gennaio 24

E poi ho visto i tuoi libri di cucina. Allineati in bell’ordine sulla mensola, i dorsi colorati con tinte che, da sole, invitano all’assaggio. Chissà perché proprio i tuoi libri di cucina, tra tutte le immagini che avrebbero potuto sostenere un ricordo. E il senso di familiarità, di intimità della casa. No, non della casa; di me in quella casa.

E, senza soluzione di continuità, l’opuscolo scivolato dal libro di ricette di mia nonna. Una copia così vecchia del Talismano della felicità da aver bisogno quasi di un dizionario per comprenderne le parole: cibi ormai scomparsi, metodi di cottura oggi impensabili, pranzi di otto portate… Quarta edizione, XII anno dell’era fascista, 1934.

Quel libro si è arrampicato sui miei scaffali quando i miei nonni si sono trasferiti nella casa di riposo. Ormai quasi alla fine mio nonno, con ancora diversi anni di confusione davanti mia nonna. La casa svuotata prima di essere venduta ci ha regalato la strana libreria. Non erano intellettuali, loro, affatto. Nonno non leggeva quasi nulla, ma faceva parole crociate. Nonna leggeva gialli e romanzoni da cassetta.

Io i libri non li so buttare. Perciò ho dato casa anche a una buona quantità di ciarpame. Con delle eccezioni: diversi Maigret, il bellissimo Il danno, il sorprendente Lucrezia Borgia. E questa edizione del libro di Ada Boni che, quando ho sfogliato la prima volta, ha lasciato scivolare ricette scritte a mano da mia nonna e un opuscolo del 1949 dal suggestivo titolo Utilita e benessere – consigli di vita pratica. Così, senza l’accento.

Lo ho qui tra le mani mentre scrivo. Gli autori sono studenti di medicina che – come scrivono nell’introduzione – si preparano a “scalare l’erta dell’avvenire” con il loro “fardello di scienza e senza il becco di un quattrino”. Così hanno stampato questo opuscolo per guadagnare qualche soldo.

Un testo di “divulgazione scientifica” che offre un dizionarietto di pronto soccorso (ma la grandissima parte è dedicata ai rimedi contro l’avvelenamento da varie sostanze) seguito dalla sezione “Come togliere le macchie” (anche qui di ogni tipo). C’è poi – e ci si chiede perché e perché qui – la sezione dedicata alla preparazione di Cocktails (e lo Strega, che mio nonno amava tanto, la fa da padrone) per finire con le utili istruzioni sul tema “Come bisogna lavare le stoffe”.

Come era arrivato nelle mani di nonna? E nelle pagine del Talismano? Mistero. Ma il tomo di Ada Boni è anche un filo con il ramo materno della famiglia. Mia madre aveva il suo, degli anni ‘70 direi. Nel ‘97, quando sono andata a vivere con Sergio, ho chiesto in regalo il mio. Lo stesso libro così diverso. Cambiano i termini, i gusti, le preparazioni. Cambiano gli anni e la disponibilità. Cambiano le donne della mia famiglia che lo sfogliano – tre donne che non potrebbero essere più diverse tra di loro.

Buffo. Non ricordo se c’è anche questo tra i tuoi libri di cucina. Il fatto è che per me è IL libro di cucina. Così lo associo a ogni ricetta che mi capita tra le mani. Per cui vedi come mi hai portato lontano? A bighellonare in una casa romana del 1934 e poi poco dopo la guerra, nel ‘49, grazie agli studenti squattrinati. Ancora, vent’anni dopo, nella prima casa dei miei genitori, quella che non ho mai visto e dove non ho mai vissuto. Fino al mio monolocale di Testaccio dove non c’erano i termosifoni e passavo ore a cucinare.

La madeleine di Proust l’abbiamo assaggiata tutti, la sbocconcelliamo spesso in quei lampi stimolati da un oggetto, un suono, un odore. Ciò che oggi mi impressiona è che la mia memoria si fa più profonda.

Come se al mare nuotassi verso il largo.