giugno 18

Mi è scesa una lacrima, proprio come fosse un amico. È raro sentire la morte di un personaggio pubblico come una perdita personale. A me è successo, prima, solo per De Andrè. E oggi per lui, per Saramago. Nato il mio stesso giorno di qualche decennio prima, nel paese che amo. Vissuto nell’impegno. Guida letteraria e umana come non ne restano più molte.

Nel 2002 ho attraversato il Portogallo da nord a sud con il suo Viaggio in mano. Una grandiosa dichiarazione d’amore per la sua terra che mi ha consentito di scoprirne angoli appartati, nascosti all’ingordigia dei turisti. La sua capacità evocativa e onirica ha fatto di ogni pietra che ho incontrato un viaggio a sé.

Ma è nella sua letteratura che mi sono persa. Nelle pagine dense, fluidificate dall’assenza di punteggiatura. Nelle voci dei personaggi che si intrecciano tra loro e con quella del narratore senza soluzione di continuità. Nella sua etica che non si fa mai moralismo. Sono le storie stesse a rendere evidente il suo amore per l’umanità e il suo impegno contro l’ingiustizia e le disparità. La sua caparbia ostinazione contro la resa.

Quella stessa ostinazione che ne ha fatto anche il portavoce di molte battaglie. Ateo militante, ha restituito dignità alla parte umana della religione. Comunista irriducibile, ha inveito contro tutti i caporioni del mondo, mettendo in guardia contro le tendenze fasciste di Bush. E di Berlusconi.

La sua visita in Italia, nell’autunno scorso, aveva suscitato polemiche. Io ho fatto due ore di fila per guardarlo negli occhi, per ammirarne le incredibili mani – lunghissime, espressive. Per sorprendermi dell’amore senza vergogna che lo univa alla moglie Pilar, che ora chissà come soffre. Una serata strana, che mi ha lasciato un senso di fratellanza per chi mi sedeva accanto, nel teatro gremito, ad applaudire con un senso di liberazione le sue parole. Poche, mirate, precise.

Mi mancherà e mi mancheranno i suoi libri. L’ultimo, Caino, non l’ho ancora preso. Sarà strano pensare che non ce ne saranno altri. Mi ha accompagnato per quasi vent’anni e ha una parte importante nel mio primo romanzo, quello che ancora non è stato pubblicato e che forse non lo sarà mai. Certo ha avuto un’influenza sulla mia scrittura, non facile da definire ma profonda.

Proprio oggi, ho pensato. Oggi che ho ripreso a scrivere, decisa a finire il mio romanzo. E forse scrivere è proprio l’omaggio più grande che gli si possa tributare.