Baghdad, ieri e oggi
Città tranquilla da ogni parte,
e sicura per gli abitanti,
città arresa senza riserve
al benessere sovrano.
Città simile a un paradiso adorno
dei mille colori delle piante,
e come un paradiso prodiga dei suoi tesori
per il piacere di chiunque vi soggiorni.
Una descrizione che fa venir voglia di percorrere le vie di questo luogo incantato, di inebriarsi la vista con i fiori variopinti, di godere del benessere e del piacere che sembra offrire a chi vi abita ma anche a chi vi capita di passaggio…
Difficile pensare oggi, anno 2007 dell’era cristiana, che la città evocata da questi versi sia Baghdad. Quella stessa che riempie gli schermi televisivi di esplosioni e sangue, case in rovina e ospedali fatiscenti, uomini e donne allo stremo che da troppi anni convivono con la guerra e con la dittatura.
Eppure è attraverso queste parole che Baghdad prende forma in una delle opere più straordinarie della narrazione: Le mille e una notte. E non è l’unica sorpresa che ci aspetta: queste pagine raccontano un Islam del tutto diverso da quello che conosciamo (o pensiamo di conoscere) oggi. Un Islam devoto ma anche dedito a tutti i piaceri della mente e del corpo.
Esistono molte versioni italiane, integrali e non, dell’opera: dopo un po’ di ricerche, ho scelto quella Rizzoli che, a sua volta, traduce dal francese di René R. Khawam. Lo studioso ha dedicato circa 40 anni al reperimento dei testi per mettere insieme un corpus il più possibile fedele a quello originale, datato intorno al 1250.
La sua ricerca ha ‘tolto’ un qualche fascino all’idea occidentale del testo: quello di Shahrazâd non è più il racconto che fa da cornice a tutti gli altri, è solo la prima di una serie di narrazioni raccolte qui in libri. Dunque, nessuna suddivisione in notti. In più, da questa versione mancano le storie più note (Aladino, Alì Babà, Simbad), ritenute dallo studioso aggiunte tardive.
In compenso la traduzione restituisce la libertà del testo, a scanso delle pudiche versioni ottocentesche. E poiché quelli che costituiscono l’opera sono racconti di grande sensualità, ritroviamo odori, colori, gusto, erotismo di un mondo votato, per molti versi, al piacere. Non c’è amore che non si accompagni a un banchetto, che sempre si conclude – per lo stupore degli occidentali – con grandi bevute di vino. E, se ne resta la forza, con amplessi di grande soddisfazione per entrambi gli amanti.
Già perché le donne, che pure vivono in apparente segregazione e si velano il volto di fronte all’altro sesso, sono le vere protagoniste delle Mille e una notte. Sono maghe benigne e streghe malvagie, sono soprattutto giovani di incomparabile bellezza che mettono in moto il racconto e spesso lo sciolgono felicemente. Sanno riconoscere gli uomini incantati e trasformati in animali, sanno architettare complotti astuti e stratagemmi per portare a compimento i loro desideri. E, in alcuni racconti, giocano spudoratamente con gli uomini che sembrano più oggetti a cui le cose accadono che non soggetti che le fanno accadere.
Ma la vera meraviglia di queste pagine è la ricchezza della narrazione. Una bulimia di raccontare che fa sì che spesso le storie entrino l’una dentro l’altra. E che trasporta il lettore in un universo parallelo che è quello del racconto. Dove si sente l’oralità da cui probabilmente molte storie derivano, ma anche l’accortezza e la raffinatezza della penna che le ha cucite insieme e armonizzate.
E così la lettura delle oltre 1500 pagine scorre via come un bicchiere di buon vino rosso. Corposo, profumato, vellutato, scende nella gola lasciando in bocca profumi persistenti, sentore di spezie, ricordi di un mondo dimenticato.