marzo 2

In questi giorni sto leggendo, con grande sofferenza, La banalità del male della Arendt. Non è lettura semplice proprio perché scevra da qualsiasi indulgenza all’emotività. La burocrazia dell’orrore è allora lì, presente, vera e nemmeno troppo lontana da tante disumanità contemporanee.

Ecco, mentre sono aggredita dai brividi di questa discesa all’inferno così “quotidiana”, mi sono imbattuta in un articolo che mi ha gelato il sangue. Un regista israeliano, Chanoch Zeevi, ha realizzato un documentario dal titolo “I bambini di Hitler”, intervistando i discendenti dei nazisti.

Tra le storie riportate nell’articolo, quella che mi ha sconvolta riguarda la pronipote di Goering, Bettina, che, stando a quanto riportato dal giornalista, avrebbe dichiarato: “Io e mio fratello ci siamo fatti sterilizzare per non creare altri Goering “.

Ciò che trovo tragico è che questa donna, in qualche modo, si comporti proprio come i nazisti, considerando i suoi geni “malati”, temendo di poter trasmettere ai suoi figli la mostruosità dell’avo. Proprio come il regime hitleriano ha ritenuto di dover sterilizzare i malati di mente, depurare il Reich dal sangue ebraico, eliminare gli omosessuali.

Per fortuna non manca un accenno a una storia ben altrimenti significativa. Katrin Himmler, pronipote del capo delle SS Heinrich Himmler, sposata con un ebreo figlio di un sopravvissuto all’Olocausto. “Non ho mai avuto paura del fatto che il sangue malvagio di Heinrich scorra nelle mie vene, un giorno racconterò a mio figlio tutta la storia”.

Perché è troppo facile dare la colpa al sangue. Come sapeva bene anche la Arendt.