Per la memoria un giorno solo non basta
” Ill.mo Signor Rettore
della R. Università di Roma
Sono note le mie idee politiche per quanto esse risultino esclusivamente dalla mia condotta nell’ambito parlamentare, la quale è tuttavia insindacabile in forza dell’articolo 51 dello Statuto fondamentale del Regno.
La S.V. comprenderà quindi come io non possa in coscienza aderire all’invito da lei rivoltomi con lettera 18 corrente relativo al giuramento dei professori.
Con osservanza
della S.V. “
Con queste parole, asciutte e dignitose, Vito Volterra rifiutò, nel 1931, il giuramento fascista imposto ai docenti universitari. Fu uno dei pochi: 12 su oltre 1200. E anche uno dei pochi ebrei: moltissimi giurarono, salvo poi essere messi fuori dall’università nel 1938, con le leggi razziali.
Oltre ai grandissimi meriti scientifici, grazie ai quali almeno certe ristrette elite lo ricordano ancora, Volterra è stato un grande organizzatore delle istituzioni scientifiche italiane e un senatore del regno a partire dal 1905. Eppure provate a chiedere in giro chi ha fondato il CNR: nove su dieci vi risponderanno Marconi, che ne fu invece il successore alla presidenza grazie alla sua adesione al regime.
Ciò che impressiona è che la sistematica opera di rimozione dalla memoria collettiva che il fascismo ha operato con Volterra e con molti altri, sia di fatto sopravvissuta al regime. Della sua morte nel 1940 fu vietato di dare notizia ufficiale e i funerali si svolsero in forma privata. E quasi in forma privata se ne conserva oggi la memoria.
In questo periodo sono – per fortuna – immersa in un contesto che ricorda lo scienziato e l’uomo. Ma se metto il naso fuori, mi accorgo che di Volterra, come chissà di quanti altri, il paese si è dimenticato. Ben vengano le giornate della memoria, allora, se non altro perché ci si possa interrogare sul rischio di perdere eredità preziose come quella di quest’uomo.
Per chi fosse curioso, un schizzo biografico è qui.
Grazie per il ricordo di un grande scienziato e ancor più grande uomo.
A volte si dice che il nostro paese non ha memoria. Non sono d’accordo, ricordiamo benissimo, è ciò che ricordiamo a fare la differenza. A Nicola Pende, uno degli ideatori del Manifesto della Razza, tanto per dire, è dedicata una scuola.
Proprio in quest’ottica si spiega bene la scarsa memoria su Volterra. I matematici antifascisti di maggior calibro durante la guerra muoiono o superano l’età della pensione. I loro allievi sono tutti fascisti (altrimenti non sarebbero potuti entrare in Università). Dopo la guerra hanno solo voglia di non rivangare, di ricordare in maniera distorta. Senti come commenta Magenes, giovane matematico, reduce da Dachau, il congresso UMI del 49. “Speravamo fosse usata qualche espressione forte nei confronti delle persecuzioni razziali fasciste. Invece nel discorso di Bompiani fu detto solo quanto segue: al piacere che ci procura la presenza tra noi di illustri matematici che, passata la bufera che li aveva allontanati, sono ritornati a dare all’Italia il contributo del loro impegno”.
E’ stata una bufera. Una perturbazione atmosferica. Chi poteva averne colpa? Questa non è mancanza di memoria, è cattiva fede. Nell’Università che aveva posti di potere prima della guerra li mantenne, salvo rare eccezioni, invariati anche dopo.
Voglio aggiungere un ricordo di un matematico che non fu nè grande nè geniale, l’anconetano Renzo Lucaroni, assistente a Roma negli anni ‘30 e primi ‘40, studente di Volterra. E’ uno dei tre matematici presente ai funerali di Volterra. L’unico non ebreo. Non ha la tessera del partito fascista e non farà mai carriera. Fu semplicemente una persona coerente e con la schiena diritta. Difetto allora, e anche oggi, imperdonabile.
ciao
Grazie Nicola, commento prezioso il tuo. E davvero triste, purtroppo…