p><span id="more-964"></span>Stamattina, con Irene e Andrea, siamo andati a visitare &#8220;Più libri più liberi&#8221;, l&#8217;annuale fiera della piccola e media editoria che si tiene a Roma. In macchina abbiamo chiesto al piccolo come avrebbe voluto decorare l&#8217;albero: &#8220;Con i libri!&#8221; &#8211; ha risposto deciso. A partire da questa sua idea, abbiamo pensato di costruire tanti piccoli finti libri con carta riciclata da appendere ai rami dell&#8217;albero di legno svedese.</p>
<p>Anche <a href="http://www.francescaromanacapone.it/archives/664">l&#8217;anno scorso</a> la visita alla fiera era servita come spunto: avevamo infatti appeso all&#8217;albero decine di segnalibri di ogni forma e colore. E in fondo per me non ci potrebbe essere niente di più bello e più beneaugurante di un albero ispirato ai libri, alla lettura, alla scrittura.</p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0293.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-965" title="IMG_0293" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0293-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a>Così alla fiera ci siamo appropriati di quanti più cataloghi possibile, soprattutto delle case editrici per bambini che hanno volumi con copertine illustrate e colorate. A casa, abbiamo ritagliato moltissime piccole copertine di vari formati: classiche, quadrate, allungate, rotonde&#8230; Ognuna è stata applicata su un finto libricino ricavato da altri fogli di scarto. Ciascun libricino, a sua volta, è stato appeso all&#8217;albero con fili di lana colorata.</p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0288.jpg"><img class="size-medium wp-image-966 alignleft" title="IMG_0288" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0288-223x300.jpg" alt="" width="134" height="180" /></a>Abbiamo passato il pomeriggio in mezzo a ritagli di carta, ridendo come scemi, tagliando, spillando, annodando. Il risultato ci piace moltissimo, forse anche più di quello dello scorso anno! E come sempre, quando rimetto mano a questo vecchio cimelio svedese, mi tornano in mente i natali di quando ero bambina e, con mio padre, inventavamo le cose più strane pur di non piegarci alla banalità della palla dorata.</p>
<p>Quest&#8217;anno mio padre non c&#8217;è più, e per quanto ci giriamo intorno, tutti noi di famiglia temiamo un po&#8217; il peso della sua assenza. Ma quando mi ritrovo a compiere gesti più o meno quotidiani &#8211; scherzare, cucinare, decorare l&#8217;albero &#8211; che me lo ricordano e me lo riportano così com&#8217;era, sento la sua presenza come una parte gioiosa di me, e credo che non ci sia modo migliore di farlo continuare a vivere.</p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0294.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-967" title="IMG_0294" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/IMG_0294-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a>Andrea ha anche scritto la sua lettera a Babbo Natale, chiedendo cose ovvie e cose assurde, come al suo solito. Ci crede ancora? Non so, certo gli piace illudersi che esista. E forse si diverte all&#8217;idea di quel vecchio barbuto che, disperato, va in cerca nel suo magazzino di &#8220;un acquario giocattolo con le civette delle nevi&#8221;. Senza dimenticarsi &#8220;un&#8217;agenda per scrivere le mie idee per far l&#8217;albero di Natale&#8221;.</p>
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		<title>Geografia quotidiana</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 08:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si può più rimandare: l&#8217;anno lavorativo e scolastico è cominciato, con tutto il suo ingorgo di impegni, di spostamenti, di movimenti frenetici. Di tempo che scivola dalle mani come un&#8217;anguilla, di stanchezza che si accumula sugli occhi alla sera, tira giù le palpebre come tendaggi pesanti. Ma anche di sorrisi che mi vengono a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può più rimandare: l&#8217;anno lavorativo e scolastico è cominciato, con tutto il suo ingorgo di impegni, di spostamenti, di movimenti frenetici. Di tempo che scivola dalle mani come un&#8217;anguilla, di stanchezza che si accumula sugli occhi alla sera, tira giù le palpebre come tendaggi pesanti. Ma anche di sorrisi che mi vengono a trovare spesso, di una serenità che non ha grandi appigli ma che ha deciso di non arrendersi. E in questa ripresa, la geografia ha un suo posto, perché indica spostamenti e richiami a culture diverse&#8230;</p>
<p><span id="more-924"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/foto_mappe_antiche_22.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-925" title="foto_mappe_antiche_22" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/foto_mappe_antiche_22-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Mi spiego. Delle piccole novità che ogni anno costellano il nuovo avvio, ce ne sono alcune che implicano uno spostamento del pensiero in aree geografiche e culturali lontane. Casuali, ma forse nemmeno troppo: questo paese mi sta sempre più stretto, così come la sua (in) cultura. Per tornare a viverlo e apprezzarlo sento il bisogno di allontanarmi. E poiché non ho molte possibilità di farlo realmente, lo faccio con la testa, che in fondo è la mia parte più vitale.</p>
<p>Intanto, mi sono iscritta a un corso di arabo per principianti. Sono terribilmente interessata alla storia della scienza arabo-islamica medievale e la lingua è una chiave di accesso privilegiata. Soprattutto perché l&#8217;arabo classico (quello scritto, letterario e ufficiale) non è mai cambiato. E la scrittura araba è un mondo di ricchezza, anche estetica. Perciò mi piacerebbe imparare a leggere e scrivere, obiettivo che richiederà &#8211; immagino &#8211; anni di studio, ma che penso valga la pena darmi.</p>
<p>Andrea, invece, ha iniziato a fare kung fu. Una sua scelta, di fronte alla quale non ho espresso (pre) giudizi. E ora siamo in due a esserne entusiasti. Entrare nella filosofia dell&#8217;arte marziale significa anche ragionare dell&#8217;equilibrio tra potere della mente e controllo del corpo. Oltre che orientarsi alla disciplina e al rispetto. Tutti aspetti altamente formativi per un bambino e non solo&#8230; Un approccio al cosiddetto sport molto, molto diverso da quello competitivo occidentale. Ogni volta resto a guardare affascinata il mio piccolo impegnato a riprodurre gesti, ascoltare pensieri, vivere questa esperienza con ragazzi molto più grandi di lui. E gli sta facendo molto, molto bene sul carattere e sul comportamento.</p>
<p>Infine, una piccola rivoluzione nella geografia familiare. Mia nipote che da Firenze viene a vivere a Roma e, temporaneamente, da me. Con gli ovvi problemi di spazio, ma anche la gioia di averla vicina, la tranquillità di poter contare su di lei per un aiuto con Andrea, la felicità del piccolo all&#8217;idea di convivere per un po&#8217; con l&#8217;adorata cugina. Strano però&#8230; E&#8217; così tanto tempo che non convivo con un adulto&#8230;</p>
<p>Ecco, così si riposizionano i miei luoghi quotidiani. Mentre continuo a viaggiare nella scrittura e, anche, nella lettura (Vollmann, con la sua storia simbolica della fondazione dell&#8217;America). Sperando che i piedi, prima o poi, possano seguire la mente&#8230;</p>
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		<title>Benvenuta Ipazia!</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 17:42:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo sapevo che non avrei resistito a lungo senza un gatto a far danni per casa. Così venerdì scorso, con Andrea, siamo andati a prendere una micro micina di un mese e mezzo. Femmina, come desiderava lui. E nera, tutta nera, senza nemmeno un pelo bianco. L&#8217;abbiamo chiamata Ipazia e ci sembra che il nome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sapevo che non avrei resistito a lungo senza un gatto a far danni per casa. Così venerdì scorso, con Andrea, siamo andati a prendere una micro micina di un mese e mezzo. Femmina, come desiderava lui. E nera, tutta nera, senza nemmeno un pelo bianco. L&#8217;abbiamo chiamata Ipazia e ci sembra che il nome le si adatti a meraviglia. Vispissima e coccolona, sta già riempiendo le mie giornate, anche perché abbiamo instaurato un rapporto simile a quello dell&#8217;ochetta con Lorenz.</p>
<p><span id="more-916"></span><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/Ipazia1268111.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-918" title="Ipazia126811" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/Ipazia1268111-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Ipazia l&#8217;abbiamo presa in Umbria, da una coppia che ha salvato la sua cucciolata semiabbandonata. Ha mostrato subito un caratterino assai diverso da quello di Otto. Tanto lui era pauroso e timido, quanto lei è intraprendente. A casa di mia madre, nella grande stanza da letto, ha subito preso le misure. Ha capito che dal letto riusciva a scendere ma per salire doveva arrampicarsi con le unghie, ha trovato la cassetta, ha mangiato e bevuto e poi è venuta fuseggiando a pretendere una buona dose di coccole.</p>
<p>Le foto non rendono l&#8217;idea: è poco più grande della mia mano. Ha circa un mese e mezzo ma si vede che ha dovuto fare un corso accelerato di adattamento alla vita. Anche qui a Roma, dove l&#8217;ho portata questo pomeriggio, ha preso immediatamente le misure di casa, individuato cibo e cassetta. E letto dove prendersi le coccole. Otto, a suo tempo, passò una settimana sotto un mobile: è proprio vero che anche gli animali hanno un carattere individuale e unico!</p>
<p><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/Ipazia226811.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-919" title="Ipazia226811" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/Ipazia226811-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Ipazia è l&#8217;ultima tappa di una bella estate. E mi aiuta a mantenere fermo il sorriso anche ora che, piano piano, le attività riprendono. Ho un altro microbo di cui prendermi cura, oltre a quello di un metro e quaranta pieno di lentiggini (che però, ancora per qualche giorno, si gode la campagna). Anche il blog l&#8217;ho lasciato un po&#8217; dormire perché la mia, per quanto breve, è stata vacanza davvero.</p>
<p>E adesso scappo: Ipazia reclama coccole!</p>
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		<title>L&#8217;eredità delle parole</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 12:49:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FRC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Semola, il gatto di Sergio, si riposa un minuto di fronte alla finestra della cucina. Lo ospito da dieci giorni, mentre Andrea è al mare col papà. È un gatto rosso di nemmeno un anno, un simpaticissimo terremoto che mette a soqquadro casa ogni notte. E di giorno tenta di venirmi a mangiare dal piatto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Semola, il gatto di Sergio, si riposa un minuto di fronte alla finestra della cucina. Lo ospito da dieci giorni, mentre Andrea è al mare col papà. È un gatto rosso di nemmeno un anno, un simpaticissimo terremoto che mette a soqquadro casa ogni notte. E di giorno tenta di venirmi a mangiare dal piatto, allungando in un lampo la zampa e portandosela alla bocca come fosse un cucchiaio.</p>
<p><span id="more-906"></span></p>
<div id="attachment_910" class="wp-caption alignright" style="width: 208px"><a href="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/semola.jpg"><img class="size-medium wp-image-910  " title="semola" src="http://www.francescaromanacapone.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/semola-300x288.jpg" alt="" width="198" height="190" /></a><p class="wp-caption-text">Semola a due mesi</p></div>
<p>Mi avvicino per fargli una carezza, e dalle labbra mi sfugge la parola &#8220;filibustiere&#8221;. Ne sento il suono prima ancora di averla compitata in testa e mi colpisce come una frustata: era un termine che usava mio padre con le bestie o con i bambini, come sinonimo di mascalzone. E io lo so che non è una parola &#8216;mia&#8217;, che forse mai l&#8217;ho adoperata in questo modo. Ma è proprio un&#8217;eco, un altra veste di cui si copre il ricordo.</p>
<p>E sarà un caso, certo lo è, ma oggi è il 27 luglio. Mio padre se ne è andato 5 mesi fa, il 27 febbraio; Otto tre mesi dopo, il 27 maggio. Oggi mi ritrovo in bocca una parola paterna e la rivolgo a un gatto che non è il mio. La memoria è un terreno curioso, oscuro come un bosco fitto, con improvvise radure invase di sole.</p>
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