Grandi editori?
Nel volgere di pochi giorni ho finito di leggere due romanzi pubblicati da altrettanti “grandi editori” italiani. Per motivi diversi, entrambe le letture mi hanno scatenato una rabbia profonda. Non citerò i libri in questione perché non è importante per queste righe. Però voglio spiegare i motivi della mia rabbia che si fonda su scelte editoriali che trovo quanto meno discutibili.
Il primo dei due libri, in ordine di lettura, è un brutto romanzo scritto da un autore “di grido”. Ora, un romanzo può sembrare brutto a me e splendido a qualcun altro, per carità. Ma in questo caso c’è un tale carico di luoghi comuni e metafore trite da lasciare allibiti. Insomma, sarebbe bastato un editor mediocre per intervenire e rendere quanto meno più digeribile il polpettone. Nessuno lo ha fatto. Evidentemente ciò che contava era pubblicare il testo, a prescindere dalla sua qualità, sapendo che avrebbe venduto per via dell’autore.
Il secondo romanzo è invece molto bello, complesso, intenso. Sempre che si riesca a far lo slalom tra gli errori di traduzione e quelli di editing, tra i refusi e gli scambi di nomi. Da non credersi. In questo caso, un testo di qualità (almeno a mio parere) è stato massacrato dall’incuria editoriale, dall’editor al traduttore, giù giù fino al correttore di bozze.
Ora, come dicevo in premessa, si tratta di due case editrici grandi. Che, quindi, non hanno alcun problema a pagarsi un traduttore decente o un correttore di bozze. Evidentemente non è la qualità che interessa, né in termini di contenut né, tanto meno, di forma. Bisogna vendere prodotti, come fosse il supermercato, per cui si spara la copertina, si stampano fascette ridicole e via con altri trucchetti di marketing da quattro soldi. Con buona pace di chi, come me, nei libri cerca altro.
Si fa un grande sproloquiare in giro di quanto poco gli italiani leggano. Vero. Ma altrettanto vero è che ciò che viene propinato su larga scala spesso è di qualità mediocre. I piccoli editori, che pure rappresentano una realtà molto viva e interessante in Italia, sono strozzati dai costi, soprattutto di distribuzione. È sempre più frequente che i nobel per la letteratura siano tradotti, in Italia, da editori sconosciuti, per essere acquistati dalle “grandi” solo a consacrazione avvenuta.
Io faccio parte della ristretta schiera dei cosiddetti “lettori forti”: se un libro mi interessa lo compro anche su internet, lo cerco nelle librerie dell’usato, tento di procurarmelo ad ogni costo. Ma la maggior parte delle persone legge non più di una decina di volumi l’anno. Che in genere acquista perché ne ha letto su giornali a grande diffusione o perché ne ha visto dieci file in bell’ordine sugli scaffali di tutte le librerie. È troppo chiedere che questi volumi siano almeno scritti in italiano corretto?
Fossi in te scriverei una scheda con tutti gli errori del secondo libro, da spedire poi al responsabile narrativa straniera della casa che lo ha pubblicato. Mettigliela come contributo tuo al miglioramento della successiva edizione, gratis, per il solo gusto di vedere quel bel libro non massacrato dall’incuria della casa editrice.
In questo caso specifico purtroppo non posso proprio…