Uno scrittore
Per scrivere un libro bisognava essere un mago, o uno stregone, o un alchimista, per impadronirsi di un’esperienza, reale o immaginaria, e servirsi delle parole per ricrearla sulla pagina scritta.
Parola di Bunker. Ladro, truffatore, delinquente, canaglia. E scrittore. Maledettamente scrittore. Che ti chiedi come sia possibile che un uomo che ha passato metà della sua vita adulta in galera, in mezzo a una violenza inaudita, parte di quella stessa violenza, come sia possibile dico che quest’uomo sia così inequivocabilmente uno scrittore.
E lo è ancor di più quando quella che mastica e risputa sulla pagina è la sua, di vita. Ho finito da poco Come una bestia feroce e ora sono immersa in Educazione di una canaglia, la sua autobiografia. Libri zeppi di verità ma anche ricchi di scrittura. Senza fronzoli e senza orpelli. Scrittura di testa e di pancia, lontana anni luce dal cuore.
Eppure, quando sfiora il tema della scoperta della scrittura, Bunker ha un guizzo, un soprassalto di emozione. Segno della sua vocazione. Quest’uomo è stato una canaglia. Ma è stato anche, e soprattutto, uno scrittore.