febbraio 10

Tua mamma ride con gli occhi. Di questo ti accorgerai subito.  Quando, ancora legato saldamente al suo corpo, ti poggeranno sul suo seno. E le regalerai, così, una delle emozioni più grandi della sua vita. Non è lo stesso sai, Alessio, sentire tuo figlio nella pancia, quasi parte di te, e poi vederlo lì, sporco e miagolante, congestionato e affaticato dal primo incontro con la vita.

Anche degli occhi grandi di vetro trasparente di tuo padre ti formerai un’idea. Ma di lui, soprattutto, le mani e il torace spazioso ti accoglieranno nei tuoi primi giorni. E l’odore di un caldo di pelle umida di latte del seno di tua madre. E le ombre e i suoni non più attutiti dall’ovatta del liquido. Riconoscerai le voci dei tuoi genitori, mischiate di accenti diversi e pastosi. Vocali aperte come finestre al sole nel siciliano di tua madre. Suoni liquidi che scivolano sulle doppie consonanti nell’italiano colorato dal rumeno di tuo padre.

Ci vorranno giorni su giorni prima che il tuo orizzonte si allarghi alla città, ai suoi colori – prima sfumati come dietro una cortina di nuvole, poi più nitidi e crudi. Ai suoni di strade che incrociano continenti e portafogli lontanissimi. All’esplosione di temporali torrenziali che schiaffeggiano la terrazza ai piedi della quale si sdraia stancamente la città. Agli odori di porto e di mille cibi: al fragrante della focaccia calda, al pungente dell’aglio. Presto scoprirai il mare, e ti invidio per questo. Perché sarà tuo da subito, e tu gli apparterrai.

Un pacco tutto nuovo da scartare, il mondo. Per il quale hai sensi intonsi da mettere alla prova.

Noi siamo già più usati, il mondo familiare, anche se spesso estraneo. Mentre ancora ti attardi ad arrivare, qualcuno, oggi, compie gli anni. Non molti, nemmeno pochi. E, pensando a te che vieni, gli auguro di avere, nascosto da qualche parte, uno sguardo come il tuo, che sappia regalargli giorni ancora tutti da scoprire.