marzo 3

Ieri ho conosciuto Ciro.

Mi è corso incontro mentre, con un amico, passeggiavo per i viali di Villa Glori, vicino all’ufficio, nel cuore dei Parioli. E poi, arrivato davanti a noi, con un sorriso largo come il mondo ci ha chiesto “posso darvi la buona novella?”. Noi eravamo un po’ spiazzati da questo ometto basso di statura e carico di energia. “Ho sconfitto l’Aids”, ci ha detto. E il suo sorriso si è allargato – se possibile – ancora di più.

Ciro è uno degli ospiti della casa famiglia per malati di Aids che la Caritas gestisce a Villa Glori. Il 13 marzo compirà 46 anni e ne dimostra dieci di meno, nonostante sia sieropositivo da 16 anni. In dieci minuti ci ha regalato la sua vita, con la leggerezza della pazzia. Quella bella, positiva, che cerca solo solidarietà empatica. Non una vena di autocommiserazione, non una lamentela. Un concentrato di allegra e pazza energia.

Ha cantato, Ciro. Ha recitato poesie. Ha mimato brani. E ha saltato molto.

Io e il mio collega eravamo immersi in tristissime conversazioni impiegatizie e Ciro ci ha investito con la sua vitalità che non si vuole piegare. “Quando il medico mi ha detto che ero sieropositivo – ci ha raccontato – io gli ho risposto: bene dottore, adesso combattiamo!” – e ci ha mostrato i pugni come un pugile pronto all’attacco.

E con queste frasi spezzate ed eccessive, cariche di voglia di comunicare, ha spazzato via tutti i miei pensieri fintamente seriosi. Ho promesso che tornerò a trovarlo, e lo farò. Lo devo proprio ringraziare.

Amo molto Ascanio Celestini, ma anche Simone Cristicchi: due artisti che hanno saputo dare voce e dignità ai cosiddetti matti. Che hanno trovato una ricchezza e una creatività in questi uomini e queste donne che vivono in situazioni drammatiche ma hanno la capacità di inventare mondi paralleli.

Ascanio e Simone fanno parlare, o cantare, anche Ciro, che ha sconfitto l’Aids con un sorriso e un salto e una corsa e una stretta di mano.