dicembre 27

L’Umbria in questi giorni di dicembre è cielo terso e aria pungente. È un caminetto acceso la sera di Natale davanti agli occhi entusiasti di Andrea che scarta i pacchetti. È la quiete di uno studiolo piccolo piccolo dove mi immergo nel lavoro sul romanzo. Sono parenti e amici che entrano ed escono dalla grande casa, cani e gatti che si strusciano contro le caviglie. È l’odore di buono che si allarga dalla cucina in tutta casa, grazie alle arti culinarie di mio padre. Sono le composizioni natalizie di mia madre, i fiori in giardino e i giovani ulivi.

Sensazioni che mi ridanno un po’ del senso delle feste: stare insieme, chiacchierare, ritagliarsi piccoli spazi di solitudine comunque rumorosa. Dividersi un po’ la fatica e la gioia di correre dietro alla piccola peste quasi treenne (per inciso, ancora con il pannolino, nonostante i buoni propositi di tre mesi fa). Osservare con meraviglia mia nipote, Irene, che oggi ha esattamente la metà dei miei anni – 16 – e che diventa una piccola donna interessata e interessante, dolce e testarda insieme.

Io me la prendo comoda, almeno ci provo. Lavoro la mattina, pranzo, il pomeriggio sto con il mio piccolo e a volte ritaglio un altro po’ di tempo per scrivere. La sera cena e a letto presto, a leggere prima di addormentarmi. Vacanza. Quella vera, in cui distrai il cervello dai rovelli quotidiani e lo concentri solo su quello che ti piace. I libri, gli amici, l’aria di campagna.

Domani cambiamo un po’: partono i miei, arriverà qualche nostro amico per passare insieme il capodanno. Pochi intimi, come succede ormai da diversi anni. Tra loro Sciltian, che da sei mesi vive in Canada e che è più di un fratello. Io resto qui. Ci resto ancora per un po’, fino ad appendere al caminetto la calza della befana per Andrea. Ci resto con la speranza di finire il romanzo, di dare un senso a questo anno che mi ha regalato tanto, e tanto mi ha tolto.

E intanto penso con affetto vero a tutti gli amici che mi sono stati accanto, magari in momenti diversi, sicuramente in modi diversi. Non sono qui, e mi mancano. Ma guardarli e pensarli da questa distanza è anche sentirli più vicini alla parte più intima di me.