novembre 4

Genova mi risveglia le parole. Anche in questo periodo in cui le energie sono come succhiate via dalla continua corsa quotidiana. E anche la voce si spegne prima di arrivare alle labbra o alle dita. Ma questa settimana nella mia ‘città dell’anima’ mi ha come sempre riempito di cose belle, che chiedono di respirare nella scrittura.

È una Genova intima quella che ho vissuto in questi giorni. Una Genova degli interni delle case. Di quegli appartamenti che coincidono così precisamente con chi li abita.

Prima la mansarda arrampicata sopra il Carmine di Bruno e Claudia. Legno, libri, gatti. Ma anche abbracci, affetto, calore. E risate, tante. Ironia e auto ironia che attraversano come una corrente quel loro rapporto e subito ti trascinano nel gioco. E una serata strette sul divano davanti a un film, Julia, sull’amicizia femminile. Claudia, Stefania ed io a masticare cioccolata e dolcetti con occhi lucidi mentre Bruno va avanti e indietro cercando di mettere insieme una valigia.

E poi i giorni passati a casa di Stefania. Le foto bellissime – scattate e sviluppate da lei – sulle pareti o nelle bottiglie. Quel tocco di eccentricità nell’appartamento che è così tanto suo. Le nostre colazioni e le nostre cene con le bottiglie che si svuotano presto, tra luccichii di lacrime e risate. Le dormite nel ‘lettone’ come con le amiche durante l’adolescenza, ognuna col suo libro sul comodino.

E poi il pranzo del primo novembre, sempre a casa, con un manipolo di amici e quella meravigliosa zuppa gallurese. Il vino rosso e le castagne a fare autunno anche se fuori il cielo è troppo azzurro e l’aria troppo mite.

Ancora, la casa di Tiziana e Paolo, arrampicata sulla collina di Righi, con la terrazza che spazia su tutta la città, sulla costa di ponente, sul mare immenso. Lì io ho dormito nella loro prima giornata dopo il trasferimento da Roma, tra scatoloni e leccornie miracolosamente cucinate da Paolo in mezzo a quella precarietà da trasloco. E ora la casa è casa. Ritrovo i loro segni, la loro impronta, la loro forma nelle cose.

Poi, come sempre, Genova è stata tanto altro ancora. Gli amici su tutto. Ma anche giornate terse e ore strappate agli incontri per scappare sulle ‘mie’ chiatte a leggere cullata dal mare. E libri, tanti libri. Regalati, comprati, da regalare. Un bagaglio di parole che faticherò a far scendere dal treno.