agosto 22

Il silenzio è una coltre pesante.

Pesante ma piacevole per chi, come me, l’ha sollevata da anni. Con un gatto, un marito e un bambino piccolo a far vibrare ognuno con i suoi suoni le pareti domestiche. Il ronfare tranquillo di Otto e i suoi miagolii acuti di fame. La musica di cui Sergio non può fare a meno – ascoltata dallo stereo o pizzicata sulle corde della sua chitarra. La vocina squillante di Andrea, le sue canzoni e risate, i suoi capricci. È la mia colonna sonora quotidiana, involontaria e necessaria insieme.

Ma in questi giorni sono sola a casa. Padre e figlio ancora al mare, gatto in campagna da mia madre. E ritrovo il silenzio, il mio silenzio, quello che sarebbe la mia scelta qualora potessi farla. Anche il televisore (peraltro poco usato) è rotto. Solo la radio gracchia al mattino per svegliarmi – non sopporto le suonerie, mi fanno saltar su come un pupazzo a molla. Così nel pomeriggio e nella serata, e poi ancora di notte, sono avvolta in questa coperta di non suono che è l’habitat ideale per accogliere le mie attività preferite: pensare, leggere, scrivere.

È nel silenzio che i pensieri prendono vita. Quelli fuggevoli, poco più che immagini sbiadite. Quelli persistenti e solidi come sassi. Quelli che nascono da pagine già scritte. Quelli che danno vita a nuove pagine.