Genova per me
Di Genova mi porterò dentro gli amici.
Giorgio, che attraversa le strade e ogni viso è un saluto e una storia che si apre come una porta. Andrea, con la sua cortesia antica, che da trent’anni vive con i libri e mi circonda di calore, facendomi sentire che al ritorno sarò la benvenuta. Manuela, nella sua nuvola rossa di capelli, che guarda la città dal mare cullata dalla barca col più bel nome che si possa immaginare: Etica. Marina, con la sua vitalità esuberante e la sua passione per le parole. Stefania, con il suo sogno realizzato nella piccola libreria tra i vicoli. Maurizio, con la sua voce calda e fremente mentre legge pagine di Patrizia. Fanny e le sue parole emozionate ed emozionanti dall’altro capo del telefono.
Amici nuovi, legati da un filo sottile che passa per le pagine dei libri, che inanella frasi e caratteri e pensieri come perle di una collana. Un filo sottile ma più forte di una catena, tanto più profondo delle labili conoscenze quotidiane.
E un amico ‘vecchio’, Federico, visto con altri occhi ora che il suo meraviglioso sorriso si colora dei toni della sua terra, del turchese del suo mare.
Di Genova mi porterò addosso gli odori.
Le note delle spezie orientali e l’acre del sudore. Il profumo della focaccia appena sfornata e l’accento pungente del piscio. L’essenza da quattro soldi della battona e il misto di salsedine e pesce che sale dal porto.
I mille odori che ristagnano negli stretti carruggi e non trovano uno sbocco. E ti restano appiccicati alla pelle, intridono i capelli, ti entrano dentro portandosi la storia e la memoria della città.
Di Genova mi porterò negli occhi le visioni.
Le prospettive di una città vetusta e nuovissima. L’intrico sporco e vivo dei carruggi e gli immensi spazi moderni del porto antico. Pagine di storia che si sfogliano senza soluzione di continuità in una diversità che è la sua ricchezza. Vicoli che ritagliano immagini minime e colline che si affacciano su un mare largo e scuro.
Squarci di vita pulsante che ritrovo negli scatti di Federico, turista nella sua terra, con occhio insieme affettuoso e distaccato verso una città sudicia e superba.
Di Genova mi porterò nelle orecchie i suoni.
Le voci di mille lingue mescolate e la risacca stanca del mare in porto. Le campane e i litigi in strada. Un motorino che guizza tra i carruggi e un cane che uggiola.
E su tutto la musica di De Andrè. Da Tassio in via del Campo, ma quasi dissolta nell’aria, mentre ti muovi in una città che è lo specchio esatto di quella sensibilità. Una città che canta la bellezza del piccolo e del povero, del disgraziato e del delinquente.
Da Genova mi porterò la voglia di tornare.