gennaio 14

Il sonno non è una cosa che io conosca molto. Dormo poco, mi sveglio presto, non mi appisolo nei pomeriggi pigri. Dormire, da sempre, è per me una perdita di tempo: nelle giornate sempre più compresse dagli impegni, l’erosione di questi “tempi morti” è un’ancora di salvezza.

Le mie notti sono comprese tra due riti fondamentali. La sera, quando Andrea è finalmente a letto, le mie ore di lettura sono uno dei momenti più belli e rilassanti della giornata. A volte saltano perché magari ho da lavorare, rarissimamente perché ho modo di uscire. Altrimenti infilarmi sotto le coperte con il libro e gli occhiali sul naso, aspettare che il corpo e la mente si illanguidiscano e scivolare nel sonno è una vera meraviglia.

L’altro rito, altrettanto importante, è la colazione. La mia sveglia suona mezz’ora prima del necessario in modo che, mentre Andrea dorme ancora, posso alzarmi, mettere su la macchinetta, tirare fuori i biscotti al cioccolato e sedermi con calma a leggere, sgranocchiare e sorseggiare un caffè forte. Poi la prima sigaretta della giornata, sempre con il libro sotto il naso, prima di infilarmi nel caos delle mie giornate.

Tra questi due riti di solito intercorrono 5-6 ore di sonno. Più che sufficienti. Anche perché sogno molto, faccio sogni complessi e interessanti.  Insomma, non mi annoio nemmeno tra le braccia di Morfeo. Questa è la mia “normalità”.

Adesso sono un paio di mesi che, per motivi vari, non riesco a dormire più di 4 ore a notte (ma più spesso sono 3). Lavoro, cose da fare, Andrea con la tosse… Tutto salvo l’insonnia. Perché se potessi andrei in letargo. Io, che ho disprezzato il sonno per 35 anni, mi butterei su un letto per sei mesi. Sperando di non sognare nemmeno ma solo di dormire dormire dormire…

Mi capitano cose buffe. Mi addormento seduta (la sera della vigilia di Natale, intorno alle dieci, sono caduta in un sonno profondo su un divano, ma ieri sulla sedia girevole alla scrivania!), crollo con la faccia nel libro prima di riuscire a sfilarmi gli occhiali, vado in catalessi mentre gioco con Andrea. Se allento un minuto la vigilanza, mi addormento anche mentre parlo o lavoro.

E non riesco neppure più a svegliarmi la mattina. La radio gracchia un GR ai miei sogni, alzo la palpebra mezz’ora dopo e da lì sono corse fino alle 2, le 3 di notte. E questo mi crea una grandissima confusione in testa, mi fa saltare il calcolo del tempo, mi rende svagata e disattenta.

Per dire: leggo sul computer che sono le 11. Per il mio metabolismo è l’una di notte. Quel momento in cui, in genere, ho abbastanza sonno da crollare nel giro di pochi minuti. Che dico di pochi minuti? Di secondi addiritt…

(Giuro che, quando ho scritto il post, questo non l’avevo ancora letto!)