.: FRC :. Francesca Romana Capone

Un albero da sfogliare

dicembre 8

Come ogni anno, ho aspettato l’8 dicembre per fare l’albero di Natale, approfittando della “scusa” di doverlo fare per Andrea. In realtà è una cosa che mi è sempre piaciuta moltissimo; un’occasione per fare qualcosa con le nostre mani e per inventare, ancora una volta, un nuovo modo di guardare al Natale.

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Geografia quotidiana

settembre 22

Non si può più rimandare: l’anno lavorativo e scolastico è cominciato, con tutto il suo ingorgo di impegni, di spostamenti, di movimenti frenetici. Di tempo che scivola dalle mani come un’anguilla, di stanchezza che si accumula sugli occhi alla sera, tira giù le palpebre come tendaggi pesanti. Ma anche di sorrisi che mi vengono a trovare spesso, di una serenità che non ha grandi appigli ma che ha deciso di non arrendersi. E in questa ripresa, la geografia ha un suo posto, perché indica spostamenti e richiami a culture diverse…

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Benvenuta Ipazia!

agosto 29

Lo sapevo che non avrei resistito a lungo senza un gatto a far danni per casa. Così venerdì scorso, con Andrea, siamo andati a prendere una micro micina di un mese e mezzo. Femmina, come desiderava lui. E nera, tutta nera, senza nemmeno un pelo bianco. L’abbiamo chiamata Ipazia e ci sembra che il nome le si adatti a meraviglia. Vispissima e coccolona, sta già riempiendo le mie giornate, anche perché abbiamo instaurato un rapporto simile a quello dell’ochetta con Lorenz.

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L’eredità delle parole

luglio 27

Semola, il gatto di Sergio, si riposa un minuto di fronte alla finestra della cucina. Lo ospito da dieci giorni, mentre Andrea è al mare col papà. È un gatto rosso di nemmeno un anno, un simpaticissimo terremoto che mette a soqquadro casa ogni notte. E di giorno tenta di venirmi a mangiare dal piatto, allungando in un lampo la zampa e portandosela alla bocca come fosse un cucchiaio.

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Sintesi illuminante

maggio 20

Spesso Andrea, quando non ha un gioco che desidera, lo costruisce. Abbiamo in casa moltissimi “videogiochi”: fogli di carta o cartoncino dove disegna scenari e protagonisti, nonché i pulsanti per muoverli e l’andamento della partita nel tempo. Oppure abbiamo vari robot di cartone, in sostituzione di quelli ben più brutti e costosi in pura plastica. Ieri ha deciso di farsi le carte dei Pokemon: le ha ritagliate nel cartoncino e, con i pennarelli, ci ha disegnato sopra ipotetici mostriciattoli, colpi mortali, numeri di potenza.

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I lettori di domani

maggio 13

Qualche giorno fa, in occasione dell’apertura del Salone del libro di Torino, l’Istat ha pubblicato le statistiche relative alla lettura in Italia. Una fotografia, nel complesso, abbastanza deprimente, alla quale sarebbe interessante accostarne una su scrittori e pubblicazioni: non si capisce, infatti, come in un paese dove la maggioranza della popolazione (53,2%) dichiara di non aver letto nemmeno un libro in un anno, si continuino a stampare migliaia di volumi.

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Della scuola e della cultura

aprile 16

I genitori oggi possono scegliere liberamente “quale educazione dare ai loro figli e sottrarli a quegli insegnamenti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi dal quelli della famiglia”. Ecco l’ultima (in ordine cronologico) geniale uscita del nostro premier. Evviva! Con la sola aggiunta di un piccolo mutuo, ogni mamma (perché alle mamme si è rivolto Silvio) potrà mandare il proprio pargolo in una scuola che insegni finalmente a diventare una escort o un simpatico evasore fiscale. E con questo il processo di disgregazione culturale si potrà dire compiuto.

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7 anni

marzo 18

Oggi Andrea compie 7 anni, e io con lui. Cioè, compie 7 anni il mio essere mamma che non finisce di stupirmi. Il viaggio più bello, quello della maternità, anche il più duro e difficile, ma imparagonabile con qualunque altra esperienza. Si è preso un sacco di coccole stamattina, prima che uscissi per andare al lavoro, abbracci, baci e carezze che ancora cerca – e chissà come mi sentirò quando li scanserà col volto burbero dell’adolescente. Read the rest of this entry »

Certe cose preziose

febbraio 10

Il riccio che ho sottratto dai denti del cane questa estate: un nodo di paura irto di spine che, piano piano, si è aperto a mostrare un piccolo naso nero, zampette di topo, occhi aguzzi. Gli aculei si sono fatti più plastici, assecondando le pieghe della mano. Le zampe hanno cercato appoggio sul mio grembo per poi lanciarsi all’esplorazione della cucina. Ha ritrovato, poi, le mie mani che, nella notte, lo hanno lasciato andare più in là, al sicuro – almeno per un po’ – dai denti del cane. Avrei voluto tenerlo con me, quel riccio. Quel grumo di tenerezza ricoperto fitto fitto di spine. Invece il nostro incontro è durato un’ora, e poi è rimasto un ricordo prezioso.

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Degno epilogo

dicembre 31

31/12. Me lo dicono le cifre rosse contro il grigio del cielo di un pannello sulla Salaria, all’ingresso di Roma. Ultimo giorno di un anno da dimenticare. Che finisce, coerentemente a come è iniziato, malissimo. M’ero messa in viaggio ieri mattina con Andrea. Destinazione Umbria, casa dei miei. Cena con una decina di amici, tranquilla. Cose buone da mangiare, due chiacchiere e a letto. Ma si vede che non era cosa.

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