Il ricatto è servito
Sono giorni che leggo con preoccupazione le vicende che stanno coinvolgendo lo stabilimento Fiat di Pomigliano. Ho voluto, però, aspettare gli esiti del referendum prima di scrivere qualcosa su quella che ritengo una delle più pericolose ipoteche ad un sistema di relazioni industriali vero nel nostro paese. Aggiungo che le mie riflessioni sono, appunto, le mie e non si rifanno a nessun interesse di casta, sia partitica, sia sindacale.
Che lo stabilimento di Pomigliano sia nato per interessi politici e clientelari e che abbia problemi di produttività è fuori discussione. Tuttavia questa, prima di essere una colpa degli operai, è una responsabilità della Fiat che, evidentemente, ha trovato il suo tornaconto nell’acquisirlo. E d’altro canto la Fiat rappresenta bene il finto capitalismo italiano, quello che pretende di mettersi in concorrenza con le industrie degli altri paesi avanzati ma attinge pesantemente alle casse dello stato. Il liberismo, da noi, non è mai nato. Con buona pace dei Berlusconi e dei Tremonti.
Una situazione che ha alle spalle un viluppo simile di problemi non si risolve fingendo che gli unici attori siano l’azienda e i dipendenti, rappresentati dai sindacati. Questo è, a mio avviso, il vero nodo di Pomigliano. Il pilatesco “stare a guardare” della politica che, in mille altre occasioni, ha sostenuto la Fiat in difesa della “industria nazionale” e che forse oggi avrebbe potuto ostacolare il ricatto del Piano Marchionne.
La sostanza del documento presentato dall’amministratore delegato Fiat è la richiesta di deroga a norme e a contratti collettivi nazionali. Una sorta di firma in bianco da parte dei sindacati che si impegnano a raffreddare ogni possibile conflittualità interna. Ma ancor peggio del contenuto è il modo in cui il piano è stato presentato. O la firma, o la chiusura dello stabilimento. In queste condizioni il sindacato è già con le spalle al muro. Il sì si trincera dietro la difesa del posto di lavoro, il no dietro quella dei diritti. Resta del tutto latitante la dinamica del confronto sindacale che è l’unica in grado di trovare mediazioni accettabili.
Che i margini per una trattativa ci fossero lo dimostra il fatto che, a fronte del rifiuto della Fiom a firmare, Marchionne abbia affidato la decisione all’esito del referendum promosso tra i lavoratori. E qui, davvero, i sindacati promotori si sono resi complici di un ricatto orrendo: chiamare gli operai individualmente a esprimersi sul proprio posto di lavoro. Il sindacato nasce proprio per la difesa collettiva di quei diritti che sono difficilmente esigibili per il singolo; delegare una scelta simile agli operai è una vera abdicazione al proprio ruolo.
Di fronte, comunque, ad un esito non plebiscitario (i sì hanno raggiunto il 62,7%), Marchionne ha agitato lo spauracchio della “newco”: una nuova compagnia che riassuma gli operai sulla base di un contratto ricalcato sull’accordo. In barba allo Statuto dei lavoratori (che, fino a prova contraria, è ancora legge dello stato) e ai contratti collettivi nazionali e di gruppo. In pratica, la Fiat sta percorrendo tutte le strade possibili per creare a Pomigliano una enclave nella quale non valga più il diritto del lavoro italiano ma quello polacco e brasiliano.
E qual è la reazione della politica? Se appare naturale che (questo) centro-destra osanni la nascita di un nuovo modello di relazioni sindacali (ovvero: o ti mangi sta minestra o ti butti dalla finestra), alcuni esponenti del Pd hanno perso un’altra buona occasione per tacere. Tra tutti D’Alema, del quale non ritrovo più le scandalose dichiarazioni di ieri, sparite magicamente dalla rete. E poi Bersani che, coraggiosamente, dichiara: “Siamo davanti a un passaggio molto, molto delicato. Rispetto i lavoratori e voglio credere che anche a Fiat si riferirà a quell’accordo. Perché se i lavoratori dicono sì, è un sì a quel che dice la Fiat”. E ancora: “L’investimento deve essere incoraggiato, ma non se ne faccia troppo sbrigativamente un modello”.
Sui rischi che l’accordo apre per le relazioni industriali nel nostro paese hanno scritto in molti e certamente meglio di me. Un buon esempio è questo articolo di Luciano Gallino. A me pare che sia fondamentale iniziare a riflettere su dove ci porterà questo continuo spostarsi dei confini tra diritti e interessi. Problema che investe non solo la Fiat, Pomigliano, i sindacati, la politica, ma anche e soprattutto la coscienza – o quel che ne resta – degli italiani.
Un ottimo articolo: lucido e senza tracce di retorica. Impossibile non condividere.
Concordo: lucido, chiaro, efficace. Grazie Francesca
D’accordissimo con CalMa. Forse l’unico commento non urlato o demagogico letto finora.
Siccome Chicca è un’amica non userò espressioni colorite, ma mi sembra il classico commento di chi, non solo non ha mai lavorato in fabbrica(può succedere, non è grave) ma non conosce i contratti di lavoro che regolano l’industria italiana.
Io nel 92 lavoravo in una fabbrica metalmeccanica, multinazionale settore componentistica auto,600dipendenti, e avevamo un contratto che prevedeva 21 turni, nessuna pausa se non per la mensa, 16 ore di straordinario obbligatorio oltre le 40 previste. Tutto in deroga al CCNL e alla legge sul riposo domenicale prevista in quel periodo. Ero della FIOM e avevamo accettato l’accordo in cambio dell’assunzione di 40 persone.
E nessuno si era scandalizzato.
Altro esempio, ora(non 20 anni fa) ci sono CCNL che prevedono la carenza malattia. Per esempio i contratti delle costruzioni (2.500.000 addetti in Italia).
Carenza significa che se fai una malattia più breve di 15 gg i primi 3 non ti vengono pagati.
Per cui o il muratore trova un medico che gli fa un certificato di malattia di 16 gg(molto difficile), o si rassegna a perdere la retribuzione di tre giorni o va a lavorare anche se non sta bene. Sono solo esempi ma, credetemi sulla parola, potrei continuare per ore.
Tutti venduti(in questi casi i contratti sono siglati anche dalla CGIL) anche in questi casi? E senza manco fare il referendum.
Per questo i lavoratori di Pomigliano, se non si riconoscono nell’accordo, dovranno lottare da soli per cambiarlo sapendo di non trovare la solidarietà degli altri settori industriali che li considerano, a torto o a ragione, privilegiati.(hanno anche la mensa!)
Ma comunque lancio la sfida: se lo sciopero è un dirtto individuale garantito dalla costituzione, Chicca, sciopera per i diritti calpestati di Pomigliano.
UNn bacio
@jeffersonairplane
speravo nel tuo commento, utile a mettere a fuoco quali possono essere le posizioni diverse anche di chi è in buona fede (cosa che nel tuo caso non metto in discussione) su questa vicenda.
ti rispondo come ho fatto in altre occasioni: è pericolosissimo pensare ai contratti meno vantaggiosi come punto di riferimento. le battaglie sindacali si affermano dove trovano terreno; i contratti collettivi sono spesso frutto di queste dinamiche. dopodiché qualunque lavoratore sensato dovrebbe augurarsi la permanenza di tutti i contratti ‘privilegiati’ che, almeno, possono essere un esempio quando si è al tavolo della trattativa.
sperare nella revisione al ribasso è miope e potenzialmente suicida (sempre secondo me, eh)
detto questo, la questione che ho provato a sollevare in riferimento al sindacato è un’altra, ovvero l’aver abdicato al suo ruolo di mediazione. su questo mi piacerebbe avere un tuo parere.
a mio avviso, i diritti sono diritti, che li esiga uno sfigato o un privilegiato. altrimenti sono un’altra cosa…
Si poteva trovare un compromesso che andasse in direzione di un abbandono dell’assenteismo peloso e di una produttività limitata, salvaguardando i diritti dei lavoratori più importanti. Marchionne ha sbagliato, soprattutto nella metodologia.
Il problema della deriva sociale e dei diritti conseguente alla globalizzazione richiederebbe – secondo me – di essere affrontato politicamente e sindacalmente a livello europeo. Occorrerebbe una politica, istituzioni e un sistema di relazioni industriali adeguati alla dimensione dei mercati (del capitale). Mi pare che si stia andando nella direzione opposta (federalismo e promozione della contrattazione aziendale a scapito di quella nazionale). Peraltro, finché i sindacati internazionali (tipo Icftu) rimarranno luoghi di studio (nel migliore dei casi), incapaci o non desiderosi di pretendere un ruolo attivo, e il parlamento europeo delibererà sulla pesca del tonno, continueranno il dumping sociale e i ricatti. Non mi pare ci sia una progettualità in questo senso, mi sembra che sia diffusa l’idea che sconfiggere Berlusconi sia l’unico orizzonte possibile. Le dichiarazioni di ieri a cui fa riferimento Francesca mi sembrano la conferma di ciò. Al di fuori delle università, dei piccoli giornali e dei gruppetti si è rinunciato a riflettere oltre questo orizzonte.
@Cristiano: d’accordissimo con te. il problema è appunto che un nodo politico non si scioglie con un referendum tra gli operai. e nemmeno con un sindacato che abdica al suo ruolo.
Il «modello Pomigliano» proposto dalla Fiat non nasce oggi. Tutto cominciò con la «cordata italiana»: un insieme pittoresco di imprenditori corsari, banche con crediti «in sofferenza» presso clienti semifalliti (ma «incordati»), immobiliaristi e concessionari pubblici. Vennero convocati da Berlusconi per «salvare l’italianità» dell’Alitalia, ormai destinata ad esser comprata da Air France. Per convincerli, e dar fiato a un’operazione ai limiti dell’assurdo, furono garantiti dallo stato i debiti, i crediti fiscali e contributivi per la fase di start-up. In cima a tutto, però, veniva posta la creazione di una una nuova compagnia (newco) destinata ad assorbire a prezzi modici la «parte buona» di Alitalia e una «bad company» per fagocitare e disperdere debiti, personale pensionabile o semplicemente licenziabile.
Era una «privatizzazione» giocata sul limite del fallimento tecnico di una società di proprietà dello stato. I dipendenti, anche lì additati come «privilegiati» e «assenteisti», furono tutti licenziati e in minima parte riassunti – uno per uno – senza più un contratto certo di riferimento; costretti a una scelta individuale tra chinare la testa a lungo termine o fare la fame da subito. Per i sindacati si trattò di scegliere tra il diventare una dependace dell’ufficio del personale e il restare sotto il fuoco nemico a discrezione dell’azienda. La Cgil – la Filt – in quel caso firmò dopo qualche (breve) esitazione. A remare controcorrente rimase solo il sindacato di base (Sdl, ora unificato nell’Usb).
A Pomigliano – secondo le linee del cosiddetto «piano C» – si ventila qualcosa di più e di peggio: la rinuncia individuale a un diritto costituzionale (la libertà di sciopero), a un diritto normato dalla legge (la retribuzione in caso di malattia, su base dell’iter individuale) e alla possibilità di contrattare la propria prestazione lavorativa (a livello nazionale, prima e più che aziendale).
Nell’ufficio giuridico della Fiat deve regnare in questi giorni la massima confusione. E l’unico «asset» a loro vantaggio è costituito da un governo che pensa la legge come un ukaze zarista e la Costituzione come un paio di manette.
La Fiat si è probabilmente resa conto che il «diktat» per Pomigliano- servilmente siglato da ben quattro sindacati (Cisl, Uil, Ugl, Fismic) – non può reggere se la Fiom nega l’assenso e i lavoratori si appellano alla Corte Costituzionale. Il «piano C» è figlio di questa consapevolezza, corroborata dal fatto che il «piano B» (lasciare la produzione della Panda a Tychy) è difficilmente gestibile dopo aver sollevato tutto questo polverone.
Anche per il «piano C» tutto passa tramite la creazione di una newco cui assegnare solo la produzione di Panda a Pomigliano; una società formalmente indipendente che assume ex novo e in deroga a tutte le leggi e i contratti esistenti. Con la Costituzione aggirata da un codicillo che sa tanto di «contratto di libera schiavitù» (se scioperi sullo straordinario «comandato», ti licenzio). La Fiat si conferma così all’avanguardia della «reazione padronale», indicando la strada al resto dell’impaurita (dalla crisi) classe imprenditoriale italiana: in questo paese – è il senso da «dopo Cristo» attribuito al voto di ieri – si può «investire» solo se si cancella il sistema di diritti collettivi e individuali conquistati con una Resistenza e 60 anni di lotte.
Sembra «un ragionamento che non fa una grinza», quello per cui «la globalizzazione ha cambiato tutto, chi si attarda a difendere vecchi privilegi è perduto». E’ invece un ragionamento stupido, che prende in considerazione solo il «quanto comanda l’impresa», senza considerare il «cosa» produce. E a chi lo vende.
L’esempio di Alitalia torna utile. Nel 2008 la «vecchia» compagnia, piena di «privilegiati» e «fannulloni», perdeva 370 milioni di euro l’anno, gestendo 238 aerei e oltre 20.000 dipendenti (compresa AirOne, ora assorbita). Nel 2009 l’Alitalia «privatizzata» e senza più opposizioni interne ha perso quasi altrettanto (326 milioni), anche se gli aerei sono solo 151 e i dipendenti 14.000. La domanda regina per la Fiat è dunque: a chi venderà tutte quelle Panda, se in tutta Europa gli occupati diminuiscono e i salari scendono?
@mordecaj: non ho da aggiungere una virgola…
Anche io credo che uno dei problemi sia la falsa democrazia di un metodo decisionale che si appella ai lavoratori direttamente, ricattabili, bypassando i sindacati. E penso che la partita si giochi principalmente sul diritto di sciopero.
Penso anche che a questo punto ci si sarebbe arrivati con molte più difficoltà se i sindacati avessero, in altri tempi, dimostrato di saper lavorare anche per prevenire gli eccessi, se avessero dimostrato loro in primis che alcuni eccessi nell’utilizzo di permessi, malattie, sciopero erano un vulnus portato anche ai lavoratori onesti, non solo all’azienda.
Temo, però, che il fatto che il ricatto “se vuoi scioperare perdi il lavoro”, fatemi banalizzare così, non sia arrivato per caso a Pomigliano d’Arco. In Italia ci sono milioni di lavoratori precari a cui è negato il diritto di sciopero. Sono degli anni ’90 i primi racconti sulla incompatibilità di fatto tra lavoro al McDonald e tessera di un sindacato. Eh, però, si disse, vogliamo negare ai ragazzi la possibilità di guadagnarsi due lire? E guardammo da un’altra parte.
Quel referendum resterà come una bruttissima pagina nella storia delle relazioni sindacali di questo paese.
E’ stato un po’ come votare se fosse stato meglio uno schiaffo in faccia al giorno o un calcio nei coglioni dato tutto in una volta, ma con una violenza tale da frantumarti i testicoli e toglierti dalle palle.
IL giorno del referendum io stavo facendo lezione di spagnolo a un gruppo di adulti. Dai nostri banchi abbiamo detto tutti NO, ma ci mancava Antonio, che alla FIAT di Pomigliano ci lavora. Il giorno prima, ci aveva detto che avrebbe votato NO anche lui. Ma pensando ai suoi figli, che frequentano le scuole superiori, non lo so se ce l’abbia fatta a non sottostare al ricatto.
E il giorno seguente il referendum, non ho avuto nemmeno il coraggio di chiederglielo cosa ha votato.
Siamo messi veramente male e ora, la paura della crisi, ci fa stare sempre peggio.
@chick: ribadisco quanto detto altrove: i diritti non si estendono negandoli a chi li ha già. la difesa dei ‘diritti acquisiti’ è la base per l’estensione degli stessi. nella mia modestissima attività sindacale, una delle poche cose fatte che mi riempie di orgoglio è stata quella di organizzare il sindacato degli atipici in azienda, di dar loro un accordo quadro (che non si può chiamare contratto collettivo ma almeno introduce alcuni aspetti basilari di questo) e il riconoscimento delle agibilità sindacali. quando abbiamo fatto sciopero, c’erano più precari che dipendenti. i diritti non devono essere pensati come una coperta troppo corta, altrimenti poi anche la sanità e la scuola pubblica, la maternità e la formazione ecc. possono diventare materia negoziabile.
@aitan: concordo con te. il referendum è stato una scelta indegna. come dimostra, peraltro, la notizia di oggi sulla probabile marcia indietro della fiat in termini di investimenti e produzione della panda. che poi si dica: faranno qualcosa d’altro è davvero la beffa maggiore.
Io andrei al nocciolo: in Italia, oggi, non c’è una maggioranza, ma neanche una minoranza significativa di persone disposta a battersi per ” le conquiste della resistenza e di 60 anni di lotte”. Punto.
Tutto il resto viene di conseguenza.
[...] tema hanno scritto anche alcune delle più belle menti della blosfera. Per brevità, cito solo lei e [...]
Il nocciolo ed il punto è questo: sottolineare l’inesistenza di una minoranza consistente disposta a battersi per i diritti conquistati proprio nei giorni in cui una minoranza consistente si profila a Pomigliano (casualmente oggetto della discussione, minoranza poi del 38% a fronte del 18 iscritto alla fiom), una minoranza consistente paventata e tutt’altro che annunciata, una consistente minoranza in barba ad un referendum pistola alla tempia (che ci si è ben guardati di chiamarlo come tale), parla di fuga dalla realtà o meglio di una realtà non auspicata, per questo evocata nella desiderata immobilità. Caro WhiterabbitDe Lapalisse, ex fiom, e fiuto ora in qualche sindacato giallo venduto, come diceva un vecchio adagio francese “i migliori bracconieri spesso diventano i migliori guardiacaccia…”.
E quando una persona “moderata” e di buon senso come Alfredo Reichlin arriva a diro ciò, tutto il resto viene di conseguenza:
“..l’economia di carta (l’alluvione dei titoli di credito) è arrivata a questo punto: ha raggiunto nel primo decennio di questo secolo, l’incredibile rapporto di quattro a uno rispetto al prodotto reale. Il che in pratica significa che spetta ai produttori sia delle merci che del capitale sociale (servizi, sicurezza, beni pubblici, ecc.) farsi, per dirla alla napoletana un «mazzo» tanto e stringere la cinta per garantire i profitti della rendita. È la vicenda degli operai di Pomigliano, la quale passa per la miseria dei cinesi e poi – un po’ meno – per quella dei polacchi. Finendo poi alla ricchezza strabiliante dei finanzieri. Con Marchionne «utile amico», ma subalterno.
Cara Francesca Romana Capone,
Se tu vivessi in Inghilterra ti saresti gia’ impiccata per la frustrazione.
Dopo 13 anni di merda socialista alla Mortadella di Bologna il nuovo governo di coalizione ha dovuto approvare un nuovo bilancio che ricorda i tempi di guerra e del dopoguerra.
Tu devi sapere che dove c’e’ “sinistra” c’e’ sempre “miseria”.
Sinistra e Miseria sono sinonimi.
Lascia fare ai “Fascisti Capitalisti” e vedrai che gli operai staranno sempre meglio. (O meno peggio che con i “Comunisti alla Mortadella”)
P.S.
E il tuo Tonino di Pietro (quello dei Valori Immobiliari – quello del Partito di Famiglia – l’ex-idolo di Anelli di Fumo) come sta?
Believe me!
caro gustavo ulivi,
interventi come i tuoi qualificano da soli la tua appartenenza. che miseria.
Si, hai ragione: modestamente io appartengo all’area politica che governa e governera’ l’Europa per i prossimi 50 anni dopo le catastrofiche amministrazioni socialiste alla mortadella che hanno fatto cosi male ai lavoratori, alla classe operaia, ai poveri, agli immigrati, ai morti di fame.
Speriamo che dopo avere risanato i conti i soliti cretini non ritornino a votare a sinistra credendo di migliorare le loro condizioni.
Dovrebbe essere ormai chiaro che votando “sinistra” va sempre tutto a catafascio.
Come dimostrano molto bene l’esperienza britannica, greca e ….zapateriana.
Ma gli Italiani che erano in Spagna sono tutti tornati da nonno Berluska a magnare le orecchiette al pomodoro come le sa fare solo la nonna o sono ancora in Spagna che cercano di mandare giu’ quell’indigesta paella?
Famme sape’.
Eh Eh Eh
il problema, semmai, sono gli italiani che hanno lasciato il paese in epoca berlusconiana. tendenzialmente grandi cervelli. ma, si sa, l’investimento in istruzione e ricerca non sono tra le priorità del nostro imbonitore.
berlusconi risana i conti? ah ah ah
Caro mercecaj, ti perdono perchè ti penso giovane e pieno di ideali.
(così non fosse ti ricordo che dare del venduto a chi no la pensa come te è pratica ben nota a chi ha un pò d’anni sulle spalle).
Del resto gli accordi nazionali del 93 e 95 (quelli del prelievo forzoso dai conti correnti e dell’aumento dell’età pensionabile) per cui CGIL-CISL-UIL si presero i bulloni in piazza furono approvati dal refrendum con il 35% dei voti contrari.
I diritti si conquistano, si difendono e si perdono in determinati periodi storici in ragioni di rapporti di forza.
Ma gli Italiani che hanno lasciato il paese in epoca berlusconiana perche’ non sono tornati precipitosamente a mangiare le orecchiette al sugo della nonna non appena si apri’ la parentesi mortadelliana?
Perche’ all’estero a fare esperierienza ci devono andare tuttim cara FRC: italiani, Francesi, Spagnoli, Inglesi, Tedeschi, Americani, Giapponesi , Cinesi, Indiani etc.
Dare la colpa al Berluska perche’ si va all’estero a specializzarsi e a praticare l’Inglese e’ un po’ da imbecilli.
Comunque vedo che i paesi dove tutti vanno a studiare perche’ sono i piu’ avanzati del mondo e spendono trilioni nella ricerca mentre in Italia i nostri ricercatori fanno la fame, cioe’ America e Inghilterra, sono alla catastrofe economica e la gente vive da cane.
Forse anche la’ c’e’ qualcosa che non funziona come dovrebbe funzionare. E non e’ al potere il berluskello.
In America e’ arrivato Obama Gesu’ Cristo, quello che doveva finire le guerre e portare pace e prosperita’; e in Inghilterra c’erano fino all’altro giorno i socialisti alla Mortadella, quelli che volevano mandare tutti gli analfabeti britannici all’universita’ e far pulire le strade a milioni di Polacchi con la laurea.
L’erba del vicino e’ sempre piu’ verde: specialmente per chi non vuole attraversare il marciapiede e vedere cosa succede sull’altro lato della strada.
Sarebbe piu’ facile per il Berluska risanare i conti se il capitalismo finanziario criminale anglo-americano non avesse precipitato il mondo nella recessione peggiore degli ultimi cento anni.
I miracoli li fanno solo a Napule, a Palermo e a Reggio Calabria.
Da quelle parti i pani e i pesci si moltiplicano sempre in modo prodigioso.
“Ah, Ah, Ah,”
suggerimento per Gustavo ( ma ve lo ricordate Gustavo, quello dei cartoni animati degli anni 70 su telecapodristria? http://www.youtube.com/watch?v=_Eb6eGFmVDU , geniale)
ecco dicevo , ti sei dimenticato il complotto demo-pluto-giudaico-massonoco.
@ jeffersonairplane:
No, non mi sono dimenticato il complotto demo-pluto-giudaico-massonico: solo che non c’entra una minchietta.
Ma voi avete sempre in mente il Fascismo? Appena sentite un campanello che stona con il conformismo sinistruzzo-borghese del tipo “vogliamo una societa’ piu’gggiusta edddemmocratica”, che avvolge ed annebbia le menti della contemporanea sinistrella italiana, subito lo additate al mondo come il “solito fascista”.
Sono vent’anni che urlate agli altri: fasciti/leghisti e sono vent’anni che ricevete dal popolo cui vi rivolgete violente e traumatizzanti sodomizzazioni.
Uno che sia almeno un po’ furbo, ma solo un pochino, se non altro per raccattare qualche voto di compassione, cambierebbe disco e metterebbe, chesso’, un passaggio di un discorso di Obama, il messia nero che voleva fare all’amore e smetterla con la guerra; oppure uno di quei solenni appelli laburisti alla nazione per farla uscire dall’anafabetismo proletario: “Education, Education, Education”.
Che la guerra non sia finita (anzi) e che l’analfabetismo, dopo 13 anni di esperimenti, sia ancora allo stato di prima, non importa: ma almeno si era buttato li’ qualcosa per gli allocchi che tutto sommato, politicamente, “suonava” anche bene.
Ma continuare con il “fascista” e la “caccia al fascista” per dire che lui dice cazzate mentre voi siete la “Verita’” e’ di un ridicolo da morire di pena.
Non solo: siccome l’avversario, dopo avergli dato del fascista, che non guasta mai, ma pecca di fantasia, bisogna anche ridicolizzarlo, esporlo al pubblico ludibrio, sputtanarlo, come ha insegnato, vanamente, Repubblichella 2000, allora si va a cercare il fumetto, la probabile somiglianza grottesca, al fine di ridere un po’ e sentirsi “compagni di lotta” mentre nel salottino di velluto rosso si approfondisce il tema della “globbalisecion”.
Fate pure.
Io quando ho qualcosa da dire la dico; poi se vengo censurato o ridicolizzato o preso per fascista, ve lo dico onestamente, non me ne puo’ fregare meno di una sega.
Ringrazio il proprietario del blog per l’ospitalita’.
Gustavo Ulivi.
Beh, visto che comincio a temere seriamente per la sua salute, stavolta rompo il mio silenzio e intervengo su Gustavo Ulivi.
Ma voi dovete capirlo, lo strollonzone: da quando i suoi insulti e le sue minacce sono state bandite in automatico dal mio blog, ha deciso di frequentare i blog che appaiono nella mia lista per cercare di farsi leggere ugualmente da me e dai miei amici. Lo fa sul blog di Ivan Scalfarotto, ora su questo. Dovete compatirlo, perché sono ormai cinque lunghi anni che prova disperatamente a ricollocarsi al centro della mia attenzione, proprio come un innamorato ormai ignorato, nella speranza di essere riammesso tra i commentatori di Anellidifum0.
A me fa un po’ pietà, perché pensate che incubo deve essere per un nazionalista berlusconiano (i fascisti son cosa più seria) che odia l’Inghilterra con tutto se stesso, aver vissuto e dover vivere – guarda tu – proprio nel seno della perfida Albione.
Caro Gustavo, continua così. Fatti riconoscere, fatti smerdare dove appari. E soprattutto continua a vivere e a contribuire al PIL del Regno Unito, ma mi raccomando: continua a parlarne malissimo e contemporaneamente a succhiare il suo welfare state e i suoi sussidi. Per rientrare nella dicitura di “parassita” ci sono degli obblighi ai quali non ti è dato di sottrarti.
Grazie Shiltian Gastaldi per la tua poco gentile risposta:
vorrei precisare, con il gentile permesso della padrona di casa, che io intervengo in moltissimi blog: solo quelli piu’ ottusi mi censurano. Uno di questi e’ il “blog anti-italiano” di Anelli di Fum0. Uno dei patrioti della “resistenza” anti-berlusconiana che si e’ imposto l’esilio in Canada, che ci magnifica come il paese piu’ avanzato del mondo, ma che passa Natale, Pasqua e vacanze estive di quattro mesi in Italia, perche’ i maccheroni al sugo della nonna “so bbboni”.
Nessun “insulto o minaccia” come ragione del mio “censuramento” dal blog “progressista” del “professorino di Toronto”: Io ero solo una fastidiosa campanella che stonava nel banalissimo conformismo anti-fascista del blog dell’Anellidde. Una campanella che gli rovinava l’applauso. Come Nerone, Anelli di Fum0, adora l’applauso. E chi non lo applaude e’ un fascista.
Una delle cose che piu’ irrito’ del nostro Anellide fu la pubblicazione di un post cosi intitolato:
CARFAGNA BOCCHINARA!
Un giornalista professionista che solo si immaginasse di scrivere in quel modo verrebbe radiato dall’albo e rischierebbe qualche mese in galera.
Ma in Italia……(eccoci con il solito ritornello) nessuno va in galera: non ci va il Berluska, figuriamoci se ci va uno sinistronzo diffamatore come Anelli di Fum0 che si nasconde dietro un blog per sputtanare la gente.
Quello che mi fa piu’ schifo di quel post e’ l’infimo livello cui gente della “sinistra progressista” come Anelli di Fum0 riesce a portare il dibattito politico.
Non desidero affatto essere “riammesso tra i commentatori di Anelli di Fum0″. (Come se per essere definiti “intelligenti” si dovessero superare i filtri di questo partigiano della Resistenza anti-fascista in esilio che di nome fa Schiltian Gastaldi).
Preciso inoltre che “non odio affatto l’Inghilterra con tutto me stesso”: odio, semmai, anzi, odiavo, l’Inghilterra “nuovo-laburista” che faceva i ricchi, ricchissimi, e i poveri, poverissimi. Che leccava il culo di Bush per fare “bella figura” sapendo che non aveva soldi per mandare i suoi soldati in Irak e in Afghanistan. Facendone morire centinaia.
D’altra parte, il disastro dell’amministazione mortadelliana-socialista del Regno Unito e’ sotto gli occhi di tutti: e includo gli occhi di tutti coloro che dell’Inghilterra ci hanno parlato benissimo da 13 anni:
Gli Italians del Peppino Pizzaiolo.
Io non voglio “farmi leggere”. Io voglio solo esercitare il mio diritto di espressione intervenendo con le mie opinioni nella blogosfera. Non ho mai offeso il Gastaldi chiamandolo “culattone”, “frocio”.
Lui invece non si e’ mai risparmiato i “figlio di una mignotta”.
La realta’ e’ che in UK, per mia fortuna, vivo benissimo. Adoravo la Lady di Ferro, come ancora fa una larga porzione del popolo britannico. Se non ci fosse stata Lei, oggi, i G20 sarebbero G19.
L’UK ha attraversato periodi che quelli che le giunte di sinistra hanno fatto passare a Napoli e al Sud in generale sembrano periodi di sviluppo civile, sociale ed economico.
Il Nuovo Laburismo, come sostenevo da anni e anni, ha dato all’UK il colpo di grazia. Avevo ragione.
Non ce l’ho solo con Anelli di Fum0: anche Eugenio Mastroviti e Resto del Mondo mi hanno bannato dal loro blog.
Pensano che io sia un “leghista/fascista ignorante”. Pero’ i “Leghisti Ignoranti” stanno facendo razzia di mafiosi proprio nel Mezzogiorno dal quale il Mastroviti e’ scappato. (e milioni prima di lui)
E il Resto del Mondo, borghesuzza della Milano Centro con la passione per la cucina iper-calorifica, mi giudicava un miserabile “salumiere di Soho” (mica male per una che lotta per il popolo!) perche’ facevo notare a lei, “Alice nel Paese delle Meraviglie”, da poco sbarcata nel paese piu’ avanzato del mondo, che quello che vedeva di “straordianario”, “insuperabile”, “che in Italia ce lo sognamo” non era oro e non luccicava affatto. Era debito pubblico socialista.
Avevo ragione.
Auguro ad Anelli di Fumo una meritata vacanza: Insegnare 2 ore alla settimana l’Italiano all’Universita per Adulti di Toronto dev’essere massacrante; passare 12 ore al giorno davanti al suo “blog” dev’essere un’impresa erculea. La vacanza ci vuole.
E ringrazio Francesca Romana Capone per l’ospitalita’.
(Se non vuole che il suo bog faccia la fine di quello di Anelli di Fum0, ascolti il mio consiglio: dia spazio alle voci della critica e del dissenso. Non chiuda il suo blog entro lo spazio del monotono conformismo di sinistra anti-berlusconiano; lo renda “diverso”. Il blog di Anelli di fum0 e’ morto proprio perche’ “diverso” non e’).
non censuro nessuno ma non voglio nemmeno che il mio blog diventi vetrina per parlare e sparlare di qualunque unghia incarnita di chicchessia.
@gustavo: sarai sempre il benvenuto, ma ti prego di mantenerti sul tema del post. altrimenti per scrivermi in privato c’è l’apposita finestra. e per parlare in pubblico si può sempre aprire un proprio blog.
in ogni caso, resto convinta che alcune affermazioni, sulle quali dissento profondamente, siano autoevidenti e non necessitino di censura alcuna.
Ho letto solo le ultime due righe dello sbanfo di bile dello strollonzone. Definiresti morto un blog che ha oltre 1.000.000 di click?
Io no. Inoltre strollonzò, ti ricordo: in sei anni sei l’unico a essere stato messo in bando perpetuo e automatico. E non certo per le tue idee berlusconiane, ma perché scrivi il falso, diffami, insulti e lanci minacce. Come quando riassumi la vicenda sulla Carfagna, che è ben diversa da come la riporti tu. Sei libero di continuare a cantartela come meglio preferisci, ma appunto fuori dal mio blog. E ora torno a ignorarti.
Grazie, Francesca Romana Capone per la gentile ospitalita’.
Mi “manterro’ ai topic del post”. Te lo prometto.
Concordo che in un blog di sinistra le opinoni di un elettore di destra siano “auto-evidentemente”….” fasciste “, ma almeno la censura, tu, intelligentemente, la lasci fare ai fascismi rossi che popolano ancora il globo e trovavano nei “governi mortadella” entusiasti estimatori.
Quindi mi congratulo per le tue aperture democratiche che ti qualificano, come Ivan Scalfarotto, nel cui blog intervengo mettendo i puntini sulle “i” ogni qualvolta sento uno spiffero di provincialismo italiano in libera uscita, come un blogger intelligente e multi-opinionista.
Che balle leggere quei blog dove tutti si danno ragione e si complimentano fra loro: “Bel Post!….Bell’intervento!….Condivido appieno…..aggiungo solo, per completezza…..”
Quando poi arriva uno che si sogna di dire: “Secondo me i leghisti amministrano abbastanza bene, assai meglio, per esempio, dei “comunisti” napoletani (se non altro perche’ non sono mafiosi) , subito ti assaltano e ti dicono che ti sei dimenticato “il complotto demo-pluto-giudaico-massonico”.
Insomma qui c’e’ ancora gente (Anellidi, in genere) che tira fuori la P2, il “craxismo” mafioso, le Mani Pulite di quel forcaiolo di Tonino di Pietro (idolo anelliano) e le mani pulite della Sinistra italiana.
Diamoci un taglio: fa un po’ pena.
Almeno Ivan Scalfarotto si sforza di capire perche’ la Sinistra si dissolve senza idee e senza progetti. E riflette su quello che gli scrivo. Un paio di volte gli ho suggerito di andare a leggere il blog di Anelli di Fum0 per capire le ragioni profonde della progressiva estinzione del “socialismo alla mortadella”. Forse lo ha fatto, ma essendo un gentiluomo non infierisce sul mezzo cadavere morente dell’amico e compagno di lotte.
D’altra parte, da quando il Resto del Mondo ha adottato le regole del mercato, spesso schiavizzando i poveri operai, diventa un po’ difficile aspettarsi dalla Fiat una politica industriale economicamente competitiva e nello stesso tempo sensibile alle ripercussioni “sociali” delle sue difficilissime decisioni.
Qualcosa bisogna cedere: il sacrificio e’ necessario. E’ esattamente quello che Conservatori e Liberali britannici ripetono da un mese ad un popolo disperato, indebitato fino al collo, per fargli ingoiare una delle pillole piu’ amare nella Storia moderna del paese.
Cioe’:
“…Se ci rimettiamo in carreggiata e riassestiamo la barca, se digiuniamo come fachiri oggi e ci accontentiamo di un miserabile ovetto sodo, domani, con l’aiuto di Allah e del liberismo economico, avremo una gallina bella grassa da fare allesso per riempirci tutti la pancia felici e soddisfatti. Il tempo di un governo che si fa prestare il danaro per fare politica… “sociale” e il tempo dei sudditi che vivono sul credito e’ finito. Le decisioni che prenderemo sono un-avoidable (inevitabili)… ”
E con esso il socialismo allegro alla Mortadella – aggiungo io.
E’ scontato che il socialismo britannico subito cerchi di solleticare le corde proletarie della nazione chiedendo che i sacrifici li facciano…i ricchi.
Ma ormai il disco si e’ rotto anche nella patria del Nuovo Socialismo della Cool Britannia : era un gigantesco bluff e non se lo caga piu’ nessuno.
P.S.
Solo un appunto ad Anelli di Fum0, ma non mi risponda qui, perche’ stiamo abusando della padrona di casa: lo faccia sul suo blog: mi dedichi un post:
“Gustavo Ulivi: Il Trollonzone Fascista!”. (per esempio)
Gli sarei grato se pubblicasse qualche esempio in cui ho “scritto il falso, diffamato, insultato e lanciato minacce”.
Il suo vecchio blog raggiunse il milione di clicks, e’ vero. (almeno se gli vogliamo credere sulla parola).
Ma sono stati 6 anni di anti-berlusconismo e anti-italianismo pietoso (interrotto solo dal Campionato del Mondo di Calcio durante il quale, dice il Gastaldi, 60 milioni di Italiani si sentono “Popolo”: fascisti e comunisti uniti nella lotta… per la Coppa: “una zenzazzzione ztupenda!”.
Perfino un avversario politico “donna” e’ stato fatto oggetto, in quel periodo, di un vomitevole apprezzamento razzio-maschilista : “Carfagna Bocchinara”!
Lo stile e’ esattamente quello dei razzisti bianchi che urlavano “nigro” agli essere inferiori quando il Mississipi bruciava!
Lasciamo queste scemenze alle parate di Piazza Navona: le parate che portano voti al Berluska e soldi in tasca al “cinema progressista d’avanguardia”.
Per fortuna il “venticello della calunnia” gratuita, stupida e controproducente sta smettendo di spirare. Anche Repubblichella 2000 comincia ad averne le palle piene. Non tira piu’.
E cosi anche il nuovo blog di Anelli di Fum0 non tira piu’ e deve accontentarsi di un paio di clicks al giorno: un passo avanti verso una blogosfera piu’gggiustaeddemocrattica, senza faziosa bile “comunista” da vomitare sulla tastiera.
E quando parlo di tastiera, mi riferisco anche a quella dello Zuccone di Repubblica: uno che quando il Berluska va all’altro mondo per ictus cerebrale, lui fa un colpo e lo segue nella tomba. (Senza di lui non potrebbe vivere!) Eh Eh Eh
Gustavo Ulivi