luglio 9

Ho lasciato passare un paio di giorni. Un mucchietto d’ore per far sedimentare questa esperienza. Che, se dovessi riassumerla in un’immagine, è stata una finestra aperta su di un paesaggio marino: aria fresca, vento, colori accesi, movimento. Lo so, non somiglia a una cartolina di Torino. Eppure è a questo che penso.

Torino, dal 2 al 6 luglio, ha ospitato Esof 2010, ovvero lo Euroscience Open Forum, incontro biennale dedicato, in particolare, ai rapporti tra scienza e società. Giorni fittissimi di incontri, dibattiti, giochi, feste, riflessioni tra scienziati, giornalisti e comunicatori della scienza provenienti da tutta Europa.

Una parte degli 'scolari' SCS 2010

E tra i quattromila (questo, almeno, il numero che mi hanno dato) convenuti, c’era un gruppo di 35 italiani, mediamente giovani – tra le punte anzianotte mi metto anch’io – di varia provenienza (scientifica o di comunicazione), uniti dalla frequenza della summer school SCS 2010  (Scienza Comunicazione Società) organizzata da Agorà Scienza.

Mi sono iscritta a SCS senza grandi aspettative. Qualcosa in più da mettere in curriculum, qualche incontro utile, la possibilità di seguire Esof. L’esperienza, invece, si è rivelata molto più ricca. Il fatto è che mi ha aperto una finestra – appunto – su uno spaccato di società diversa, fatta di giovani entusiasti della ricerca che portano avanti a poche lire, con la voglia di condividere  le loro storie, con la grinta per andare a sbattere contro i muri fino almeno a creparli.

Il gruppo di “scolari” è stato più che un agglomerato eterogeneo: più che le differenze, la settimana passata insieme ha fatto emergere le similitudini e le rispettive curiosità. Lavoro da molti anni nella comunicazione e, quando mi è capitato di fare il formatore, ho sempre messo l’accento su quella che credo sia la vera radice etimologica e concettuale del termine: mettere in comune. Ecco, SCS 2010 ci ha consentito, prima e soprattutto, di mettere in comune quello che siamo e, in questo senso, ha pienamente raggiunto il suo obiettivo: aprire un dialogo tra chi la scienza la fa, chi la racconta, chi ne vive le ricadute.

E, oltre a noi, c’erano migliaia di persone come noi, giovani e meno giovani venuti da ogni recesso d’Europa, in aereo, treno, nave, pullman. Colorati, entusiasti, carichi di domande e di risposte: non una conferenza alla quale ho partecipato è terminata senza dibattito. Segno sicuro che i temi toccati sono parte di una discussione vera e viva.

Anche io, come gli altri, mi sforzo tutti i giorni di non spezzare questo filo, di non smettere di parlare, anche quando la realtà che mi circonda sembra poco propensa all’ascolto. Questa settimana mi ha dato nuovi stimoli e, soprattutto, un’iniezione di energia per continuare a camminare, a correre, a saltare ostacoli su questa strada.

Lo spot di Esof 2010