dicembre 9

Oggi piove, sì, ma ancora non fa freddo. È un autunno che non vuole arrivare, quello che sta finendo. I platani dei lungotevere sono rossi di foglie precarie, strappate via al primo alito di vento. Ma l’aria è tiepida, i vestiti invernali pesano troppo sulla pelle.

Una stagione indecisa che lascia sospesi anche i pensieri. Mai come quest’anno le luci natalizie mi sembrano incongrue. E mi pare che l’incertezza che vibra nell’aria abbia rallentato anche la generale frenesia da regali.

Non so quanto il quadro che ho descritto sia quello vero, esterno. E quanto invece rappresenti il mio paesaggio intimo. Dove non ci sono bianchi e neri in questi giorni. Solo infinite sfumature di grigio. E piccole certezze che volano via come le foglie dai platani.

Una condizione che non ha voce. E in cui poche cose e persone mi parlano davvero. Mi parla Andrea, con i suoi sguardi da principio del mondo. Mi parlano le pagine che scrivo, molto più di quanto io parli loro. E mi parla il corpo, che si ribella con i suoi mezzi alla mia inerzia.

Malinconia da fine d’anno. In definizione del pensiero. Letture disordinate e sogni complicati. E tante cose da fare senza davvero averne voglia.

Come i regali. Anche quest’anno con scarsi mezzi e poco entusiasmo. Allora farò come l’anno scorso, per sentirmi appena un po’ meglio: un piccolo gesto solidale acquistando da chi di soldi ha davvero bisogno. Lascio ai forzati del Natale tre consigli: Amref, Emergency, Amici di Huaycan.