Scelta e libertà
L’uomo libero è colui che esercita la volontà senza arbitrio. Crede nella realtà, vale a dire che crede nel legame reale della dualità reale io-tu. Crede che vi sia una destinazione, e crede che questa abbia bisogno di lui: essa non lo conduce, lo aspetta; egli le deve andare incontro: pur non sapendo dove sia, sa che deve mettersi in cammino con tutto il suo essere… Presta orecchio a ciò che avviene da sé, al cammino dell’essere nel mondo, non per esserne portato, ma per realizzare l’essere – che ha bisogno di lui – come vuole essere realizzato, cioè con lo spirito e l’azione dell’uomo, con la sua vita e con la sua morte. L’uomo crede, dicevo, ma con ciò si intende: l’uomo incontra. (Martin Buber, Il principio dialogico)
Essere consapevoli che il mondo ha bisogno di me. Della mia vita che si traduce in azione e, soprattutto, in relazione. A volte basta un frammento, poche frasi estrapolate e suggerite da un amico, per mettere in moto il pensiero. In questo caso il mio, di pensiero, si è servito della ‘pancia’. Di parole che si sono fatte sentire prima ancora di farsi capire.
E poi hanno preso vita nei giorni. E solo allora sono tornate a risuonarmi, a rivelarmi un senso. Non ‘il’ senso: poche parole tirate via da un testo possono solo essere frammento, spiraglio, buco della serratura attraverso il quale spiare. Ma un senso per me, per la mia vita di questi mesi, giorni, minuti accumulati in un tempo che mi appare dilatato, lungo, interminabile.
Cos’è la libertà senza arbitrio? È la libertà che scelgo, la consapevolezza che non si affida al caso e non si lascia trascinare dagli eventi. E l’uomo libero ‘crede nella realtà’, è ben saldo a terra, ancorato alla vita. Ma pensa anche che ci sia una ‘destinazione’. Non un destino: il fato statico e muto che ti attende. Ma una destinazione, un punto di arrivo alla fine di un percorso.
E il percorso è la vita. ‘Sa che deve mettersi in cammino’ – che bela questa frase, quanto ricca. Non è portato, conduce se stesso ma nella relazione con l’altro, con il ‘tu’. E poi quelle parole finali, ferme come pietre a segnare un sentiero: l’uomo crede significa ‘l’uomo incontra’.
Anche l’incontro è un termine dinamico. Vado incontro a qualcuno, a qualcosa, alla vita. E ci vado con tutta me stessa, con spirito libero ma senza lasciarmi andare alla corrente che trascina. Scegliendo, sempre, se lasciarmi andare od oppormi alla corrente. Sapendo che sono libera di compiere questa scelta, ma non ne rispondo solo a me, rispondo anche rispetto a quanti mi vengono incontro. Rispetto al ‘tu’ caldo e affettuoso che, in questa frase, trasfigura l’altro in qualcuno che mi è prossimo, vicino, che mi somiglia.
E che forse, amandolo, mi insegnerà ad amare anche me stessa.